Arte, polvere e oblio

A Palermo, sotto la polvere e l'abbandono, forse nascosta una tela dell'artista seicentesco 'Spagnoletto'

25 ottobre 2010

Sotto la polvere che copre un quadro seminascosto in una chiesa di Palermo potrebbe nascondersi la pennellata dello 'Spagnoletto', al secolo Jusepe de Ribera, uno dei maggiori pittori del '600.
La scoperta è dello studioso e storico dell'arte Giovanni Melazzo, che lo attribuisce al Ribera confortato da altri studiosi siciliani.
Il dipinto, che raffigura una Deposizione di Cristo, è collocato nella cappella intitolata alla Madonna dei Sette Dolori nella chiesa di Santa Caterina, un gioiello del barocco palermitano che però versa in condizioni di degrado che rischiano di compromettere anche la tela.

"Il dipinto - ha spiegato Melazzo - è di livello qualitativo altissimo. Purtroppo è collocato in un sito buio e umido e servirebbe un'accurata pulitura per stabilirne con certezza la paternità". Melazzo tende a datarlo intorno ai primi anni '40 del '600, periodo in cui Ribera era molto attivo e amatissimo dall'aristocrazia palermitana. "Sappiamo inoltre - ha aggiunto lo studioso - che Ribera aveva eseguito intorno al 1640 per il Protonotaro del Regno di Sicilia a Palermo, Cristoforo Papè, alcuni dipinti di soggetto sacro, tra cui proprio un Seppellimento di Cristo, iconografia affine al Compianto e alla Deposizione, che è disperso. A ulteriore conferma dei numerosi rapporti di committenza che il pittore spagnolo intratteneva con importanti personalità siciliane, anche il principe Antonio Ruffo di Calabria esibiva con orgoglio a Messina, nella sua prestigiosa collezione, proprio una grande Pietà, eseguita dal Ribera tra il 1649 e il 1650". La paternità della Deposizione, dal punto di vista dei documenti, è avvolta nel mistero. Resta però forte la convinzione di Melazzo: "La pittura siciliana del '600 - ha affermato - è di livello qualitativo molto basso. La Deposizione della chiesa di Santa Caterina, invece, è opera di un artista completo e maturo per tecnica e cultura, disinvolto nell'affrontare tematiche sacre e perfettamente aggiornato sulle esperienze del naturalismo caravaggesco. Non c'è dubbio - ha aggiunto lo studioso - sull'attribuzione a Ribera o, se non necessariamente alla sua mano, quantomeno alla sua ristretta cerchia napoletana". "Purtroppo - ha spiegato ancora Melazzo - la chiesa di Santa Caterina versa in condizioni di grave degrado: c'è molta umidità, presenza di muffa bianca, e il sistema elettrico è obsoleto. Occorrerebbe intervenire subito staccando il quadro dalla parete, pulendolo dalla polvere e dal grasso che lo ricoprono, salvandolo da danni ulteriori. La valutazione del costo - ha chiarito lo studioso - era già stata fatta nel 2007 dal professor Vincenzo Scuderi, storico dell'arte ed esperto del '600 siciliano che, per conto dell'Associazione Salvare Palermo, l'aveva quantificato in 3.200 euro".

Ma chi pagherebbe? "La soprintendenza non ha soldi", ha spiegato Elvira D'Amico, responsabile per i beni storici, artistici e iconografici della sovrintendenza siciliana ai Beni culturali e ambientali. "Abbiamo fatto un sopralluogo - ha detto la D'Amico - e abbiamo visto che effettivamente si tratta di un'opera di altissima qualità pittorica ricoperta da un notevole strato di sporco. Noi però abbiamo budget molto limitati e ci rendiamo conto che anche la chiesa, che appartiene al Fec (il Fondo edifici di culto del ministero degli Interni, ndr) e che è una delle più belle chiese di Palermo per la qualità della decorazione a marmi mischi e per le sue opere d'arte, andrebbe restaurata in fretta. Ma non possiamo permettercelo".

La chiesa di Santa Caterina Vergine e Martire, che sorge a Piazza Pretoria, accanto al Palazzo delle Aquile, sede del Municipio, risale al 1596 ed è annessa al trecentesco monastero delle suore domenicane di clausura, le cui badesse appartenevano alle più importanti famiglie aristocratiche della città.
Nel monastero sopravvivono ancora alcune anziane monache di clausura che non hanno contatti con il mondo esterno. Per questo la chiesa di Santa Caterina, considerata da sempre 'cappella del monastero', è semisconosciuta anche agli stessi palermitani che la vedevano sempre chiusa. Da due anni, grazie all'associazione Itiner'Ars, la chiesa è aperta e visitabile tutte le mattine pagando un biglietto di 2 euro.
La gestione pratica della chiesa di Santa Caterina ricade tra i compiti dei frati Domenicani di Palermo. "Custodi sono le monache - ha spiegato padre Pippo, priore dei Domenicani - noi diamo loro una mano per le cose che non possono gestire in quanto monache di clausura. Purtroppo nella chiesa ci sono infiltrazioni d'acqua, l'impianto elettrico è vecchissimo, non a norma, con i vecchi fili ricoperti di stoffa che con l'umidità rischiano di saltare e di causare incendi". L'allarme che lancia il religioso riguarda però anche le opere d'arte che fanno parte della chiesa: "Gli affreschi e le decorazioni - sottolinea padre Pippo - si stanno rovinando e c'è anche il pericolo di distacco dei marmi. Sono stati fatti solo piccoli interventi, grazie ai fondi recuperati attraverso i biglietti d'ingresso in chiesa, ma si tratta di lavori d'emergenza per evitare il peggio. Quanto alle opere custodite - spiega ancora padre Pippo - c'è una scarsissima se non inesistente documentazione. Santa Caterina è di pertinenza di un monastero e queste chiese erano sempre chiuse e di conseguenza quasi mai meta degli studiosi".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

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25 ottobre 2010

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