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Asili, anziani e assistenza sociale: tagli drastici nei Comuni del Sud. I più forti, forse, se la caveranno

Cosa lascia il vecchio governo, e cosa trova il nuovo?

22 aprile 2005

Cosa lasciano i ministeri del primo governo Berlusconi, e cosa troveranno quelli del governo Berlusconi bis?
Beh, un bel po' di cosette che andare qui ad elencare presupporrebbe un bel trancio di lavoro e di spazio.
Concisamente, per prenderne ad esempio una, vediamo quello che lascia il ministero leghista del welfare, arrivato nella prima legislatura berlusconiana al capolinea.
Una ''Fine corsa'' del welfare toccata alle città del Mezzogiorno, là dove si concentrano le fasce sociali più deboli, dove la disoccupazione è a due cifre, dove gli asili nido scarseggiano.
In cinque anni, dal 1999 al 2003, denuncia uno studio della Cgia di Mestre (l'associazione degli artigiani e delle piccole imprese) senza usare giri di parole, la spesa sociale dei comuni del Sud è crollata. Precipitata, in alcuni casi.
A Caserta, la città più mal messa, è scesa del 78,2%, per una spesa pro-capite di 41,3 euro.
Peggio, sta solo Crotone: qui il Comune non riesce a investire più di 40,4 euro a persona.

I tagli, nei capoluoghi di provincia del Sud, sono quasi tutti a due cifre. E il risultato è desolante: si spende meno per gli asili nido, per l'assistenza ai disabili, per gli anziani, per i minori e per le famiglie in difficoltà. Si taglia nei servizi alla persona e nella beneficenza.
Una sacca di resistenza la si può invece trovare al Nord. Qui i comuni tagliano meno e soprattutto investono di più, in termini assoluti. I più virtuosi sono quelli delle Regioni a statuto speciale. A Trento sono 551 gli euro pro-capite investiti nell'assistenza, 400,4 a Bolzano. I due comuni più attenti al welfare, tra i 105 capoluoghi analizzati dalla Cgia.

Stretti tra i tagli ai trasferimenti dello Stato centrale e i vincoli di bilancio, molti comuni, che hanno manifestato e ri-manifestato contro queste politiche, alla fine non hanno potuto far altro che diminuire l'assistenza pubblica (-11,5 a Napoli; -12,2 a Catania (che fa parte di una regione a statuto speciale); -34% a Reggio Calabria).
''Ma quello che preoccupa maggiormente - commenta il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi - è la riduzione della spesa sociale registrata in alcune delle più grandi città del Sud, dove si concentrano estese sacche di povertà e disagio sociale''.
Si potrebbe sperare in un'inversione di tendenza dell'ultima ora con il Berlusconi bis, ma francamente, sperare in una cosa del genere, sa un po' di azzardo.
''Alla luce della difficile situazione di bilancio di molti enti locali meridionali - spiega Bortolussi - è difficile pensare di invertire la tendenza registrata negli ultimi anni''. I tagli ai trasferimenti dallo Stato agli enti locali si sono tutt'altro che interrotti.
E qualcuno ancora si chiede com'è che la maggioranza di governo ha perso le elezioni regionali.

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22 aprile 2005
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