A Catania si rischia seriamente di rimanere ''a piedi'' di... Giustizia. Sulle dimissioni di undici pm catanesi

31 ottobre 2006

La Giustizia a Catania è costretta ad andare a piedi. Una metafora? Manco per niente! Gli 11 magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Catania sono veramente costretti ad andare a piedi perché mancano le vetture, il carburante e anche gli autisti.
''Per protesta contro questa situazione e per problemi di sicurezza'' da tempo gli undici pm appiedati non firmano lo ''schema di accordo di protezione'' inviato dal ministero dell'Interno, e ieri hanno rimesso il loro mandato nelle mani del Procuratore della Repubblica, Mario Busacca.
''Il problema è che ormai nessuno vuole farci più credito'', ha detto Busacca, costretto, ad un mese dalla pensione, ad abbandonare l'aplomb mantenuto anche nei momenti più difficili. ''Abbiamo raschiato il fondo, il prossimo passo è la paralisi e da domani non terremo più udienze fuori città''. ''Ci sentiamo davvero, tutti, stanchi, mortificati e... soli''.

Settantamila euro di debiti sono troppi per qualunque creditore. Anche se il debitore in questione è la Procura della Repubblica di Catania che così, dopo il blocco delle forniture di carta e toner, computer e fotocopiatori, si è vista chiudere le porte in faccia da meccanici ed elettrauti, gommisti e benzinai. Già, le officine meccaniche si rifiutano di riparare i guasti, perché i titolari vantano crediti per oltre 35 mila euro, la stessa cosa accade con la benzina, che i magistrati pagano di tasca loro per andare a lavorare. Il distretto giudiziario di Catania comprende anche le Procure di Siracusa, Ragusa, Modica e Caltagirone.

''Preso atto delle continue e perduranti gravissime disfunzioni riscontrate - hanno scritto gli 11 pm della Dda di Catania in un documento inviato al procuratore capo e al ministero della Giustizia - la carenza di personale tecnico e le condizioni fatiscenti ed obsolete delle autovetture blindate utilizzate non consentono di adeguatamente salvaguardare la nostra incolumità, né, tanto meno, di garantire un corretto svolgimento dei compiti istituzionali''.
''Ognuno di noi - ha spiegato Ignazio Fonzo, tra i 'vecchi' della Dda - ha anticipato di tasca propria somme non indifferenti per la benzina necessaria alle trasferte d'udienza a Siracusa, Caltagirone, Ragusa. Ma, ad esempio, per le udienze dell'aula bunker di Bicocca, non è possibile il recupero. Sono soldi a fondo perduto. La mia vecchia Lybra - aggiunge il magistrato - avrebbe bisogno di rifare i freni. Dunque che si fa? Niente, si va piano. Il computer si è sfasciato proprio ieri e non voglio nemmeno per un attimo pensare di aver perso tutti i dati in memoria. Intanto ho dovuto comprare un portatile, a mie spese. Abbiamo chiesto aiuto alla procura nazionale antimafia: ci hanno mandato 20 ticket benzina da 10 euro. Una goccia nel mare''.
Così i magistrati catanesi hanno rifiutato di firmare lo schema di accordo per la protezione, ''dato che le misure per la nostra protezione e sicurezza - ha sottolineato ancora Fonzo - esistono solo sulla carta'', e il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica, non ha potuto che prenderne atto.

Il documento è stato firmato dai sostituti Francesco Puleio, Ignazio Fonzo, Fabio Scavone, Giovannella Scaminaci, Agata Santonocito, Francesco Testa, Iole Boscarino, Alessandro Centonze, Federico Falzone, Pasquale Pacifico, Andrea Ursino.
Il procuratore Busacca, pur comprendendo totalmente la scelta obbligata degli 11 pm, non ha però accettato le loro dimissioni. ''Sarebbe una sconfitta dello Stato - ha detto Busacca - e per questo non le potrò accettare. Certo dovrò limitare l'invio dei nostri pm antimafia fuori da Catania per problemi di bilancio ma soprattutto di sicurezza''. Il procuratore di Catania ha inoltre ricordato di ''avere da tempo segnalato al ministero della Giustizia la grave situazione in cui lavoriamo per carenze finanziarie''. ''E adesso - ha concluso - invierò anche questa lettera dei miei 11 pm della Dda al ministro della Giustizia. Vedremo... Ho respinto le dimissioni e chiesto altri sacrifici, ma non posso chiedere l'eroismo''.

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31 ottobre 2006

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