AL FUOCO!

Fuoco e fiamme d'inferno in Puglia. Ma l'allarme incendi interessa pericolosamente tutta l'Italia Centro meridionale

25 luglio 2007

Un incendio di proporzioni spaventose di cui non si ricordano precedenti. Migliaia di persone in fuga e che hanno seriamente rischiato la vita, centinaia intrappolate sulla spiaggia e tratte in salvo via mare, camping e villaggi turistici evacuati, trecento intossicati, numerosi feriti, due vittime del fuoco accertate e soccorsi forse inadeguati per la grave entità dell'evento.
La Puglia ieri ha vissuto una vera e propria giornata apocalittica e ha visto andare in fumo e cenere la rinomata località turistica di Peschici, in provincia di Foggia. A innescare il rogo sarebbe stato un focolaio in un uliveto: a causa del forte vento che ieri ha spazzato tutto il Meridione le fiamme si sono presto estese a un deposito di bombole di gas, che è esploso.
''In un secondo è arrivato l'inferno. Abbiamo visto il fumo poi sono spuntate le lingue di fuoco che sono salite dal mare verso il paese''. Questa una delle testimonianze di una villeggiante in vacanza al villaggio ''Moresco'' di Peschici. Era in spiaggia quando, verso le 11.30, hanno cominciato a diffondersi le fiamme. ''Il fuoco - ha raccontato un altro testimone - l'ho visto all'improvviso, nel villaggio tutti gridavano e scappavano. Ho preso poche cose, la gente fuggiva in mutande, in costume, lasciavano le loro cose là''.

Nell'immenso rogo hanno perso la vita due persone di cui sono stati rinvenuti i cadaveri all'interno di un'automobile, lungo una strada di campagna. Si tratterebbe di due ottantenni, fratello e sorella. Secondo notizie non confermate altre due persone avrebbero perso la vita su una spiaggia, probabilmente per asfissia.
Proteste e polemiche sono nate sulla gestione delle operazioni di salvataggio. Secondo le vittime delle fiamme, infatti, i soccorsi sarebbero arrivati in ritardo, ''quando il peggio era passato''. Uno dei turisti, ospite degli appartamenti del villaggio turistico ''Serena'', nella baia di San Nicola, ha così raccontato quanto successo: ''Abbiamo visto il fumo venire dalla collina, era vicino ma ci hanno detto che non era niente di grave''. Le fiamme incalzavano, i turisti hanno chiamato i carabinieri ma ''non sapevano nulla più di noi'', poi i vigili del fuoco, ''qualcuno ci ha consigliato di prendere un mezzo e di uscire da quella strada, ma era impraticabile. Non abbiamo visto uno straccio di soccorsi, sono arrivati quando eravamo salvi, le fiamme erano basse e non c'era più pericolo. Quando è arrivato il primo gommone, pretendevano che fossimo noi a raggiungerli perché avevano paura che si bucasse, pensate un po'. Gli abbiamo urlato di avvicinarsi, quando sono arrivati ci abbiamo messo sopra le mamme e i bambini, un inferno''.
Infatti, il grosso delle operazioni di salvataggio dei turisti che si sono rifugiati sulle spiagge (circa 4500 persone), è avvenuto via mare con imbarcazioni della Guardia costiera, dei carabinieri, della Gdf, di barche passeggeri e di pescatori. Nuclei familiari o gruppi di amici sono stati separati: per facilitare il ricongiungimento è stato istituito il numero 0884.962802.
Sono state oltre 300 le persone medicate, molte delle quali leggermente ustionate, intossicate dal fumo, o che hanno avuto crisi di panico.

L'inferno scoppiato ieri in Puglia, e purtroppo diventato tragedia, ha scosso il governo a cominciare dal ministro della Difesa, Arturo Parisi, che ha assicurato ''la massima disponibilità e ha dato immediatamente disposizioni per l'impiego di uomini e mezzi delle Forze armate, per concorrere alle operazioni di spegnimento incendi e di soccorso alla popolazione''. In seguito alle disposizioni del ministro Parisi, nell'area sono accorsi mezzi da trasporto delle Forze armate ed elicotteri della Marina militare. Allertati inoltre i centri ''Combat Search and Rescue'' di ricerca e soccorso dell'Aeronautica, che dispongono di elicotteri HH-3F. Le Forze armate hanno fornito assistenza al volo, con rifornimenti a terra per gli aerei della Protezione civile e la possibilità di scalo tecnico presso l'aeroporto di Amendola.
Il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha esortato a non abbassare la guardia: ''Quella contro gli incendi è una battaglia che richiede la collaborazione di tutti. Sappiamo benissimo che si tratta di fenomeni dolosi, provocati in modo scientifico e criminale per creare disagio''. Nessun incendio è dovuto ad autocombustione, ha detto Bertolaso ai microfoni del Tg1, pochi sono causati da sbadataggine, la maggior parte sono appiccati volontariamente. ''Me lo dicevano anche i piloti dei Canadair - ha spiegato - loro spegnevano un focolaio e ne vedevano accendersi altri quattro''. ''Le peggiori previsioni sono state confermate, dalla Liguria alla Sicilia''. ''E' una situazione difficilissima, mai riscontrata, negli ultimi anni, nel nostro Paese. Stiamo intervenendo ovunque con la nostra flotta aerea,  ma abbiamo bisogno della collaborazione di tutti, in primis dei cittadini, chiamati a lavorare nella prevenzione degli incendi, scientificamente preparati''. Le richieste di mezzi antincendi aerei sono state 100, ''non era mai successo prima'', ha detto Bertolaso: ''Pur avendo la più imponente lotta aerea anticendio del Mediterraneo, non abbiamo potuto rispondere a tutte''.
Il ministro dell'Interno Giuliano Amato con il presidente del Consiglio Romano Prodi, ha dato indicazione per un ''uso pianificato e coordinato a livello centrale di tutte le risorse a disposizione, in modo da garantire la massima copertura con uomini e mezzi in ogni Regione interessata dall'emergenza. Tutte le Prefetture, intanto, sono pienamente mobilitate per dare il proprio contributo all'interno di questo sforzo complessivo''.

Infatti, l'allarme incendi in questi giorni ha interessato anche il resto d'Italia, in particolare il centro-sud, e in particolare il Lazio, l'Abruzzo e la Sicilia dove sono andati a fuoco svariati ettari di vegetazione. Ieri nella zona nord di Agrigento, in contrada Calcarelle, tre vigili del fuoco sono rimasti intossicati durante le fasi di spegnimento di un vasto incendio che ha raggiunto un deposito dell'Enel all'interno del quale si trovava anche del gasolio. Per evitare che il deposito potesse esplodere i vigili del fuoco sono riusciti a isolarlo.
L'incendio si è propagato in una vasta zona di terreno a causa del forte vento di scirocco che ha portato le fiamme verso i vasti campi di sterpaglie. Per dare manforte ai pompieri, sono giunte altre squadre di vigili del fuoco da altri distaccamenti.
Altre decine di incendi hanno distrutto ettari di macchia mediterranea, boschi e sterpaglie in varie zone della Sicilia. Un altro vasto rogo è divampato nella zona di Montepietro nel catanese e altri incendi hanno interessato il messinese (dove è stato proclamato lo stato d'emergenza), il palermitano, il nisseno e il ragusano.
All'opera, oltre a tutti i mezzi della Guardia forestale di ogni provincia, anche tantissime squadre dei vigili del fuoco e mezzi della Protezione civile.

- ''Un piromane su 3 è pensionato'' (Corriere.it)

- ''Civiltà in cenere'' di Giorgio Bocca (Repubblica.it)

- Calabria e Sicilia maglie nere dell'Italia che brucia (Guidasicilia.it)

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25 luglio 2007

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