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Assolto il "postino" di Bernardo Provenzano

La Corte d'Appello di Palermo ha scagionato Simone Castello, condannato in primo grado a 9 anni e 6 mesi

18 ottobre 2011

Condannato in primo grado a 9 anni e mezzo, ieri sera è stato assolto dai giudici della Corte d'Appello di Palermo Simone Castello, ritenuto dagli investigatori il 'postino' del capomafia Bernardo Provenzano durante la sua latitanza. Castello, difeso dall'avvocato Raffaele Bonsignore, era stato accusato di portare a Provenzano i famigerati "pizzini", permettendogli così di tenere i contatti con i clan. L'uomo, dopo la lettura della sentenza, è stato scarcerato.
Il giudice ha anche disposto la restituzione a Castello della Sicil Fruit, una società di import-export di frutta ed ortaggi del valore di circa 2 milioni e mezzo di euro.

Scagionati anche altri due imputati, Cristoforo Morici, che in primo grado era stato condannato a 5 anni e 4 mesi, e Leonardo Ficano, condannato a 2 anni e 10 mesi.
Morici era già stato scarcerato dopo la richiesta di assoluzione del pg. Ficano è uscito di prigione dopo la lettura del verdetto.

Altro colpo di scena della sentenza è la non concessione dell'attenuante della collaborazione con la giustizia al neopentito Stefano Lo Verso a cui però è stata lievemente ridotta la pena: in primo grado aveva avuto 6 mesi in continuazione con una precedente sentenza, ieri ne ha avuti 4 (in tutto dovrà scontare 5 anni).
Lo Verso è ritenuto uno dei collaboratori più importanti degli ultimi anni e ha gestito parte della latitanza di Provenzano.

Pene confermata invece per Onofrio Morreale condannato a un anno in continuazione con una vecchia pena (in tutto aveva avuto 12 anni e 11 mesi) e Giuseppe Comparetto che aveva avuto un anno in continuazione con una vecchia condanna, quindi in tutto 5 anni e 8 mesi. Mentre a Massimiliano Ficano è stata tolta l'aggravante della qualità di capomafia e scontata la pena da 12 anni a otto anni e otto mesi. Gli imputati sono stati arrestati nell'ambito dell'indagine denominata "Crash" e rispondevano, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata alle estorsioni, detenzione di armi e intestazione fittizia di beni. L'operazione prende il nome da un'officina per la demolizione delle auto da dove partirono le indagini condotte tra il 2005 e il 2006.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, ANSA]

 

 

 

 

 

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18 ottobre 2011
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