Al Teatro Garibaldi di Palermo la prima nazionale del ''Woyzeck'' di George Büchner, per la regia di Claudio Collovà

27 agosto 2005








WOYZECK

di George Büchner
Prima Nazionale

Traduzione, adattamento e regia di Claudio Collovà
Scene e costumi di Mela Dell'Erba
Luci di Andrea Narese
Con: Alessandra Luberti, Giuseppe Massa, Simona Malato, Alessandro Mor, Piera Pavanello, Luigi Di Gangi.
Una produzione: Teatro Garibaldi - Unione dei Teatri d'Europa - Cooperativa Teatrale Dioniso - Kals'Art.

Teatro Garibaldi di Palermo - via Castrofilippo (angolo piazza Magione)
dal 30 Agosto a 6 Settembre 2005 - Ore 21.00


Note di regia di Claudio Collovà
Marie e Woyzeck. Solo loro, moltiplicati in coppie significativamente somiglianti. Nessun altro personaggio nel ''Woyzeck'' possiede un nome. Gli unici che lo hanno sono anche quelli che non sopravvivono. Lei assassinata, lui impiccato nella pubblica piazza. Tutti gli altri personaggi sono evocati e materializzati in una comunità che si manifesta di volta in volta come forza devastante e che appare e scompare, sottraendosi e aggiungendosi a un luogo circoscritto, sotto forma di allucinazioni, come un vortice di figure e di forze anonime.
Tutto il testo di Büchner viene attraversato e ognuna delle scene è trattata come un centro esplosivo, autonomo, coerentemente alla manifesta frammentarietà degli episodi. Scene che si manifestano con un attacco concentrico, con il quale il soggetto Woyzeck viene fatto saltare e raso al suolo, e con lui la sua Marie. Sebbene l'Imbonitore, il Capitano, il Dottore, l'Ebreo, il Tamburmaggiore vivano evocati, e siano presenti nel presente delle vittime, essi appaiono morti in un luogo di morte, in cui tutto è già avvenuto e torna a ripetersi in una visione eternizzante.
''Questo posto è maledetto... - dice Woyzeck - Silenzio. Tutto silenzio. Come se il mondo fosse morto''.
L'idea della serialità nasce dalla constatazione che tutto l'insieme dei ritratti finisce con il formare una Comunità in grado di agire anche come forza massificata, oltre che come esistenza dell'individuo. E' la 'doppia natura' di cui parla ingenuamente Woyzeck, subito messo a tacere dal Capitano con l'accusa di stare filosofando.

Le scene sono spiate, avvertite, subite, ascoltate e non solo agite. Ho cercato e sto cercando di organizzare i persecutori. Questa idea - che ha avuto fin qui attivazioni concrete in più di uno studio (Stoccarda, Ancona, Palermo e Milano) - è sempre stata supportata dalle parole di Büchner.
''Mi sentivo come annientato  dall'orribile fatalità della storia. Nella natura umana trovo un'uguaglianza terribile, concessa a tutti e a nessuno. Il singolo è soltanto spuma nell'onda, la grandezza un puro caso... Il deve è una maledizione con cui l'uomo è stato battezzato... Cos'è che in noi mente, uccide, ruba?''
Suicidati dalla società e anche da se stessi.
''Ogni uomo è un abisso; vengono le vertigini a guardarci dentro''.

Woyzeck
A Lipsia, nel 1821, un barbiere dell'esercito, un certo Johann Christian Woyzeck, uccide l'amante a coltellate sostenendo di aver avuto l'ordine e l'arma da misteriosi demoni. Viene subito condannato e decapitato. Qualche anno dopo, nel 1836, un ragazzo poco più che ventitreenne di nome George Büchner (poeta, scienziato, rivoluzionario, che morirà poco prima di compierne ventiquattro), si ispira agli atti di quel processo per concepirne un dramma, che rimarrà incompiuto, dal titolo ''Woyzeck''.

INFO
Teatro Garibaldi, tel. 091.6114255


(Foto di Giuseppe Piazza)

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27 agosto 2005

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