A Lampedusa è finita la tregua

Maxi sbarco in nottata: soccorso in mare e scortato fino al porto dell'isola un barcone con 347 migranti. Il Cie è stracolmo

02 marzo 2011

La tregua è durata una settimana.  All'orizzonte di Lampedusa nessun barcone nonostante le molteplici preoccupazioni. L'ultimo sbarco di immigrati il 23 febbraio scorso, anche a causa delle cattive condizioni del mare che avevano scoraggiato la partenza di barconi dalle coste nordafricane.
Ma la pausa è finita la notte trascorsa con un maxi sbarco: un barcone con 347 migranti, tra cui quattro donne, è approdato intorno alle 2.30 nel porto dell'isola scortato dalle motovedette della Guardia Costiera. L'imbarcazione, lunga una quindicina di metri, era stata avvistata ieri sera mentre era ancora in acque territoriali tunisine.

A bordo c'erano anche due giornalisti di una televisione tedesca con una telecamera digitale. I due reporter sono stati fermati dalle forze dell'ordine e, dopo un controllo dei documenti, sono stati rilasciati. Un altro sbarco si è registrato invece direttamente a terra a Linosa, la più piccola delle isole Pelagie, dove i carabinieri hanno bloccato 22 extracomunitari.
Con questo ultimo arrivo a Lampedusa è tornato a riempirsi il Centro di accoglienza che in realtà è un Cie (Centro di identificazione ed espulsione). Nella struttura, che ha una capienza di 850 posti letto, erano rimasti solo 218 extracomunitari dopo gli ultimi trasferimenti di ieri con due voli verso i Cpt di Bari e Brindisi.

Nel frattempo, la procura di Agrigento ha iscritto nel registro degli indagati oltre seimila persone per immigrazione clandestina. Si tratta di tutti gli immigrati, per lo più tunisini, approdati a Lampedusa per fuggire alla crisi che sta attraversando tutto il nord Africa. "Siamo costretti a iscrivere tutti nel registro degli indagati", ha confermato il procuratore capo di Agrigento Renato Di Natale, precisando che la procedura è la stessa seguita, ormai da anni, per tutti gli sbarchi di migranti. L'iscrizione nel registro degli indagati di tutti gli immigrati è dovuta al fatto che "al momento in cui arrivano in Italia non hanno alcuno status di rifugiato politico. Quando e se lo avranno - conclude Di Natale - ci sarà il non luogo a procedere".
La Procura di Agrigento ha anche iscritto nel registro degli indagati il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, per l'ipotesi di reato di istigazione all'odio razziale e abuso di autorità. L'inchiesta è stata aperta dopo l'ordinanza emessa dal primo cittadino per evitare "l'accattonaggio e comportamenti non decorosi" e impone il divieto di utilizzare i luoghi pubblici "come siti di bivacco e deiezione". L'ordinanza è stata fatta dopo le proteste dei lampedusani sul comportamento dei migranti ospitati nel Cie di Lampedusa che sono liberi di girare per le strade del centro abitato. Nel 2009, De Rubeis venne processato dal giudice monocratico di Agrigento, per diffusione di idee che incitano alla superiorità razziale perché in un'intervista pubblicata il 5 settembre 2008 da un quotidiano era scritto che lui aveva affermato: "Non voglio essere razzista, ma la carne dei negri puzza anche quando è lavata". Il sindaco venne assolto perchè il fatto non sussiste. Non è stato dimostrato che il sindaco in effetti pronunciò quella frase.

De Rubeis sull'inchiesta aperta nei suoi confronti ha detto: "Non sono razzista. Mi potevo aspettare di tutto ma non questo. A Lampedusa, con l'amministrazione comunale in testa, siamo accoglienti, ci mettiamo a disposizione delle persone che arrivano. Ho solo riproposto specificando meglio alcuni passaggi una vecchia ordinanza del 2009 che era stata studiata insieme alla questura. Ricordo che ci lavorò anche il vicequestore Guarino". "Di queste ordinanze, in Italia ce ne sono centinaia. E' puro buonsenso, altro che razzismo". "Nell'ordinanza non si parla né direttamente né indirettamente di immigrati - ha aggiunto De Rubeis - e poi come si fa ad accusarmi di razzismo quando Lampedusa è di esempio a tutti per come accogliamo le continue andate di immigrati". "Mi sono limitato a riproporre i contenuti di una vecchia ordinanza che trattava di divieti o di vendita dei superalcolici con il 'divieto di accattonaggio e comportamenti non decorosi, utilizzando luoghi pubblici come siti di bivacco e deiezioni'. Mi sembrano cose normali, di buon senso. Come fanno tanti altri sindaci", ha ribadito De Rubeis, chiarendo poi di aver appreso della sua iscrizione da fonti giornalistiche. "Comunque sono sereno, attendo con fiducia le decisioni della magistratura", ha aggiunto sostenendo infine: "Io non sono certo intervenuto su dove gli immigrati possono o non possono andare, per questo c'è il 'pacchetto sicurezza' che dice in modo molto chiaro quali devono essere i comportamenti di cittadini privi di documenti di riconoscimento, da identificare".

La vera preoccupazione del primo cittadino di Lampedusa rimane quella degli sbarchi. "Dopo il maxi sbarco della notte scorsa con 347 immigrati a bordo sono convinto che ne vedremo ancora nei prossimi giorni. E' lo sbarco più numeroso da quando è iniziata questa nuova ondata di arrivi di tunisini. Siamo preoccupati per quello che potrà accadere nei prossimi giorni". "Non si erano ancora visti barconi così grandi - ha detto ancora - e penso che nei prossimi giorni non vedremo più barconi di 20 o 30 tunisini, come invece avveniva nei primi giorni. Oggi doveva essere azzerato il Centro d'accoglienza con la partenza dei rimanenti 216 immigrati ospiti della struttura, invece adesso se ne aggiungono altri 347 e non si sa se ce ne saranno altri".
Il sindaco vuole poi ribadire che "il governo e il ministro Maroni hanno comunque mantenuto la promessa, Maroni aveva detto che avrebbe trasferito entro una settimana tutti gli immigrati da Lampedusa. Fatta eccezione per i 216 rimanenti effettivamente anche se sono serviti più giorni, il Centro si stava svuotando. Adesso bisogna capire quello che accadrà in futuro. Ma certo siamo preoccupati".

E non nasconde la propria preoccupazione nemmeno il ministro dell'Interno Roberto Maroni: "Stimiamo che in Libia ci siano circa 1,5 milioni di clandestini, entrati dai confini a sud, dal deserto. Mi aspetto che non appena la situazione lo consentirà questi riprenderanno la direzione nord verso l'Europa: sarebbe lo scenario peggiore possibile, che prevede movimenti di forse 200.000 persone in fuga" ha spiegato il ministro, riferendo alle Commissioni riunite Affari costituzionali e Affari esteri della Camera sui recenti sviluppi della situazione nel Mediterraneo. "Noi ci stiamo preparando a subire il rischio di un impatto senza precedenti sulle nostre coste. Proprio per questo - ha aggiunto Maroni - l'Italia organizzerà da subito una missione umanitaria in Tunisia per portare viveri e assistenza umanitaria, realizzando lì un campo profughi per consentire alle persone che scappano dalla Libia o dalla Tunisia di sopravvivere in maniera decente per i prossimi giorni, fino a un'altra soluzione".
Maroni ha poi informato che "dei giovani tunisini arrivati in queste settimane, 2.000 circa hanno fatto domanda di protezione e meno di 400 di questi hanno chiesto asilo politico". Dalle interviste fatte, ha sottolineato il ministro, "risulta che quasi tutti hanno dichiarato di voler andare in altri Paesi europei, specie in Francia e Germania". "L'accordo con la Tunisia prevede il rimpatrio, ma le autorità di Tunisi accettano di accogliere solo quattro connazionali al giorno. Se si considera che in queste settimane sono arrivati circa 6 mila tunisini - ha sottolineato Maroni - con questo ritmo ci vorrebbero tre anni per rimpatriarli tutti. Noi stiamo quindi - ha aggiunto - negoziando per avere la possibilità di rimpatri più numerosi, che sarebbero un segnale importante anche verso i tunisini che hanno intenzione di partire".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it]

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02 marzo 2011

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