Accoglienza coi botti per Jean-Marie Le Pen

Il leader xenofobo del Front National in Sicilia per parlare di immigrazione clandestina

04 luglio 2007

Negli ultimi decenni uno dei problemi preponderanti che ha dovuto affrontare l'intera Unione europea è stato quello dell'immigrazione clandestina, un complesso fenomeno in continua ascesa che interessa gli aspetti politici-burocratici e quelli etici-morali. A parlare di una tematica tanto delicata e fondamentale per il futuro dell'UE, in Sicilia, che con l'isola di Lampedusa è considerata la porta d'ingresso in Europa per gli immigrati, è arrivato Jean-Marie Le Pen, leader francese del Front National, reso celebre dalle sue affermazioni considerate, quasi all'unanimità, razziste e antisemite.
Ebbene, Le Pen, insieme ad una delegazione di deputati del gruppo parlamentare europeo ''Identitè, tradition, sovranite'' (Identità, tradizione e sovranità - Its) del quale è presidente Bruno Gollnisch, e al segretario nazionale del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, Luca Romagnoli, affronterà  in una tre giorni i temi dell'immigrazione clandestina e le ricadute che questa ha in Italia e in Europa. Il leader del Front National domani si sposterà a Lampedusa dove è stato invitato personalmente dal vicesindaco leghista, Angela Maraventano, e visiterà il Cpt dell'isola.

L'accoglienza riservata a Le Pen arrivato nel Capoluogo siciliano non è stata delle migliori. Infatti, davanti all'hotel San Paolo Palace dove il leader xenofobo è ospite per il convegno ''La geografia dei flussi migratori in Italia e Europa: legislazioni nazionali'', il ''comitato d'accoglienza'', oltre che da un cordone di agenti della polizia, è stato formato anche da una ventina di giovani che, arrivati davanti l'hotel con l'autobus, appena scesi hanno subito indossato dei cappucci e lanciato tre molotov e alcune bombe carta nel piazzale dell'albergo.
Subito dopo il lancio, i giovani sono fuggiti per una stradina vicina. Alcuni sono stati presi e portati in questura per gli interrogatori. Cinque di loro sono stati fermati. Nelle vicinanze dell'albergo sono stati rinvenuti 10 tubi in ferro, 2 catene, un passamontagna e diverse bandiere rosse. Un poliziotto ha accusato un malore, mentre i vigili del fuoco hanno spento le fiamme scatenate dalle bottiglie incendiarie. A parte questi tafferugli non si è verificato alcun danno grave.
Il Movimento sociale Fiamma Tricolore ha accusato dell'agguato gli antagonisti del centro sociale Ask191, che hanno immediatamente smentito. Il leader xenofobo, dal canto suo, ha detto di essere abituato alla violenza degli avversari: ''E' stata una banale protesta. Sarebbe ridicolo commentare''. Intanto una decina di manifestanti dei centri sociali gridavano insulti al politico francese: ''Vai via bastardo razzista''.

Le Pen ha poi raggiunto l'albergo, e ha tenuto una conferenza stampa a bordo di un pullman, scortato dalla polizia.
Prima dell'incontro con la stampa, Le Pen ha visitato il Duomo di Monreale. Camicia candida, pantaloncini corti, panama bianco acquistato in una bancarella, ha spiegato il senso della sua visita di domani a Lampedusa, ''punta mediatica, ma non sostanziale'' dell'ondata di immigrazione verso l'Europa: ''Il 99% di quelli che entrano in Europa - ha dietto - non entrano da Lampedusa. Entrano con permessi turisti e poi non se ne vanno. Quelli che arrivano a Lampedusa sono i più sfortunati e disperati''.
Accompagnato da Gollnisch e da Romagnoli, battezzato da Le Pen come il vero erede di Giorgio Almirante, il capo del Front National ha riproposto le tesi già note del suo movimento: NO agli immigrati, che ''portano povertà a tutti gli Stati'', e di cui l'Europa non ha bisogno, perché ''ci sono milioni e milioni di disoccupati europei pronti a lavorare al posto loro''; SI alla difesa dell'identità culturale del Vecchio Continente.
Il leader nazionalista ha parlato poi di globalizzazione, dicendo che esso non è un fenomeno naturale, ma un progetto le cui strategie erano state enunciate dal miliardario americano Rockfeller, secondo cui ''i governi si dovevano uniformare alle scelte economiche che avrebbero condotto alla scomparsa delle nazioni''. Un processo dal quale, secondo Le Pen, ''bisogna difendersi ad ogni costo''.
Ai giornalisti che gli hanno chiesto cosa pensasse dell'esortazione alla accoglienza fatta dalla chiesa in tema di immigrazione, Le Pen ha risposto seccamente: ''La Chiesa cattolica confonde la terra con il cielo, ecco perché si dice che il suo regno è nei cieli''.

Canale di Sicilia: i morti di giugno - Mentre Lampedusa aspetta l'illustre ospite, da molti indesiderato, il responsabile regionale per la protezione dell'Alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr), Paolo Artini, ha fornito ieri  alla Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo, in un'audizione dedicata alle tragedie dell'immigrazione in mare, i tragici dati riguardanti i decessi avvenuti a giugno nel Canale di Sicilia, tratto di mare quotidianamente solcato dagli immigrati per arrivare a Malta, a Lampedusa, a Porto Empedocle, a Licata o Portopalo di Capo Passero: dal primo al 29 giugno sono stati 210 gli immigrati clandestini morti o dispersi in mare.
Per quanto riguarda il trend degli sbarchi in Italia e a Malta, Artini ha riferito che fino alla fine di giugno di quest'anno il trend di arrivi via mare in Italia è diminuito mentre quello verso Malta è significativamente aumentato. Nel corso dei primi sei mesi del 2007 circa 5200 persone sono arrivate via mare in Italia, segnando una diminuzione del trenta per cento rispetto allo stesso periodo nel 2006. Contemporaneamente circa settecento persone sono arrivate a Malta, un numero quattro volte superiore al primo semestre del 2006. Le motivazioni possono essere varie, inclusa anche quella della sempre peggiore qualità delle carrette del mare, ha spiegato il responsabile dell'Unhcr, riferendo di un drammatico racconto di un rifugiato somalo. Prima di partire dalla Libia, ha raccontato l'uomo allo staff dell'Unhcr a Lampedusa, il trafficante gli ha indicato l'imbarcazione, dicendo solo: ''Questa è la tua barca. Quando ci sali, puoi raggiungere l'Italia, Malta o morire''.
Artini ha anche fornito le cifre messe a disposizione dalla Guardia costiera italiana, secondo le quali dal primo gennaio al 26 giugno di quest'anno di 3758 persone salvate, 1663, cioè il 44%, sono state tratte in salvo nell'area di responsabilità maltese. Nel 2006 su 311 operazioni di salvataggio condotte dalla guardia costiera, 152, cioè il 49%, sono avvenute nella zona di ricerca e salvataggio della Valletta.

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04 luglio 2007

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