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A Salemi c'è un sindaco... Sgarbibaldino

Dalle picconate di Capo d'Orlando all'omaggio della garibaldina Salemi

04 agosto 2008

Se in provincia di Messina, il sindaco di Capo d'Orlando prende a picconate la targa di Piazza Garibaldi perché è vergognoso dedicare una piazza ad "un feroce assassino al servizio di massoneria e servizi inglesi" (LEGGI), dal lato opposto, in provincia di Trapani, il sindaco di Salemi Vittorio Sgarbi, al grido "Viva Salemi, Viva l'Italia Unita", ieri pomeriggio si è arrampicato su una vecchia scala in legno del 1860 (gelosamente custodita in una vecchia casa di campagna e per l'occasione "rispolverata") e ha simbolicamente rimarcato con un pennello intinto di inchiostro nero i caratteri di una vecchia lapide commemorativa su Giuseppe Garibaldi, attaccata sulla facciata del Palazzo dei Marchesi Torralta, edificio in cui il generale passò la notte, venendo da Marsala, prima della battaglia di Pianto Romano tra l'esercito borbonico e i Mille.
Attorno al sindaco "Sgarbibaldino", che ha indossato la maglietta rossa con sopra scritto "Eroe dei Due Mondi" (maglietta commissionata dal Comitato nazionale per i festeggiamenti dell'anniversario dell'Unità d'Italia), oltre 100 novelli garibaldini, mentre la banda musicale "Vincenzo Bellini" ha più volte intonato l'Inno di Mameli.

"Il sindaco di Capo d'Orlando - ha detto Sgarbi rispondendo ai giornalisti - potrebbe anche essere giustificato. Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, si chiama 'Lombardo' e questo rende inquietante la sua posizione, così innaturalmente anti italiana. E' evidente che si può immaginare di più per la Sicilia, ma lo Stato italiano ha dato alla Sicilia già tanto. Il Sud non credo debba lamentarsi dell'Italia più di quanto non si sia lamentato dei Borboni. Non si capisce la posizione di Lombardo se non come posizione elettorale. Essendo sindaco di Salemi, non posso non ridare a Garibaldi il suo onore. La Storia non si cancella".

Ora, al di la dell'evidentemente doveroso omaggio che Vittorio Sgarbi ha dovuto fare a Graibaldi, ma principalemente a Salemi che è diventata la sua cittadina, sull'"inquietante" posizione di Raffaele Lombardo si sono pronunciati trenta esimi studiosi tra i quali cinque presidi universitari: quelli delle Facoltà di Lettere e Filosofia di Catania e Palermo, Enrico Iachello e Vincenzo Guarrasi, il loro omologo de La Sapienza di Roma, Guido Pescosolido, il preside della Facoltà di Scienza della Comunicazione dell'Università di Teramo, Franco Benigno e quello della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Messina, Andrea Romano.
Un pronunciamento verso le "deliranti frasi sul Risorgimento" vergato su di un documento che rappresenta la risposta alle polemiche innescate dal picconamento da parte del sindaco di Capo d'Orlando cui è seguita la presa di posizione antirisorgimentale del presidente Lombardo.

Questo il testo del documento degli accademici: "Abbiamo letto le deliranti dichiarazioni dell'onorevole Raffaele Lombardo su Cavour, Crispi, Bixio e l'Unità d'Italia, che fanno seguito a quelle su Omero di qualche mese addietro. Esprimiamo la nostra viva preoccupazione per il modo con cui, ai più alti vertici istituzionali siciliani, si voglia stravolgere la storia d'Italia e della Sicilia".
Tra gli studiosi che hanno firmato il testo, figurano alcuni dei più importanti storici siciliani, quali Salvatore Lupo, Giuseppe Giarrizzo, Ninni Giuffrida, Giuseppe Carlo Marino e Orazio Cancila.
Quest'ultimo, docente di Storia moderna a Palermo, ha usato toni molto duri nel commentare la sortita di Lombardo: "Adesso si sta esagerando. Finché parla un signor nessuno, va bene tutto, ma quando a parlare è l'uomo che rappresenta la Sicilia ai massimi livelli, allora la cosa diventa preoccupante".
Se Cancila ha bocciato senza appello il ragionamento di Lombardo, "storiograficamente assurdo", un suo collega, Ninni Giuffrida, ha accettato la provocazione ma pretende una elaborazione di altro livello: "Le parole del presidente della Regione, però, sono il frutto della convenienza politica. Come potrebbe spiegare, altrimenti, ai suoi elettori un'alleanza innaturale come quella con la Lega. Se ci fosse un interesse reale, si potrebbero stanziare fondi per condurre degli studi seri sulla storia siciliana, e riscoprire momenti fondamentali come la Costituzione del 1812, che abolì la feudalità e s'impose come il modello di una nuova concezione della monarchia costituzionale in tutta Europa".

[Informazioni tratte dall'Ufficio Stampa del Comune di Salemi e da Repubblica/Palermo.it]

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04 agosto 2008
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