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Ancora raid Nato a Tripoli, mentre i ribelli avanzano

I 15 paesi che che hanno riconosciuto il Cnt propendono per una soluzione politica per l'uscita di scena di Gheddafi

15 giugno 2011

Gli aerei da guerra della Nato hanno attaccato Tripoli la scorsa notte dopo che i ribelli hanno respinto le forze fedeli al leader libico Muammar Gheddafi su tre fronti, portandosi più vicini alla capitale.
Gli attacchi giungono dopo la pausa dell'altro ieri nei bombardamenti Nato su Tripoli, anche se forti esplosioni scuotono la città la città praticamente ogni giorno.
La tv di Stato ha detto che le bombe hanno colpito obiettivi civili e militari a Firnag, una delle zone con più abitanti della capitale, e Ain Zara aggiungendo che ci sono delle vittime.
In precedenza i ribelli avevano cercato di avanzare verso est, puntando al centro petrolifero di Brega per estendere il loro controllo sulla regione, centro da cui è partita la ribellione contro il regime di Gheddafi, in corso da quattro mesi.
I ribelli hanno però conquistato la città di Kikla, 150 chilometri a sud-ovest di Tripoli e si sono spinti anche parecchi chilometri a ovest di Misurata, loro roccaforte, fino a giungere alle porte di Zlitan, centro in mano al governo.
I capi della difesa della Nato si sono incontrati lunedì a Belgrado per discutere della missione, dopo che il segretario della Difesa Usa Robert Gates ha accusato alcuni alleati europei di non fare la propria parte. Un alto comandante della Nato è parso sollevare dubbi sulla capacità dell'Alleanza di gestire un intervento di lunga durata in Libia. "Stiamo effettuando questa operazione con tutti i mezzi a nostra disposizione e nel modo migliore. Se l'operazione dovesse protrarsi nel tempo la questione delle risorse diventerà fondamentale", ha spiegato il generale Stephane Abrial.

E sono 15 finora i paesi che hanno riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) costituito dagli insorti libici a Bangasi, come unico rappresentante legittimo del popolo libico. Ieri è arrivato il riconoscimento da parte del primo paese dell'America Latina, Panama, il cui governo ha espresso il suo sostegno agli sforzi del Cnt per dare un governo "libero, pacifico e democratico al popolo libico". Poche ore prima era stata la volta del Canada, per il quale il Cnt è passato da "valido interlocutore" a "legittimo rappresentante". L'annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri, John Baird, il quale ha spiegato che si tratta del primo passo in una più ampia strategia di coinvolgimento, che prevede anche incontri con gli insorti, che avevano già nominato un rappresentante in Canada. Ottawa ha inoltre annunciato un nuovo finanziamento da 1,5 milioni di euro in aiuti umanitari a favore dei ribelli.
Tra i paesi arabi, ad aver riconosciuto il Cnt ci sono Emirati Arabi Uniti, Giordania e Qatar, mentre in Africa, a voltare le spalle ufficialmente al colonnello Muammar Gheddafi sono stati il Gambia e il Senegal. Quest'ultimo paese era stato inizialmente indicato come uno dei possibili candidati ad ospitare Gheddafi in caso di esilio. Lo scorso 9 giugno, il presidente senegalese Abdoulaye Wade è invece volato a Bengasi per incontrare i leader del Cnt e ha invitato il colonnello a lasciare il paese, offrendogli aiuto per uscire dalla scena politica. Wade ha lanciato un vero e proprio appello al leader libico, affermando: "Ti guardo negli occhi, prima te ne andrai, meglio sarà".
Ampio il riconoscimento del Cnt in Europa. Francia, Germania, Italia, Malta, Regno Unito e Spagna lo considerano l'unico interlocutore legittimo. Gli insorti, infine, godono del riconoscimento di Usa e Australia.

Il ministro Frattini sulla Libia: "Una soluzione politica per l'uscita di scena di Gheddafi" - "La situazione non è di stallo, nessuno pensava di fare piazza pulita a colpi di bombe, non era questo l'obiettivo, non era l'obiettivo quello di uccidere né Gheddafi né la sua famiglia, ma la situazione ha consentito di salvare migliaia e migliaia di vite umane. Ora occorre una soluzione politica per l'uscita di scena di questo regime". Lo ha detto il Ministro degli Esteri Franco Frattini, in un incontro a Fiesole, rispondendo alla domanda se in Libia ci sia una situazione di stallo. "Il Consiglio nazionale transitorio - ha poi osservato il Ministro - che viene riconosciuto ogni giorno da importanti Paesi, da ultimo la Germania, ci ha proposto come soluzione un governo di riconciliazione nazionale che includa Tripoli e la Tripolitania ma escluda il rais e la sua famiglia. Questa è una condizione minima, specialmente dal momento in cui il procuratore della Corte penale internazionale chiede che Gheddafi sia arrestato".

Le decisioni del Gruppo di Contatto, riunito ad Abu Dhabi il 9 giugno scorso, vanno nella direzione della soluzione politica indicata da Frattini. Il Gruppo, che indica come modello da seguire quello italiano (la dichiarazione Italia-Cnt firmata il 31 maggio a Bengasi), "incoraggia i partecipanti a esplorare vie e strumenti nazionali per fornire aiuti finanziari sostanziali al Cnt, attraverso i meccanismi che consentano a entità controllate dal Cnt di esportare idrocarburi e fornire garanzie", per rispondere alle "urgenti necessità della popolazione. Il futuro governo della Libia - si afferma nel documento finale della riunione - dovrà onorare gli obblighi finanziari assunti dal Consiglio nazionale transitorio" ed "il Gruppo di contatto lavorerà con il futuro governo libico per assicurare che i crediti forniti al Cnt siano assunti dal successivo governo". "I partecipanti sottolineano anche - prosegue la dichiarazione - l'importanza del sostegno internazionale per aiutare il Cnt a riattivare la produzione ed esportazione del petrolio". E proprio in riferimento ai nuovi assetti della Libia, il Gruppo ribadisce che "Gheddafi se ne deve andare" e sottolinea che "la transizione politica deve essere basata sull'approccio inclusivo espresso nella 'Road map per la Libia' del Cnt" per il dopo-conflitto. Si riconosce inoltre che "il Cnt ha fatto importanti passi per migliorare la propria organizzazione e la sua affidabilità" e "apprezza gli sforzi del Cnt per rafforzare l'inclusività e incorporare tutte le componenti della società civile libica, le componenti della società civile libica".

[Informazioni tratte da Reuters.it, Adnkronos/Aki, Aise]

 

 

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15 giugno 2011
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