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Accusa derubricata per i fratelli Lombardo

Il governatore siciliano, insieme al fratello deputato, non sono più indagati per mafia ma per reato elettorale

15 settembre 2011

La Procura della Repubblica di Catania ha derubricato le accuse contestate al governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, e a suo fratello Angelo, deputato nazionale del Mpa, da concorso esterno all'associazione mafiosa a reato elettorale. Ai due fratelli è stato notificato un decreto di citazione a giudizio che dispone l'inizio del processo per il 14 dicembre 2011 davanti la 4 sezione penale del Tribunale di Catania in composizione monocratica.
La posizione di Raffaele e Angelo Lombardo era stata già stralciata dall'inchiesta Iblis (LEGGI), per la quale è pendente una richiesta di rinvio a giudizio per oltre 50 imputati.

Le accuse riguardano l'elezione di Angelo Lombardo alla Camera dei deputati per le politiche del 2008. Lo stesso reato è contestato a Raffaele Lombardo in qualità di leader del Movimento per l'autonomia. La citazione a giudizio, che bypassa la decisione del gip, è stata decisa dalla Procura di Catania per la bassa entità della condanna prevista dal reato, che è di competenza di un giudice monocratico e non del Tribunale convocato in forma collegiale. Il decreto di citazione è stato già notificato ai due fratelli, come ha reso noto uno dei loro legali, l'avvocato Giudo Ziccone.
L'ipotesi di accusa formulata dalla Procura di Catania è voto di scambio semplice in violazione del testo unico elettorale. Raffaele Lombardo avrebbe agito in modo da favorire l'elezione del fratello, eletto con il Mpa. I difensori del presidente della Regione siciliana respingono queste accuse ritenendole "assolutamente infondate". "Si tratta di un ipotetico, per noi inesistente, reato relativo alle politiche del 2008 - ha sottolineato l'avvocato Ziccone - Non vengono minimamente toccate, e non c'è alcun tipo di sospetto, le elezioni regionali che hanno consentito a Lombardo di essere eletto presidente della Regione".

Il procuratore facente funzione Michelangelo Patanè e l’aggiunto Carmelo Zuccaro hanno, dunque, ravvisato responsabilità meno gravi da quelle che erano state prospettate ad avvio dell’inchiesta, quando Lombardo correva il rischio di fare la stessa fine del suo predecessore Totò Cuffaro. Da un rapporto dei Ros risulta, infatti, che il governatore siciliano avrebbe goduto del sostegno economico ed elettorale del clan Santapaola e in particolare del boss Enzo Aiello. Su questa ipotesi la procura di Catania si è letteralmente spaccata in due con l’estromissione dei pm che ritenevano addirittura che ci fossero gli estremi per chiedere l’arresto di Lombardo. Passata nelle mani del procuratore Patanè e dell’aggiunto Zuccaro l’inchiesta ha chiaramente preso un’altra piega tanto da ipotizzare un’imminente richiesta di archiviazione. E invece la procura ha deciso comunque di contestare un reato, seppur minore, come la violazione della legge elettorale che prevede direttamente la citazione a giudizio saltando l’udienza preliminare.

"La derubricazione a reato elettorale - ha commentato Lombardo - è il primo passo per fare finalmente giustizia delle tante accuse rivoltemi, molto spesso soltanto a mezzo stampa, a fini di strumentalizzazione politica, e sempre a scapito della verità. E la verità, oggi riconosciuta anche dalla Procura di Catania, è che io non ho mai sostenuto, aiutato o favorito la mafia e i mafiosi". "Con la serenità di sempre, e fiducioso nella magistratura - ha aggiunto - dimostrerò dinanzi al Giudice monocratico, e in tempi brevissimi, la assoluta infondatezza della nuova ipotesi accusatoria, non avendo mai ricompensato con contropartite di alcun genere il consenso di chicchessia".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, Corriere.it]

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15 settembre 2011
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