Alleanza tra i Paesi contro la mafia globale

La criminalità organizzata ha metodi sempre più vicini a quelli del terrorismo. Serve una lotta globale.

11 ottobre 2010

"Hanno mutuato i metodi del terrorismo, con il quale hanno anche stretto patti di alleanza. Il volto nuovo della criminalità organizzata corrisponde a quello di imprese transazionali che gestiscono beni e servizi illegali".
Il profilo del crimine globalizzato, sempre più somigliante a quello del terrorismo, è stato tracciato all'assemblea dell'Osce (che si è tenuta a Palermo dall'8 al 10 ottobre) dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso.
Quello che le indagini internazionali stanno oggi verificando conferma in sostanza le intuizioni negli anni '80 di Giovanni Falcone che è stato un "eccezionale quanto inascoltato profeta". Grasso ha tracciato le strategie delle mafie che, pur mantenendo la loro sede operativa in Italia, hanno ormai allargato la propria rete con alleanze criminali con le organizzazioni di altri paesi. Sono state create così le condizioni per accordi, impiego comune di uomini e mezzi, spartizione di denaro e dei mercati. Le mafie influenzano e sfruttano i processi geopolitici e offrono servizi secondo la logica di imprese transnazionali.
"Ci siamo trovati di fronte - ha detto Grasso - a traffici legati alla domanda la cui evoluzione è alla base dei mutamenti organizzativi". Le tecniche ormai consolidate si fondano su una flessibilità operativa e su un'organizzazione a cellule di 3-5 elementi che presentano analogie impressionanti con le organizzazioni terroristiche con le quali sono stati accertati scambi ed alleanze.

Contro lo strapotere del grande network criminale si possono mettere in campo due strategie d'attacco: l'aggressione ai patrimoni, come si sta facendo in Italia ha sottolineato il ministro Roberto Maroni, e intese di collaborazione tra i Paesi. Le risposte in sostanza vanno date sullo stesso terreno della globalizzazione. "Come la criminalità non ha più frontiere per i suoi traffici così - è l'opinione di Grasso - anche gli Stati devono mettere in piedi un sistema integrato". Non basta aderire alle convenzioni e ai protocolli. E' necessario che alcuni principi investigativi vengano ripresi dalle legislazioni nazionali. L'Italia lo ha fatto con la sinergia tra magistratura, forze di polizia e governo - "in una parola: lo Stato" - ma non sempre si può contare sulla collaborazione di altri paesi.
L'altra arma di contrasto di indubbia efficacia è quella dei sequestri e delle confische. Il ministro Maroni ha fornito qualche dato: in Italia sono stati sequestrati 28 mila e 700 beni per un valore complessivo di 15 miliardi di euro e confiscati 5.900 beni per 3 miliardi. Il sistema migliore per sconfiggere i criminali consiste, ha aggiunto, "nell'attaccare le basi economiche della loro ricchezza, quale che sia la forma in cui essa si materializza e ovunque essa si trovi".
Da qui la necessità di raccogliere la sfida del crimine transnazionale con accordi e alleanze tra paesi, come ha sottolineato anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano: "La sfida è globale, e la risposta non può che essere globale". Anche se non sempre questo accade. Ma tutti, in questa assemblea autunnale dell'Osce, si sono dichiarati convinti che non c'é altra strada. Dunque, nessuna tolleranza con i paradisi fiscali e coinvolgimento delle associazioni e della società civile nella gestione dei beni sottratti al crimine organizzato.

[Informazioni tratte da Ansa, La Siciliaweb.it, GdS.it]

- La criminalità unita pronta a colpire (Guidasicilia.it, 07/10/10)

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

11 ottobre 2010

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia