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A Salemi (TP) i tesori scoperti durante una campagna archeologica durata dal 2001 al 2004

Gli scavi della ''Northern Illinois University'' hanno confermato la presenza di un centro elimo

28 maggio 2005

Tra il 2001 e il 2004 un gruppo di archeologi della ''Northern Illinois University'' (in questi giorni a Salemi (TP) per effettuare nuovi 'saggi' nell'ambito di una campagna promossa dal Comune e dalla Soprintendenza di Trapani) ha effettuato degli scavi nel centro storico della città, ed in particolare in tre precisi punti: via Cappasanta (con due diversi interventi nella piazza), il cortile interno del Monastero della Concezione e il Castello (con saggi effettuati nel cortile interno e nel terrapieno antistante l'ingresso principale).
Nei giorni scorsi, in occasione della ''Settimana della Cultura'' gli archeologi Michael Kolb e Pier Francesco Vecchio hanno presentato la relazione dal titolo ''Appunti per una ricostruzione della topografia antica di Salemi'' sui risultati di questi scavi.

Quella che segue è la relazione degli archeologi Kolb e Vecchio

SCAVI IN VIA CAPPASANTA
Nel giugno del 2001 è stato realizzato il primo saggio di scavo nei pressi dell'angolo sud-ovest del grande isolato inglobato nel complesso della Chiesa del Collegio dei Gesuiti (fig. 3). L'indagine ha permesso l'individuazione di una sequenza stratigrafica che ha raggiunto, a m. 2, 65 di profondità, il livello basale della collina su cui insiste il centro urbano.
Sono stati individuati 5 diversi periodi di frequentazione e in quelli più tardi l'area mostra un progressivo e definitivo abbandono, testimoniato da accumuli e depositi che identificano questo settore della città come periferico; i ''butti'' sono attestati già in epoca romana e continuano fino al XII d.C.fig. 3
Il secondo periodo, inquadrabile intorno all'ultimo quarto del IV a.C. o ai primissimi anni del III a.C., vede la fondazione - identificata per un breve tratto - di una struttura muraria che poggia direttamente sulla superficie compatta della roccia: il manufatto è costituito da lastre rettangolari di gesso, accuratamente sbozzate, allettate su legante composto di argilla marrone grigiastra e rinzeppate con frammenti irregolari di calcare di piccole dimensioni, il profilo è scalare e aumenta in altezza da sud a nord; un saggio praticato nella sezione sul margine superiore del muro ha evidenziato una tecnica muraria con paramento a faccia vista regolare mentre all'interno i blocchi sono sbozzati a forma di cuneo per offrire maggiore presa sul riempimento in terra battuta, che ne rappresenta il nucleo. 
Il primo periodo è diviso in due fasi: la fase IIa, comprende una coppia di buche per palo delimitate a sud e a nord da due ''impronte'' quadrangolari di diversa grandezza, caratterizzate da una grande quantità di residui carboniosi. Testimonianza delle attività legate a questa fase sono livelli argillosi con tracce di esposizione al fuoco, identificati preliminarmente come residui di focolari, e una piccola fossa circolare.
Le fasi Ia-b testimoniano la prima occupazione dell'area: sulla superficie ondulata del banco roccioso vengono realizzati dei livellamenti artificiali con gettate successive di depositi sabbiosi biancastri con bassa attività di antropizzazione (fase Ia). Su questo livello è stata evidenziata la prima fase ''insediativa'', Ib, caratterizzata da una coppia di buche - localizzate al centro del saggio - connesse ad una terza buca, rinvenuta nel settore ovest del saggio, e praticata su una parte emergente del banco roccioso. Le analisi antracologiche dei frammenti di carboni prelevati dai riempimenti delle buche di palo hanno accertato la presenza di essenze arboree quali Quercus e probabilmente Ulmus 1.
fig. 9La ceramica dello scavo (fig. 9) ha restituito un panorama di forme e tipologie molto ricco - vernice nera, anfore greco italiche, ceramica comune e da fuoco - ma anche molti laterizi, segno di una forte accentuazione abitativa (i frammenti di coppi e tegole testimoniano la presenza di case coperte con tetti a falda come le case odierne del centro storico). Ma l'elemento più interessante è stato fornito, certamente, dal ritrovamento di numerosi pesi da telaio trapezoidali spesso impressi con motivi diversi sulla faccia superiore (figg. 10-11). Sui pesi da telaio salemitani è rappresentato un repertorio iconografico comune all'ellenismo italico tra IV e III a.C., ma essi definiscono anche una delle attività più rappresentative all’interno del contesto domestico, la produzione tessile, tradizionalmente legata alla sfera femminile e aspetto centrale dell’economia familiare.
Il secondo saggio di via Cappasanta posto subito ad ovest rispetto al primo, ha messo in luce un taglio nel banco roccioso e una sequenza di battuti pavimentali limitati a sud da un muro che, a valle, chiudeva lo spazio tagliato nella roccia e che attestano una frequentazione di questo spazio di tipo residenziale pressoché contemporaneo a quello testimoniato nell'altro saggio.
Il modello abitativo ricostruibile sulla base dei ritrovamenti di Cappasanta potrebbe essere immaginato come unfig. 10 sistema flessibile che veniva adattato di volta in volta alle esigenze dell’orografia della ripida altura, ora occupata dal centro storico di Salemi: qualunque tentativo di ricostruzione delle strutture appare del tutto arbitrario, però si può ipotizzare che la ''capanna'' o l'installazione su pali - questi ultimi relativi, forse, ad elementi di sostegno in posizione centrale - e orientati diversamente da una fase all'altra (est-ovest per la prima e nord-sud per la seconda), abbia sfruttato questa sorta di terrazzamento naturale della collina, regolarizzando gli avvallamenti naturali del banco roccioso. Anche la modifica del profilo naturale della collina era funzionale alla creazione di ambienti, sistema attestato nell'altro centro elimo di Segesta.
Questa presenza stabile nell'area - testimoniata dalle buche da palo, da focolari, battuti, tagli nella roccia - sembra essere stata accuratamente e preventivamente smantellata prima dell'abbandono definitivo: tale ipotesi sembra essere suffragata dalla quasi totale assenza di materiale ceramico rinvenuto in situ e di crolli di elevati in argilla; l'abbandono si può datare alla seconda metà del IV secolo a.C. mentre le fasi precedenti, pertinenti alle due successive installazioni lignee e all’ambiente scavato nella roccia, potrebbero datarsi rispettivamente entro il primo quarto del IV secolo a.C. e alla fine del V a.C.

fig. 11SCAVI NEL MONASTERO DELLA CONCEZIONE
Il monastero e la chiesa della Concezione furono fondati grazie ad un lascito dal barone Tommaso Clemenza tra la fine del '600 e gli inizi del '700. Il saggio praticato nel cortile maggiore ha restituito ancora dei tagli praticati nel banco roccioso, tuttavia di epoca diversa rispetto a Cappasanta: l'elemento più interessante è il silos, campaniforme, interamente scavato nella roccia, che ha restituito, fra gli altri materiali di epoca altomedievale, una moneta di Enrico VI di Svevia databile al 1194/1196. E' chiaro, quindi, che questa testimonianza stratificata e cronologicamente accertata, può essere messa in relazione con la testimonianza del geografo Idrisi, precedente alla data suggerita dalla moneta di un quarantennio (1154), che descrive Salemi come ''un casale (rahl) molto vasto e popolato, sovrastato da un fortilizio (hisn) in eccelsa posizione. In questa località vero tripudio di alberi e giardini, le acque sorgive sono copiose ed è diffuso per ogni dove il benessere''.

SCAVI AL CASTELLO NORMANNO-SVEVO
Tre saggi sono stati praticati all'esterno del castello di Salemi - 11, 16 e 10 nel settore centrale del terrapieno di forma rettangolare che corre ad ovest dell'ingresso principale dell'edificio. Allo stato attuale delle ricerche, possono essere individuate, schematicamente, due fasi edilizie ascrivibili, cronologicamente, all'epoca medievale e a quella postmedievale - rinascimentale.
La documentazione archeologica storica data al 1893, quando venne rinvenuto un pavimento a mosaico monocromo bianco in via del Rosario - attuale via Clemenza. Il secondo ritrovamento, nel 1895, mise in luce in via D'Aguirre, (attuale via Cosenza), il pavimento musivo decorato con scena legata al simposio e iscrizione in greco chaire.
Data l'eccezionalità del ritrovamento, Salinas effettuò altri saggi nelle aree circostanti, ma senza esito: questa notazione rende ancora più ipotetico l'inquadramento del pavimento nel tessuto abitativo della città antica ed è difficile immaginare che un contesto spaziale così rappresentativo non fosse collegato ad altri ambienti o spazi domestici di servizio.

Le possibili implicazioni sulla topografia antica della città che i saggi urbani possono fornire, offrono vari spunti alla ricerca storica :
i) A Cappasanta, la struttura scalare individuata sotto la sezione orientale del saggio e in linea con il fronte degli edifici attuali, testimonierebbe un terrazzamento e potrebbe essere in relazione con la necessità di regolarizzazione di un asse viario su cui ancora insiste quello attuale. Dopo la fase di insediamento di epoca ellenistica, in un epoca successiva, forse già in età tardo-repubblicana, ha inizio un processo di non-urbanizzazione di questo settore dell'abitato antico, testimoniato ancora dalla piazza attuale, e che sembra connettersi ad un percorso difensivo legato, tradizionalmente, alla memoria di una ''Porta Santa Maria'' ubicata in prossimità della via omonima e protetta da un contiguo bastione: la necessità di uno spazio di rispetto interno alle mura sembra funzionale alla viabilità e alle esigenze di difesa in corrispondenza dell’unico accesso sul lato occidentale della città;
ii) E' possibile che il centro indigeno si sia stabilito originariamente su questo pianoro naturale, intermedio tra l'acropoli e gli scoscesi declivi meridionali, inserito e regolarizzato successivamente nella maglia urbana come uno dei principali assi viari orientati in senso est-ovest;
iii) La presenza di ceramica arcaica residuale negli strati di Cappasanta (fig. 19), come le coppe corinzie o la fig. 19ceramica indigena dipinta - con esempi di decorazione metopale - daterebbe questa prima attestazione alla fine del VII - inizi del VI secolo a.C.; la varietà della ceramica di importazione greca e la presenza di classi ceramiche che non sembrano attestate a Monte Polizzo o comunque non in misura cospicua, suppone una diversa articolazione sociale della comunità ''elima'' di Salemi rispetto a quelle del territorio circostante;
iiii) I materiali arcaici rinvenuti al castello nei livelli a contatto con il banco roccioso, e tuttavia con intrusioni di ceramica medievale, rivestono un’importanza ancora maggiore perché le classi ceramiche greche attestate sottolineano la presenza di determinate forme vascolari - coppe, skyphoi - o il rinvenimento di frammenti di figurine fittili e bronzee che permetterebbero di ipotizzare una destinazione specifica del sito, non legata ad ambienti residenziali ma, forse, a scarichi di un santuario o ai residui di fosse votive: a questo proposito, il bronzetto antropomorfo rinvenuto nello scavo esterno al castello (fig. 19), sembra inquadrabile in una produzione ben nota della Sicilia indigena tra VII e VI a.C.

Il quadro, qui solo tracciato, dovuto ai rinvenimenti effettuati dalle campagne di scavo della Northern Illinois University, sembra indicare nuove prospettive per la storia del centro urbano e del suo territorio:
a) E' attestato a Salemi un centro ''elimo'', forse nato contemporaneamente a Monte Polizzo, ma che sembra differenziarsi e procedere verso un rapporto più complesso con i centri greci, fin dalla fine del VII secolo a.C. , e da cui trae segni - ceramica soprattutto - per modificare o diversificare i rapporti sociali al suo interno;
b) L'urbanizzazione della città sembra essere stata avviata intorno alla prima metà del IV secolo a.C., secondo i dati dello scavo, nel momento di grande espansione delle direttrici economiche e commerciali cartaginesi e delle colonie siciliane ad essa collegata, elemento questo che appare suffragato dalla cospicua presenza di monete appartenenti alle zecche puniche;
c) In epoca tardo ellenistica, la presenza di edifici privati, scavati dal Salinas, attesta uno sviluppo deciso verso un tipo di abitazione, tradotta secondo schemi spaziali - grande sala tricliniare con decorazione musiva policroma, vani di servizio in cocciopesto - che rispecchiano nell'architettura domestica il modello della riunione conviviale secondo il gusto di ceti locali emergenti che affermano la loro predominanza economica e l'acquisizione di prestigio sociale;
d) La condivisione di questi schemi urbani sembra inserire Salemi antica nel complesso quadro di rinnovamento edilizio ed adeguamento architettonico, nel campo dell'edilizia privata contemporanea, comune ad altri centri della Sicilia occidentale tra il II secolo a.C. e il I secolo d.C.

Comune di Salemi

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28 maggio 2005
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