Al Teatro Club di Catania, il teatro comincia a mezzanotte per raccontare storie di memoria

''Chi era al telefono?'', piéce liberamente ispirata da ''L'istruttoria'' di Peter Weiss

04 dicembre 2003
Il Teatro Club di Catania presenta ''Il Teatro della Notte'', in collaborazione con l’Associazione ''Teatrimpossibili''
"Chi era al Telefono ?"
Liberamente ispirato a "L’istruttoria" di Peter Weiss
Da un idea di Valerio Fassari  e Giampaolo Romania
Teatro Club di Catania, dal 4 al 7 Dicembre, ore 24.00

Si ringrazia per la collaborazione straordinaria Giuseppe Rizzo e Nunzio Di Francesco ex deportato
 
Ogni coscienza è fondata sul ricordo: l’uomo ha bisogno della storia per la vita. Lo sguardo nel passato spinge gli uomini verso il futuro, infiamma il loro coraggio a misurarsi ancora con la vita, accende la speranza che l’orrore del passato non possa più ripetersi. Orrore, in questo caso, con la "O" maiuscola. La "O" di "Olocausto", la "Shoah", il massacro degli ebrei (e non soltanto) scientificamente perpetrato dal Nazismo nei lager tragicamente dislocati nel cuore di un’Europa che, per una decina d’anni, ha sepolto, insieme ai corpi straziati di milioni di innocenti, anche secoli di cultura e di conquiste civili, politiche, sociali ed economiche. La terribile cronaca di quegli anni bui è diventata storia dapprima attraverso le testimonianze dei pochi sopravvissuti ai campi di sterminio e le carte dei processi di Norimberga e di Francoforte, che all’indomani della seconda guerra mondiale inchiodarono al loro destino i criminali nazisti fautori di cotale abominio, poi nelle analisi storico-letterarie di intellettuali e scrittori che hanno scritto le loro parole di condanna su quelle pagine tragiche, quindi nelle  coscienze dei più, anche se qualcuno, con pervicacia tanto testarda quanto infondata, tenta ancora delle inani analisi revisioniste contro le quali gridano vendetta le anime di coloro che perirono atrocemente senza alcuna colpa.

E quella cronaca bieca è diventata oggi storia anche attraverso la trasposizione teatrale realizzata dal laboratorio curato da Giampaolo Romania a Catania, in seno all’Associazione "Teatrimpossibili" e con la collaborazione del "Teatro Club" e del "Teatro degli Specchi". Lo spettacolo che ne è scaturito, "Chi era al telefono?", un misto di teatro sperimentale, teatro danza ed improvvisazione, costruito sulle pagine de "L’istruttoria" di Peter Weiss (uno degli intellettuali più lucidi degli anni Trenta, intimo amico di Hermann Hesse che transfuga, insieme allo stesso Hesse, a Thomas Mann e ad altri spiriti liberi, dalle catene oppressive della svastica hitleriana) e de "Il costo della libertà" (diario di Nunzio Di Francesco, partigiano catanese che conobbe l’incubo di Auschwitz), nasce proprio dall’ansia di non dimenticare, dall’esigenza del ricordo e della rappresentazione, punti fermi irrinunciabili che si stagliano plasticamente contro ogni infida voce revisionista relativa all’Olocausto e, per ovvia traslazione, contro ogni altro Delitto perpetrato ai danni dell’Uomo e della sua Libertà.
Condannare la "Shoah" significa, infatti, anche condannare gli auto da fe della Santa Inquisizione, le sistematiche cancellazioni di intere civiltà da parte dei conquistadores spagnoli, i pogrom stalinisti, il genocidio attuato in Cambogia da Pol Pot, le garillas di Pinochet e dei Generali argentini, le "pulizie etniche" di Milosevic, l’integralismo e la pedante, quanto perversa, applicazione della "Sharia" da parte delle teocrazie islamiche di Khomeini e dei Talebani, le persecuzioni politiche di Fidel Castro, il massacro del popolo curdo, i delitti di Saddam Hussein e di Osama Bin Laden, le stragi africane e così via.

"Chi era al telefono?" rappresenta dunque la voce del teatro che si leva contro la barbarie e l’intolleranza, assolvendo alla funzione ad un tempo didattica e catartica che l’arte e la cultura hanno fin dai tempi delle tragedie elleniche. Una voce ferma, netta, chiara, soprattutto scevra da ogni implicazione politica: il massacro dell’innocenza e della civiltà è avvenuto e, spesso, continua purtroppo ad avvenire sotto diverse egide, e la voce della libertà non conosce bandiere. Attraverso una serie di apparizioni inquietanti e suggestive che rievocano in modo ironico e sferzante, a volte anche grottesco, la vita del lager e il dramma dei deportati nei campi di concentramento, questo spettacolo si pone nella forma di un vero e proprio teatro corale, nel senso che tutti i personaggi, e con loro il pubblico, sono chiamati a costruire la verità che la scena presenta nella sua complessità e nelle sue contraddizioni. Su questo palcoscenico si sono incontrati giovani attori, appassionati della scena, musicisti  che si sono abbandonati a questo gioco singolare e sorprendente che nasce dal work in progress,con la freschezza e l’entusiasmo di chi non ha paura di mettersi in gioco con il proprio corpo e con il proprio spirito in un’operazione dai toni apparentemente oscuri. Bui come le notti delle rappresentazioni, che avvolgono lo spettatore in un’atmosfera offuscata, ma mai tetra, momento ideale "senza tempo" in cui ci si incontra, trascinati da una nuova luminosa corrente vitale. 
 
"L'istruttoria" di Peter Weiss
Dal dicembre del 1963 all'agosto del 1965 si svolse a Francoforte un processo contro un gruppo di Ss e di funzionari del Lager di Auschwitz. Era il primo del dopoguerra.
Peter Weiss assistette a molte sedute del processo. Prese note, consultò i resoconti pubblicati su giornali, elaborò un testo teatrale che in tedesco si intitola Die Ermittlung, che significa non solo "istruttoria" in senso tecnico giuridico, ma anche "accertamento della verità, indagine". Il giudice, il difensore, l'accusatore, diciotto accusati e nove testimoni anonimi, ognuno dei quali impersona più di un testimone reale, sono i personaggi degli undici canti di questo oratorio, nel quale non è contenuta una sola parola che non sia stata pronunciata nell'aula del tribunale.



INFO   
Teatro Club - p.zza S.Placido, 10 Catania / Tel 095 312 146

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04 dicembre 2003

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