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Ancora sul reato di immigrazione clandestina

Il botta e risposta tra l'Associazione nazionale magistrati e il Guardasigilli

07 giugno 2008

Introdurre il reato di immigrazione clandestina creerebbe "gravissime disfunzioni per il sistema giudiziario e per il sistema carcerario". Così come solleva "perplessità" l'ipotesi di prevedere un'aggravante per chi si trova irregolarmente in Italia.
Non ha usato mezzi termini Luca Palamara, presidente dell'Associazione nazionale magistrati, in un passaggio della relazione con la quale ieri mattina ha aperto a Roma il 29esimo congresso del 'sindacato delle toghe'.

Parlando davanti al capo dello Stato Giorgio Napolitano, il leader dell'Anm ha messo in guardia sulle pesanti conseguenze che deriverebbero da questa innovazione legislativa messa a punto dal governo, ricordando di aver espresso al ministro della Giustizia Angelino Alfano "condivisione per gli interventi in tema di circolazione stradale e di accelerazione del processo penale, ma abbiamo espresso perplessità sulla proposta di introdurre un delitto di ingresso illegale nel territorio dello Stato con pena fino a 4 anni di reclusione e arresto obbligatorio in flagranza".
Al di là delle valutazioni politico-criminali, Palamara ha sottolineato che questo nuovo reato creerebbe gravissime disfunzioni soprattutto "nei piccoli uffici dell'Italia meridionale, maggiormente esposti al fenomeno degli ingressi illegali e sarebbe praticamente impossibile celebrare ogni giorni centinaia di udienze di convalida dell'arresto e processi per direttissima. Tutto ciò - ha aggiunto - senza alcun reale beneficio in termini di effettività delle espulsioni e riduzione del fenomeno dell'immigrazione clandestina".
Perplessità sono state espresse dal presidente dell'Anm anche riguardo l'aggravante comune "legata alla condizione di irregolarità dello straniero sul territorio nazionale che, ove non diversamente calibrata potrebbe determinare un aumento della pena esclusivamente in ragione della condizione soggettiva del colpevole anche nei casi in cui non si ravvisi alcuna incidenza sul disvalore del fatto determinando in tal modo una eventuale incompatibilità con il principio di uguaglianza".

Secondo l'Anm la priorità per la giustizia è intervenire sulla durata dei processi. Palamara ha sottolineato che una valutazione sull'eventuale opportunità di interventi di correzione o modifica alla riforma dell'ordinamento giudiziario "potrà essere fatta solo all'esito di una verifica sul campo del funzionamento del nuovo sistema. Il sistema giudiziario - ha incalzato l'Anm - versa in una gravissima crisi di efficienza e funzionalità che si sta trasformando in crisi di credibilità della giustizia".
Allo stesso tempo, occorre contrastare attivamente "ogni forma di deriva individualistica e ribadire con vigore l'importanza della dialettica e del confronto tra i magistrati. Deve essere chiaro che l'Associazione nazionale magistrati è la casa di tutti i magistrati, il luogo nel quale gli stessi dibattono e si confrontano nel rispetto delle diversità delle idee e non un luogo nel quale si realizza un carrierismo giudiziario ed extragiudiziario". Palamara ha sottolineato che è perciò necessario evitare "una difesa corporativa ed aprioristica", mentre ha ribadito "con forza che le correnti devono essere solamente espressione dei diversi modi di intendere il mestiere del magistrato".
Il numero uno dell'Anm ha assicurato infine "leale collaborazione con la politica e tra tutte le istituzioni nel rispetto reciproco che significa reciproca legittimazione". Palamara ha poi auspicato che la nuova legislatura possa essere "occasione per avviare un processo riformatore che restituisca efficacia e credibilità alla giustizia".

La risposta del ministro della Giustizia, angelino Alfano, non è tardata ad arrivare. "Il reato di immigrazione clandestina esiste in numerose legislazioni occidentali e non ha creato guasti". Così Alfano, ieri da Lussemburgo per partecipare al Consiglio Ue Giustizia e Affari interni, alle obiezioni avanzate dall'Anm. "Anzi - ha proseguito il ministro Alfano - noi riteniamo che possa essere una misura di deterrenza forte che disincentiva l'ingresso nel nostro paese di immigrati che abbiano la voglia di essere clandestini". E in ogni caso, ha assicurato Alfano, "nell'ambito della discussione in Parlamento noi certamente accoglieremo quelle soluzioni migliorative, che siano confermative del reato di immigrazione clandestina, ma che possano evitare disfunzioni sia in sede di impatto sulle carceri sia di ingolfamento di processi". "Noi - ha aggiunto il Guardasigilli - in Parlamento siamo certi di trovare la soluzione più equilibrata che consenta un effetto deterrente di chi vuole essere illegalmente in Italia, e contemporaneamente un'efficienza complessiva del sistema". Un sistema, ha sottolineato, "che, vorrei ricordare, ha fallito sul versante delle efficacia delle espulsioni", altrimenti "non avremmo avuto la necessità di assumere la decisione che abbiamo preso".
Inoltre, ha annunciato Alfano, "prima dell'estate presenteremo delle norme che hanno l'obiettivo di accelerare la conclusione dei processi. Il centro della nostra battaglia sarà l'efficienza del sistema giustizia".

Fonte: Adnkronos

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07 giugno 2008
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