A Lampedusa gli sbarchi non frenano i turisti

Tutto esaurito negli alberghi dell'isola nonostante l'emergenza immigrazione

26 giugno 2003
Continuano le traversate della speranza dal nord Africa a bordo delle carrette del mare, così come continuano ad atterrare charter pieni di turisti sulla pista dell’aeroporto.
Lampedusa non sta risentendo più di tanto dell’emergenza immigrazione. L'isola è presa d'assalto dai turisti ed i controlli si fanno ancora più serrati, in mare e a terra. L'industria turistica non ha risentito delle notizie sugli sbarchi. I vacanzieri arrivano a fiumi: solo ieri una decina di voli charter sono atterrati sulla pista di Lampedusa.

Niente crisi per questo settore dell'economia, forse l'unico dell'isola. Gli alberghi sono pieni zeppi, i ristoratori riempiono tutti i tavoli ogni sera e la gente che passeggia lungo la via Roma, cioè il corso principale, sembra non sapere nulla di questi sbarchi di clandestini, dell'arrivo di carrette del mare. Non si vedono nemmeno immigrati in giro, uomini di colore. Ce ne sono solo tre dietro altrettanto bancarelle in cui vendono cappellini e parei. I turisti degli immigrati non sanno nulla. Vivono le loro vacanze lampedusane. Non perché non vogliono interessarsi, ma perché in effetti l'emergenza non tocca l'isola ed i suoi abitanti. Investe solo le forze dell' ordine e gli uomini del centro di prima accoglienza che debbono raccogliere sul molo questi disperati spingendoli dentro i furgoni fuori dal paese. Sono scene che si verificano lontano dagli occhi dei vacanzieri, lontano da chi è qui per turismo e del problema non si accorge nemmeno.

Commercianti e operatori turistici criticano i giornali, i servizi televisivi che parlano di sbarchi, di invasione dell'isola. Si spaventano che queste notizie possono rovinare la loro stagione, l'unica - dicono - in cui possono guadagnare per vivere durante tutti gli altri mesi dell'anno. Ma la loro, finora, è una paura ingiustificata. I turisti che ieri arrivavano all'aeroporto e venivano caricati a bordo di comodi pulmini o jeep con aria condizionata e trasportati nei villaggi turistici, nei residence o negli alberghi, dei disperati non sanno nulla, nemmeno che sono rinchiusi accanto alla pista di atterraggio. Un ''campo di concentramento'' lo aveva definito nei giorni scorsi il sindaco. Ma turismo e immigrazione clandestina vivono a Lampedusa in due mondi separati, ciascuno dei quali restano lontano dall'altro.

L'unico rammarico degli operatori turistici è semmai quello di non essere riusciti a fare decollare in anticipo rispetto agli anni scorsi una stagione che comunque si annuncia ancora una volta con il tutto esaurito in luglio e agosto. 

Fonte: Siciliatravel

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26 giugno 2003

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