Anche a Palermo gli esami universitari si fanno in strada

Contro la 'Riforma Gelmini': "un'università indebolita nel finanziamento è destinata a finire in strada"

19 luglio 2010

Per protesta esami per strada, in viale delle Scienze, davanti alla sede di Agraria dell'Università di Palermo. Un gruppo di docenti della facoltà, per fare sentire la loro voce contro la riforma Gelmini, hanno convocato per questa mattina la sessione di esami di profitto fuori dalle aule universitarie. Per questo, infatti, la parte bassa del campus, da via Brasa al primo ingresso da via Basile, è stata chiusa al traffico. Insomma,  commissioni di esame al lavoro all'aperto.

Sulla riforma sono intervenuti anche il rettore e il Senato accademico con un documento in cui esprimono solidarietà a professori e ricercatori, fanno appello al ministro Gelmini perché riveda le politiche in materia di Università, si impegnano a garanzia dello svolgimento regolare di esami e di sessioni di laurea, in virtù "della inviolabilità di quel patto con gli studenti e con le loro famiglie che costituisce, insieme con l'attività di ricerca, una delle ragioni di esistenza della istituzione universitaria".
L'Ateneo è attraversato da un profondo disagio che si è espresso in diverse forme: astensione sempre più massiccia dei docenti dallo svolgimento dei carichi didattici non istituzionali che sta mettendo in dubbio la capacità di garantire l'avvio di una serena attività didattica per il prossimo anno; mancata partecipazione agli organi collegiali che in alcune facoltà sta impedendo di convocare validamente i Consigli di facoltà e di assumere deliberazioni definitive in merito all'offerta formativa. E, adesso, gli esami in piazza. A queste iniziative si aggiunge l'ipotesi, ventilata da alcune componenti del corpo accademico, di blocco o rinvio degli esami di profitto e di laurea, o di dimissioni di organi quali presidenti di corso di laurea e direttori di dipartimento. Un'ipotesi, quella del blocco degli esami, che rettore e Senato accademico intendono scongiurare sulla base di "precisi obblighi nei confronti non solo degli attuali iscritti ma anche delle generazioni future".

Al ministro e al governo si fa appello per riconoscere l'insostenibilità dei tagli al Fondo di finanziamento ordinario, del blocco del turn-over e del reclutamento "che renderà insostenibile l'offerta formativa". Richiesti anche "modelli di decentramento che consentano alle Università che operano in aree economicamente meno sviluppate di svolgere in modo adeguato la propria funzione istituzionale per la crescita e lo sviluppo". Al centro delle istanze, pure "le effettive possibilità di inserimento nei ruoli universitari dei ricercatori a tempo determinato, dei dottorandi e degli assegnisti che, in mancanza di finanziamenti adeguati, non possono trovare altre strade che l'emigrazione verso Paesi più attenti alla ricerca e all'innovazione". Una situazione ulteriormente aggravata dalle ulteriori penalizzazioni previste nella manovra finanziaria in discussione al Senato, particolarmente pesanti per i più giovani docenti e ricercatori.
"In questo senso - si legge nel documento - riteniamo essenziale che venga quanto meno previsto, come già fatto per altre categorie professionali, il carattere transitorio, con successivo recupero a partire dal 2014, del blocco degli scatti nelle retribuzioni dei docenti universitari e la totale esenzione dei più giovani da un provvedimento che colpisce, in modo intollerabile, già esigue risorse".

Gli esami sotto il sole sono già stati organizzati nelle scorse settimane dai professori delle facoltà umanistiche de La Sapienza, a Roma, dove le sessioni si sono tenute anche di notte, al buio. Perché, come hanno spiegato i docenti, "un'università indebolita nel finanziamento e negli investimenti da parte dello Stato è destinata a vivere periodi bui e a finire in strada". [Adnkronos/Ing, Ansa]

 

 

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19 luglio 2010

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