Antichrist

Lars von Trier ha fatto il film più pretenzioso è più pazzesco della sua carriera

22 maggio 2009

Noi vi segnaliamo...
ANTICHRIST
di Lars von Trier

Alla morte del figlio, una coppia in lutto che sta cercando di ritrovare un po' di serenità si trova sopraffatta da misteriose forze della natura...

Anno 2009 
Nazione Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia
Produzione Zentropa EntertainmentS23, Zentropa International, Slot Machine, Memfis Film, Trollhättan, Lucky Red, Danish Film Institute, Nordic Film & Tv Fund, Film I Väst, Swedish Film Institute, FilmStiftung NRW, Arte, ZDF, Canal+, DFFF, CNC 
Distribuzione Key Films
Durata 104'
Regia, Soggetto e Sceneggiatura Lars von Trier
Con Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg
Specifiche tecniche Red One Camera, 35 MM
Genere Horror
Film vietato ai minori di 18 anni


In collaborazione con Filmtrailer.com

"Ho fatto un horror pornografico per sfuggire alla depressione"
di Jacob Wendt Jensen
(Traduzione di Anna Bissanti - la Repubblica, 5 maggio 2009)

"Antichrist è un film che ho scritto di getto, di istinto, senza troppe analisi". Lars von Trier festeggia 25 anni di cinema e racconta del suo ultimo film, Antichrist appunto, in concorso al Festival di Cannes. Del film finora si sono viste alcune immagini e il trailer. Una è un'immagine degli unici due interpreti, Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg, che fanno l'amore sdraiati ai piedi di un grande albero, dai cui rami spuntano mani umane che li accarezzano, un'immagine impressionante. Il trailer è decisamente più tradizionale. "Se hai visto il trailer, in pratica hai visto tutto il film" dice Lars von Trier con una smorfia. La storia di Antichrist è semplice: un uomo e una donna si ritirano in un piccolo rifugio in una foresta a piangere la perdita del figlio e cercare di andare avanti con la loro vita.

Nella fase preparatoria lei ha visto moltissimi film dell'orrore giapponesi. Che impronta ha dato al suo film dopo averli visti?
"Alcuni dei film giapponesi dell'orrore che ho visto erano molto piacevoli e ben fatti. Per esempio "The ring". Ma non mi hanno influenzato direttamente. Sono pervenuto ormai a una mia versione personale dell'horror: di rado un film resta nel solco del genere al quale appartiene dopo essere passato per le mie mani. Se parto col voler fare un film horror, poi magari finisco col fare qualcosa di ancora più estremo. Come qui".

Il film riflette qualcosa della sua vita personale?
"No, non proprio. Antichrist si ispira molto a Strindberg. Ma anche Dante mi è stato di grande ispirazione. Del resto, chi non ne è stato influenzato? Il film oltre a varie tematiche, affronta anche quella di un personaggio in terapia, quindi qualcosa che io ho vissuto direttamente".

Il film ha due soli protagonisti: una novità per il suo cinema.
"È stato stimolante fare una cosa completamente nuova. Uno pensa che un film così sia destinato a essere noioso, ma mi auguro che non lo sia affatto. Se però giro due volte la stessa tipologia di film di sicuro mi annoio io. E per evitare di annoiarmi mi piace sperimentare, cimentarmi sempre in qualcosa di nuovo. Vado dove mi porta la passione".

Perché ha scelto Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg?
"È stato magnifico lavorare con entrambi. Charlotte è una persona molto riservata. È arrivata tardi in questa produzione, e penso che parte del problema che abbiamo incontrato nel trovare un'attrice davvero interessata al progetto dipende dalla natura in qualche modo pornografica del film. Diciamolo: non è un film per tutti. Immagino che sia questa la ragione per la quale molte attrici alla fine rifiutavano la parte. Willem Defoe è stato anche lui eccezionale con tutte le sfide che ha dovuto affrontare".

Da dove nasce il titolo "Antichrist"?
"È un titolo ben azzeccato. È difficile spiegare per quale motivo il film si intitoli proprio così. Sono sicuro che scoprirò che gli spettatori trarranno conclusioni diversissime in merito".

Nel film pare che non si parli espressamente di religione, ma qual è la sua posizione sull'argomento?
"Sono sempre più convinto che la religione sia soltanto un mucchio di idiozie. Mi sembra qualcosa che alcuni hanno inventato per far sì che tutti gli altri si comportassero in un certo modo. La religione è un insieme di leggi create dagli uomini, che non hanno nulla di divino. Forse nel mondo c'è qualcosa di divino - non mi sento di escluderlo - ma tenendo presente che sono un democratico, è difficile poi scegliere una religione rispetto a un'altra. Quale si dovrebbe scegliere? Le sembra giusto che chi abita in un dato continente debba essere salvato e gli altri popoli debbano essere destinati a un'eterna condanna?".

Ha detto di essere entrato in terapia. Perché?
"Tre anni fa ho sofferto di depressione per la prima volta in vita mia. Con questo film ho cercato di reagire, di riprendermi rispetto a quando me ne stavo sdraiato a letto a fissare il muro per giorni. L'ho fatto per due mesi, ininterrottamente, senza avere l'energia di fare altro. È stata un'esperienza molto difficile. A quel punto non immaginavo nemmeno di poter tornare a fare un altro film. Ciò significa che per Antichrist non è che io abbia lavorato proprio a pieno regime. I medici mi hanno detto che occorre proseguire le terapie farmacologiche fino a cinque anni dopo la fine della depressione".

Ha idea del perché è caduto in depressione?
"Nessuno sa di preciso per quali motivi si cada in depressione, ma io ho una mia teoria. Sono anni che combatto contro alcune fobie e credo che quando le fobie diventano intollerabili, il corpo cerchi in un certo senso di prendersi una pausa, e in questa situazione si cade in depressione. L'intensità della depressione può variare, e alcune persone vogliono gettarsi giù da un ponte. Ma nel mio caso non è stato così. Anche se forse alcuni critici cinematografici l'hanno sperato".

Cosa si aspetta dal festival di Cannes?
"Andare a Cannes è sempre un investimento... Così posso finanziare il mio prossimo film".

La critica
"Ingannati dalle allettanti promesse di pornografia, erano corsi a frotte al cinema, intasandolo tutto un´ora prima dell´inizio del tanto atteso nuovo capolavoro di Lars von Trier, dal titolo sulfureo, Antichrist, quindi adatto a suscitare i tanto benedetti scandali. In preda a una forte depressione, come lui stesso ha rivelato, il regista danese ha scelto come terapia non un analista o gli psicofarmaci, ma un film che lo guarisse attraverso momenti di massimo horror ginecologico, quali il taglio con forbici del proprio clitoride da parte della fuori di testa Charlotte Gainsbourg, che aveva però provveduto prima a inscenare un horror penico, dando una tremenda legnata al membro del marito Willem Dafoe, seguito da masturbazione sanguinolenta più trapanazione di una gamba con inserimento di un ferro chiuso da una mola. Inizio tragico, in bianco e nero: la coppia di brutti e bravi Dafoe e Gainsbourg sta facendo l´amore accanto alla lavatrice e intanto il loro delizioso piccino Nic precipita dalla finestra. Noiosissimo, il marito con alterigia antipatica la porta in un capanno in una fitta foresta (simboli su simboli, sciamanesimo, psicanalisi, esoterismo) per guarirla dalla disperazione e dove invece chiunque impazzirebbe. Qui misteriosamente la signora si rivela una strega, per lo meno una che stava facendo una tesi sul Ginocidio con tutti i libri del caso compreso il cinquecentesco Malleus Maleficarum che dettava legge su come torturare e ammazzare le donne considerate streghe. Tra il pubblico, risate quando gli animali stregati parlano (una volpe, «il caos regna»), grida di raccapriccio quando la signora spettinata usa forbice e bastone e cerca di sotterrare il marito, che forse se lo meriterebbe data la supponenza. Il regista tanto amato e premiato ha un bel spiegare che parlare di caccia alle streghe non vuole dire approvarla ma il pubblico molto provato ha il diritto di pensare che il film sia frutto di un suo risentimento angosciato contro le donne o una donna. Nel film ci sono solo i due protagonisti, che stanno sempre senza mutande e pur piangendo per l´insopportabile lutto si cavalcano continuamente. Vera opera da strega, che non solo stregonescamente metteva le scarpe sbagliate al figlioletto maschio, ma appena poteva si masturbava tutta nuda, anche tra le felci!"
Natalia Aspesi, 'la Repubblica'

"Lars Von Trier tu davvero, ma davvero, non ami le donne! (...) Sembra ci sia una traccia puritana nel suo lavoro che lo porta a punire le donne per il loro essere sessualmente attive."
Wendy Ide, 'The Times'

"Il film più pretenzioso o il più pazzesco della carriera? Risposta: entrambe le cose. E' Von Trier allo stato puro".
Luis Martinez, 'El Mundo'

"Se si fosse limitato a una successione compulsiva di amplessi e masturbazioni, per realizzare un porno selvaggio con qualche pretesa di originalità, avrebbe pure potuto essere divertente ma Lars Von Trier, col suo complesso di artista di rottura, ha sentito il bisogno di infilarci discorsi pseudopsicologici (...) Probabilmente Antichrist prenderà qualche premio... L'imbecillità travestita di trasgressione ha sempre molti adepti specie in questi templi della cultura che sono i festival."
Carlos Boyero, 'El Pais'

"Per un'ora Antichrist è doloroso ma abbastanza bello. Nell'ultima mezz'ora (dura 104 minuti) impazzisce in un masochistico gioco di distruzione reciproca."
Alberto Crespi, 'l'Unità'

"L'uso del cinema come terapia è molto comune. (...), ma la catarsi avviene ai danni dello spettatore. Nel caso di Antichrist la sensazione di trasmissione ad altri della propria angoscia è particolarmente forte. (...) la connessione del dramma individuale con quello storico delle presunte streghe e soprattutto l’allusione del titolo all’Anticristo (il bimbo morto aveva piedi caprini) restano gratuite. È come se von Trier avesse cercato uno sfondo suggestivo per evitare la trappola dell’intimismo. In effetti ha scansato questa per cadere in un'altra, quella dello splatter d'autore (...)"
Maurizio Cabona, 'il Giornale'

"(...) peni che buttano sangue, macine da mola infilate nelle gambe, labbra vaginali automutilate, in una mezz'ora finale di sofferenze sado-maso a cui i due attori si sottopongono con una costanza degna di miglior causa. E che ottengono solo lo scopo di confermare il regista danese come il più inutilmente provocatorio campione del disprezzo femminile."
Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera'

"Lars von Trier cuts a big fat art-film fart with "Antichrist." (...)"
Todd McCarthy, 'Variety'

"Dolore, lutto, espiazione. Horror danese. Membra che escono dalle radici degli alberi, quadri di Doré, incubi fluorescenti, ghiande dell'altro mondo che piovono sullo chalet dove la coppia va a rifugiarsi per guarire dalla depressione, quella che ha spinto il regista, per sua stessa ammissione, ai confini della realtà. La terapia - lui, meno traumatizzato, segue l'evoluzione isterica di lei - non funziona. Il diavolo è più forte, solleva vento e cupi presagi. In fondo, i due hanno fatto fuori il suo messaggero. In questo pasticcio di generi, Lars von Trier non dimentica che la donna è aperta all'inferno, che la sua vagina è una tana di mostri, e scatena la madre ferita in una ridda satanica. Fontanelle di sangue dal pene frantumato, un ferro ficcato nella gamba e fissato con una mole, strangolamenti ed autoescissioni, scene alla 'Misery', martelli, pale e chiavi inglesi. Ci mancava solo il genere comico alla 'Scream' per questo cristologico manifesto sessista."
Mariuccia Ciotta, 'il manifesto'

"Lars Von Trier filma i demoni della propria depressione, non concedendo nessuna attenuante allo spettatore. Realizza un film violentemente sincero, quasi un flusso di coscienza a ventiquattro fotogrammi. Se scandalo era annunciato, scandalo è stato. Il dolore della donna si trasforma in un trattato di sevizie corporali: scorrono in sequenza autoinfibulazioni a colpi di forbice fino a gambe trapanate da un bullone. Mutilazioni dai risvolti horror che farebbero rabbrividire anche Dario Argento, 'Argento chi?' ha detto il regista in conferenza stampa. Più che dalle parti di 'Lussuria' siamo tra quelle della saga di 'Saw'. Un pastiche religioso antropologico animalesco - una volpe a un certo punto esclama 'qui regna il caos' - che non è piaciuto alla critica, fischiando alla fine della proiezione."
Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista'

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22 maggio 2009

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