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Al vertice di Seul sul nucleare tutti d'accordo su disarmo e non proliferazione

L'impegno comune di 53 nazioni mondiali per il disarmo, la non proliferazione e l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare

28 marzo 2012

Un impegno comune per il disarmo, la non proliferazione e l'utilizzo pacifico dell'energia nucleare, ma anche una forte riaffermazione dei rischi alla sicurezza legati al terrorismo nucleare. E' il senso della dichiarazione conclusiva del vertice di Seoul sulla sicurezza nucleare che ha visto la partecipazione dei maggiori leader mondiali, da Obama a Hu Jintao.
Nel "riaffermare la responsabilità e il ruolo centrale dell'Aiea nel rafforzare la cornice internazionale della sicurezza nucleare" il documento finale stimola gli stati a aumentare su base volontaria i contributi all'apposito Fondo dell'Aiea. Ma le raccomandazioni più forti sono quelle legate alla gestione dell'uranio altamente arricchito (di cui si auspica il minore utilizzo possibile) e del plutonio per i quali si invitano gli Stati a una gestione più attenta con "la rimozione e l'eliminazione tempestiva dagli impianti dei materiali nucleari che non vengono più utilizzati".

Nel documento si sottolinea "la responsabilità fondamentale degli stati di mantenere un controllo efficace di tutti i materiali radioattivi", visti i rischi connessi al traffico illecito. "La minaccia rimane", ha dichiarato il presidente americano Barack Obama davanti ai rappresentanti di 53 nazioni - "ci sono ancora troppe persone in cerca di questi pericolosi materiali, e questi pericolosi materiali sono ancora vulnerabili in troppi luoghi. Non ci vorrebbe molto, giusto una manciata di questi materiali, per uccidere centinaia di migliaia di innocenti". "La sicurezza del mondo dipenderà dalle azioni che intraprenderemo", ha avvertito il presidente Usa che già, al primo summit sulla sicurezza nazionale dell'anno scorso a Washington aveva esposto la sua visione di un mondo libero da armi nucleari. "Servono passi significativi per eliminare e ridurre l'uso di materiale nucleare, compreso l'uranio altamente arricchito e il plutonio", ha dichiarato il padrone di casa, il presidente sudcoreano Lee Myung Bak.
Dopo il summit di Washington, più di dieci Paesi, fra cui Australia e Argentina, hanno eliminato 400 chili di uranio arricchito con i quali si potevano produrre 16 bombe atomiche. Russia e Stati Uniti hanno rispettivamente eliminato 48 e 7 tonnellate di uranio arricchito. In agenda a Seul anche la sicurezza delle centrali atomiche di fronte ai disastri naturali, ad un anno dalla catastrofe di Fukushima.

Il programma nucleare iraniano e nordcoreano non figurano fra i temi ufficiali ma sono ampiamente trattati negli incontri a margine. Per aumentare la sicurezza nucleare serve "l'innalzamento degli standard di sicurezza per prevenire il verificarsi di incidenti a fronte di eventi naturali o di atti dolosi" ma anche "l'organizzazione coordinata ed efficiente di piani di intervento a livello nazionale, regionale e internazionale per fronteggiare le emergenze". E' l'indicazione fornita dal presidente del Consiglio, Mario Monti, nel suo intervento alla plenaria del summit sulla sicurezza nucleare in corso a Seul. Monti ha anche evidenziato come "si sta inoltre facendo strada l'idea di rafforzare le procedure internazionali di revisione con l'introduzione di visite periodiche di esperti indipendenti non più, come ora, facoltative ma obbligatorie, per verificare l'adeguatezza dei programmi nazionali e indicare i necessari miglioramenti". Per il presidente del Consiglio "il programma degli stress test che si stanno conducendo sui reattori nucleari presenti in Europa potrà fornire indicazioni molto utili ai fini del rafforzamento del regime internazionale per la sicurezza nucleare, con riferimento sia alla nuclear safety, sia alla nuclear security". [Adnkronos/Aki]

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28 marzo 2012
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