All'appuntamento con l'Ue ...

Dopo una lunga giornata di trattative, l'accordo tra il premier ed il Senatur sembra ancora in alto mare

25 ottobre 2011

Silvio Berlusconi aveva lasciato Bruxelles con l'obiettivo numero uno di convincere Umberto Bossi a dare il suo assenso alla riforma delle pensioni. Ma, dopo una lunga giornata di trattative, l'accordo tra il premier ed il Senatur sembra ancora in alto mare.
Alla fine della giornata il Consiglio dei ministri straordinario è terminato senza assumere alcuna decisione, in particolare sul tema previdenziale. Si tratta dunque ad oltranza per cercare una soluzione, dopo l'altolà della Lega, che sul tema pensioni è talmente categorica da minacciare mobilitazioni di piazza.
A dare il polso di una situazione che rischia di sfuggire ad ogni controllo è quanto si apprende in ambienti vicini a Gianni Letta. Secondo il sottosegretario non è possibile andare mercoledì a Bruxelles senza avere misure scritte nero su bianco. "E' a rischio la tenuta del Paese", avrebbe detto il braccio destro del Cavaliere.
E mentre Lega e Pdl continuano a trattare, La Padania, organo ufficiale delle camicie verdi, mobilita la base: "Scontro finale sulle pensioni", è il titolo di apertura a tutta pagina del giornale in edicola oggi. "Oggi il d-day - si legge nell'occhiello - No all'innalzamento dell'età pensionabile. La Lega non arretra di un passo coerente con la posizione già espressa con la manovra di agosto".

Una matassa difficile da sciogliere. Dopo il fallimento di quello di ieri, oggi ci sarà un nuovo incontro ma nessun Cdm (almeno per il momento), e Berlusconi potrebbe presentarsi mercoledì a Bruxelles senza nessun provvedimento varato ma solo, spera, con un accordo politico su un pacchetto di iniziative. La reazione dei partner europei e dei mercati a un tale atteggiamento sarebbe tutta da verificare.
La giornata di ieri è stata convulsa, sia per la maggioranza che per l'opposizione, e di fibrillazione dopo l'aut-aut dell'Unione Europa sulle pensioni. Dentro la coalizione di governo la frattura è difficilmente sanabile: Berlusconi per tutto il giorno ha insistito sulla riforma, dibattito aperto nella Lega, riunita per ore in via Bellerio. Riunione preceduta da una sibillina frase di Maroni: "Abbiamo già dato".
"Non è possibile che ogni volta che c'è da sistemare i conti in questo Paese la prima cosa che viene in mente è di metter mano alle pensioni. Noi diremo di no e, nel caso, siamo pronti a scendere in piazza". Così la leghista Rosi Mauro, segretario generale del Sindacato Padano e vicepresidente del Senato. "Se la richiesta viene fatta dall'Europa - ha sostenuto Mauro - all'Europa ogni tanto si deve dire anche di no. Perché io onestamente non mi sento di dire a gente che ha lavorato 40 anni che si alza l'età pensionabile a 67 anni". "Io credo - ha sottolineato - che il governo abbia il dovere di trovare risorse altrove, di innescare meccanismi nuovi attraverso altre riforme. Ma non quella pensionistica, la nostra risposta è no".

La necessità di toccare le pensioni "è interesse dell'Italia" e la questione va affrontata "non perché piace a Bruxelles, ma perché serve all'Italia", ha affermato il ministro degli Esteri, Franco Frattini replicando alle parole di Rosi Mauro. Di fronte alla prospettiva di una protesta leghista contro la riforma delle pensioni Frattini, al termine di una conferenza stampa alla Farnesina ha replicato: "In questo caso scenderebbero in piazza contro l'Europa, vediamo un po' che succede".
"Penso che possa essere realizzata anche la riforma delle pensioni di anzianità come era stato fatto con lo 'scalone' Maroni nel passato, che fu cancellato da un provvedimento dell'ultimo governo Prodi. Si tratta di ritornare alla filosofia dello 'scalone', ovvero l'eliminazione in tempi certi delle pensioni di anzianità", ha affermato infine il ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione, Renato Brunetta. "I tempi lo richiedono - ha aggiunto - ce lo richiede l'Ue".

La discussione ha investio per tutto il giorno e anche la minoranza. Con Fli che si diceva disponibile a votare la riforma in cambio delle successive dimissioni di Berlusconi. Rocco Buttiglione (Udc) ragionava sull'"l'età pensionabile che va alzata ed è una vergogna che ce lo facciamo imporre dall'Europa invece di capirlo da soli". Nel Pd Marco Follini ricalcava la posizione dei centristi, mentre per Cesare Damiano "non è accettabile intervenire nuovamente sulle pensioni". Il segretario Pier Luigi Bersani provava a mediare, proponendo un pacchetto di misure più ampio: riforma del fisco aumentando la tassazione sulle rendite e alleggerendo il lavoro; liberalizzazioni; sviluppo del sud; riforma complessiva del welfare che preveda un sistema flessibile per il pensionamento con incentivi e interventi che riducano la precarietà dei giovani. Chiusura totale invece da parte di Idv ("La priorità è recuperare le risorse riducendo i costi della politica, a partire dai vitalizi, e combattendo l'evasione fiscale e contributiva"), Sinistra e Libertà ("serve la patrimoniale e la tassazione delle grandi rendite finanziarie") e Prc che invoca lo sciopero generale.

"Nessuno in Ue può darci lezioni" - "Nessuno nell'Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner". All'indomani degli sguardi ironici, poi trasformatisi in sorrisi, tra il cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy a proposito della fiducia in Berlusconi (LEGGI), il premier italiano ha scelto di replicare al siparietto di Bruxelles con una lunga nota, diffusa ieri in serata da palazzo Chigi.
Ma contro le risatine del duo Merkel-Sarkozy, in mattinata il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva espresso tutto il suo "fastidio": "Cercare gesti ed espressioni ridicolizzanti del nostro paese non è opportuno". Per Frattini l'atteggiamento del presidente francese è legato al 'caso Bini Smaghi', il banchiere fiorentino nel board della Bce che rifiuta di dimettersi per far posto ad un esponente francese. "Non si può tentare di mettere in ridicolo l'Italia per una questione del genere. Il presidente francese probabilmente aveva in mente la questione Bini Smaghi, era turbato dal fatto che la poltrona ancora non fosse libera, ma questa è un'altra questione". Forse, ha aggiunto Frattini, "avrebbe desiderato vedere Bini Smaghi rimosso dall'autorità. Lui sa che questo non è possibile". Ma il ministro degli Esteri non è il solo a stigmatizzare il siparietto andato in scena a Bruxelles. Per la leader di Confindustria Emma Marcegaglia "non è accettabile" che "Merkel e Sarkozy si permettono di fare risolini su un grande paese come il nostro". Il nostro, ha sottolineato la presidente degli industriali, "è un paese con grandissimi problemi e io sono una di quelle che più lo ha denunciato e detto con chiarezza però non è tollerabile che due leader di paesi molto importanti dell'Europa, ma comunque di due governi che non rappresentano la Commissione europea né gli organi comuni europei, possano permettersi di fare una cosa di questo tipo". Secondo la Marcegaglia se Merkel e Sarkozy "vogliono avere questo ruolo di famoso direttivo franco-tedesco, allora almeno prendano le grandi decisioni che servono al paese perché quello che è successo fino ad oggi non va in quella direzione".
Da Berlino e da Parigi, intanto, si è cercato di correre ai ripari. "La Germania - ha assicurato il portavoce del governo Steffen Seibert - ha grande fiducia nella gestione italiana della crisi". Dall'Eliseo con una nota si è tentato di minimizzare: "Il cencelliere e il presidente ridevano perché non sapevano chi avrebbe dovuto dare la risposta. E' stato un gesto inteso male".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA, Repubblica.it, Lasiciliaweb.it, Adnkronos/Labitalia]

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25 ottobre 2011

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