Allarme dal Seminario di Erice: nel 2025 odissea sulla Terra

24 agosto 2002
"Nel 2025 un miliardo e duecento milioni di persone non avranno più acqua".

Lo prevede uno studio del professor Andrè Beauchamp - membro della Commissione governativa del Quebec su Etica, Scienza e Tecnologia - illustrato qualche giorno fa ai Seminari internazionali di Erice sulle Emergenze Planetarie.

Secondo quest'indagine, "la guerra dell'acqua può scatenare una grave tensione internazionale".

Già oggi la situazione idrica è critica in Tunisia, dove il fabbisogno è maggiore delle disponibilità, come pure in Marocco, in Israele ed in Siria. Contrariamente a quanto avviene in Italia, dove il problema dell'insufficienza è legato al mancato sfruttamento delle risorse ed anche alle reti idriche fatiscenti, in Medio Oriente manca proprio la disponibilità nel sottosuolo.

"Ad essere maggiormente colpiti dalla penuria di acqua sono i Paesi che si trovano a valle delle sorgenti - spiega Beauchamp - la Turchia, ad esempio, ha deviato parte del fiume Eufrate, riducendone sensibilmente la portata e impoverendo la disponibilità idrica dell'Iraq, posto più a Sud".

Sull'impoverimento delle risorse incide l'elemento multifattoriale. In Occidente manca la cultura del risparmio:secondo Beauchamp, "mediamente nelle campagne non industrializzate il consumo pro-capite giornaliero è di 50 litri, contro i 200 delle città, ma ci sono anche i casi limite, come in Canada, dove il consumo medio giornaliero si attesta sui 350 litri a persona". L'impoverimento delle risorse è influenzato anche dall'esplosione demografica e dall' urbanizzazione selvaggia "con l'alterazione degli equilibri idrogeologici". Naturalmente un contributo negativo lo fornisce l'industria, con gli agenti inquinanti, e l'uso dei pesticidi in agricoltura, che "stanno causando gravi danni alle falde acquifere".

Sempre secondo lo studio, non mancano poi le cause naturali e cioè quelle legate alle variazioni climatiche: "le precipitazioni abbondanti dopo lunghi periodi di siccità - dice Beauchamp - alterano la capacità delle falde di trattenere l'acqua piovana". Ne consegue che, ad esempio, pur cadendo la stessa quantità di millimetri di acqua, ci troviamo a fine anno con una minore riserva. Cosa fare allora? "Ridurre gli sprechi e l'uso di agenti inquinanti". La ricetta, apparentemente semplice, non è però facilmente applicabile.

Secondo gli esperti è necessaria una sensibilizzazione a tappeto dell'intera umanità. Stefano Parmigiani, professore di biologia del comportamento all'Università di Parma, e membro della Società Internazionale per le ricerche sull'aggressività, non usa mezzi termini: "Due popoli possono entrare talmente in conflitto fra di loro per difendere un bene essenziale come l'acqua fino ad usare l'aggressione fisica. Noi umani difendiamo i beni essenziali, ma anche le idee e, paradossalmente, a volte, la religione con le stesse meccaniche dell'aggressione biologica". Le disparità di sviluppo e, quindi, l'asimmetria di risorse primarie - afferma Parmigiani - creano "conflitti gravissimi: se ci fosse un maggiore equilibrio nella distribuzione delle risorse (naturalmente non parlo soltanto dell'acqua) non ci sarebbe neppure il terrorismo. I terroristi non sono psicopatici".

In apertura dei Seminari, era stato il presidente, Antonino Zichichi, a sottolineare come "le radici del terrorismo vanno ricercate nel gap fra Nord (ricco) e Sud (povero)".

Fonte: La Sicilia

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24 agosto 2002

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