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Adesso impegnatevi con una nuova politica energetica!

Chiuso il discorso sul nucleare il governo italiano deve seriamente impegnarsi in investimenti energetici per il futuro

15 giugno 2011

Chiuso il discorso nucleare, l'Italia deve impegnarsi adesso verso una nuova e concreta politica energetica alternativa. "Lavoreremo perchè la quota nuclerare si annulli completamente. Si andrà avanti affinché la parte riservata alle rinnovabili sia molto più ampia". Lo ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani. "Lavoreremo perché la quota nucleare si annulli completamente, come avevamo già deciso abrogando la norma", ha aggiunto Romani. "Faremo, a mio avviso, una strategia energetica che ha bisogno di una conferenza nazionale dell'energia - ha proseguito - in base a questa sarà fatta una nuova suddivisione delle fonti, ovviamente la parte riservata alle rinnovabili sarà molto più ampia".
Quanto al gas il ministro per lo Sviluppo economico ha sottolineato che "il fossile già oggi rappresenta il 94% e continuerà a fare la sua parte ma ci sono altre fonti come le biomasse e la geotermia".

Alle promesse di Romani ha risposto Greenpeace. L’associazione ambientalista propone di intervenire a sostegno delle fonti pulite utilizzando quei fondi originariamente destinati alla costruzione delle centrali nucleari. Da Sos Rinnovabili arriva intanto un’altra richiesta: il decreto sulle rinnovabili deve essere rivisto. Il Comitato, nato e cresciuto nella rete,
si è detto preoccupato sul futuro delle energie pulite: "Ora che il vento è cambiato - ha detto Antonio Tragno di Sos Rinnovabili -, il governo si affretta ad assicurare, per bocca del ministro Romani, che l’esecutivo lavora da tempo a un piano energetico per lo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica. Non è vero. Il governo ha lavorato e lavora da tempo per sbarrare la strada alle rinnovabili, in favore prima del nucleare, del carbone e del gas e d’ora in avanti in favore del carbone e del gas".

Una proposta al governo arriva anche da Coldiretti: "Dalle campagne italiane è possibile ottenere nei prossimi dieci anni energia rinnovabile in grado di sostituire tre centrali nucleari con il diretto coinvolgimento delle imprese agricole e senza causare danni al territorio". La proposta è emersa nel corso dell'incontro promosso dall'organizzazione degli agricoltori a Venezia 'Per una filiera agricola italiana e rinnovabile' sul futuro energetico dell'Italia, dopo i risultati del referendum che ha respinto la costruzione di centrali nucleari in Italia. "In questo nuovo scenario - ha sottolineato la Coldiretti - l'agricoltura gioca un ruolo decisivo poiché si propone di contribuire al bilancio energetico nazionale con una produzione di energia verde effettivamente sostenibile per l'ambiente ed integrata col territorio, privilegiando l’efficienza energetica anche grazie alla possibilità, tipica degli impianti agricoli di piccole dimensioni, di impiegare l’energia termica prodotta evitando gli sprechi e valorizzando i residui delle attività agricole, forestali e zootecniche". Secondo lo studio presentato da Coldiretti, la produzione energetica potenziale complessiva dell’agricoltura al 2020 può raggiungere infatti 15,80 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti petrolio). Si tratta, ha spiegato la Coldiretti, della somma 4,3 Mtep prodotti attualmente dal settore con i 11,50 Mtep che potenzialmente potrebbero aggiungersi nei prossimi dieci anni. Il risultato è un contributo pari all'8% del bilancio energetico nazionale al 2020 (2,2% attuale più la quota di espansione potenziale del 5,9%). Sul piano ambientale sviluppando le rinnovabili con il coinvolgimento diretto del mondo agricolo e senza causare danni al territorio, si potrebbero evitare emissioni pari a 26,37 milioni di tonnellate all’anno di anidride carbonica (CO2), con un impatto occupazionale al 2020 di poco meno di 100.000 unità.

E' bene poi non dimenticare che oggi in Italia sono oltre 100 le aziende che operano nel settore eolico, comparto dell'energia al qquale ci si deve interessare con la giusta attenzione. Oltre 100 aziende proprietarie di parchi eolici, che producono energia elettrica, che realizzano turbine e aerogeneratori, e che offrono una serie ampia di servizi. "Sono oltre 100 le aziende che operano nel settore dell'eolico - ha spiegato a Labitalia Simone Togni, presidente dell'Anev, l'associazione nazionale dell'energia del vento - e sono numeri significativi, specie se si considera l'alto livello di tecnologia che contraddistingue questo settore. Quando è stata fondata l'Anev, nel 2002, le aziende fondatrici erano appena 8".
Aziende che nell'ultimo anno hanno sofferto il taglio agli incentivi e l'eccessiva burocratizzazione nella realizzazione degli impianti. "Un impianto eolico - ha spiegato Togni - oggi ha mediamente un costo intorno a un milione e 600mila, tenendo conto che negli ultimi anni c'è stata una contrazione intorno ai 100mila euro". "Circa un milione e 100 mila euro del costo di un impianto sono ascrivibili all'acquisto di macchinari e attrezzature - ha sottolineato il presidente dell'Anev - mentre i restanti 500mila sono spesi per le opere di sviluppo, di urbanizzazione, opere civili e per le diverse questioni burocratiche. La richiesta che facciamo noi di Anev al governo - ha aggiunto - è di una semplificazione mirata, non 'selvaggia', bensì rispettosa dell'ambiente, ma che riesca 'sburocratizzare' tutte le procedure, in modo da poter dimezzare i costi legati a queri aspetti". L'obiettivo è di arrivare a uno sviluppo dell'eolico sempre più autonomo da interventi esterni al mercato. "Noi ci auguriamo che il miglioramento delle tecnologie, combinato appunto alla diminuzione dei costi legati alla burocratizzazione, possa portare nel tempo - ha concluso - a un calo degli incentivi necessari per lo sviluppo dell'energia eolica".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Greenstyle.it, Labitalia]

 

 

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15 giugno 2011
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