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Al Sud, nel 2009, 49mila donne hanno perso l'impiego

La fotografia del dossier Svimez "Il Sud e la condizione delle donne"

31 luglio 2010

Poco inserite nel mondo del lavoro e, se giovani, spesso precarie, sottoccupate e migranti. E' la fotografia della condizione delle donne al Sud nel 2009 che emerge dal dossier Svimez 'Il Sud e la condizione delle donne' di Luca Bianchi e Giuseppe Provenzano.
Le donne, secondo l'indagine, sono spesso relegate a un ruolo casalingo, secondo un modello sociale tradizionale che persiste anche tra le nuove generazioni, nonostante siano state protagoniste di uno straordinario progresso nell'istruzione secondaria e universitaria.
Nel 2009, nel Mezzogiorno, 49mila donne hanno perso il posto di lavoro. Con la crisi, la già modesta quota di donne meridionali con un'occupazione si è ridotta, ma soprattutto si sono inesorabilmente chiuse le porte di accesso al lavoro per le giovani donne del Sud. Il tasso di occupazione femminile nel 2009 al Sud è sceso al 30,6%. In altri termini, meno di una donna su tre nel Mezzogiorno lavora ufficialmente. Un dato allarmante, che stacca di 25 punti il resto del Paese (55,1%) e ancora di più l'Ue a 27 (58,6%). Una chimera, poi, il target di Lisbona 2010, che fissa al 60%, 30 punti in più, il tasso di occupazione femminile.
Eppure le donne meridionali sono state protagoniste di una grande rivoluzione culturale. In rapporto alla popolazione, le ragazze del Sud diplomate sono passate dall'85,1% del 2000 al 94% del 2009, circa un punto percentuale in più rispetto al Centro-Nord. Ancora meglio sul fronte dell'iscrizione all'università: dal 2004 al 2009 la quota delle diplomate del Sud che si sono iscritte all'università sono passate dal 45,6% al 51,3%, superando così sia gli uomini (35,5%) che le ragazze del Centro-Nord (41%). [Labitalia]

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31 luglio 2010
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