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At the End of the Day - Un giorno senza fine

Un thriller dal sapore internazionale per l'esordio del "regista di videoclip" Cosimo Alemà

26 luglio 2011

Noi vi segnaliamo...
AT THE END OF THE DAY
di Cosimo Alemà

Alex, Riko, Chino, Thomas, Diana, e le sorelle Lara e Monica decidono di vivere un'avventura nella natura selvaggia e giocare una partita di 'Soft-Air' tra amici. Armato di fucili giocattolo, il gruppo arriva nel bosco scelto come location senza sapere che quel posto in passato è stato utilizzato come base militare per operazioni segrete. Ben presto, infatti, tutti loro diventeranno consapevoli di non essere soli e un'incombente minaccia trasformerà improvvisamente quello che era iniziato come un semplice gioco alla guerra in una spaventosa e reale caccia all'uomo...

Anno 2010
Nazione Italia
Produzione Fulvio Compagnucci, Lorenzo Foschi, Davide Luchetti, Andrea Biscaro e Franco Gaudenzi per The Mob, Frame by Frame, BMovie, EuroLab, The Copruducers
Distribuzione Bolero Film (2011)
Durata 93'
Regia Cosimo Alemà
Soggetto e Sceneggiatura Cosimo Alemà, Romana Meggiolaro, Daniele Persica
Con Stephanie Chapman-Baker, Michael Lutz, Neil Linpow, Sam Cohan, Tom Stanley, Monika Mirga, Valene Kane, Andrew Harwood Mills, Daniel Vivian, Michael Schermi
Genere Thriller


In collaborazione con Filmtrailer.com

La critica
"Sono sette come i vizi capitali. Ma anche come i nani di Biancaneve. O come i 'magnifici' del vecchio film di John Sturges. Qui però sono 4 maschi e 3 femmine (di cui due sorelle). (...) I 'magnifici sette' di 'At the End of the Day', film d'esordio di Cosimo Alemà, non amano un gioco qualunque. Loro amano il gioco della guerra. Vogliono sentirsi soldati. (...) Perfetta location per un videogame. E 'At the End of the Day' per molti versi è proprio un film-game: mette in scena un gioco al massacro che - sul modello archetipale di 'Dieci piccoli indiani' di Agatha Christie messo in scena magistralmente da René Clair - orchestra e drammatizza la progressiva eliminazione, uno dopo l'altro, di tutti i membri del gruppo dei protagonisti (...). Poco importa che lo spettatore intuisca fin da subito chi sarà l'ultimo (o l'ultima...) a sopravvivere. A chi toccherà la sfida finale. Questa volta non è l'attesa della sorpresa ad attrarre il pubblico, ma il piacere confermativo di aver previsto esattamente lo sviluppo degli eventi. Perché in un film-game non è il 'come va a finire' che conta. È come il dispositivo testuale ti porta a verificare che avevi previsto esattamente come sarebbe andata a finire. E allora quello che cerchi è la tensione crescente. È la dialettica ininterrotta fra tensione e scioglimento della tensione. Sono gli sguardi nascosti tra gli arbusti o dietro un filo d'erba, sono i raccordi di montaggio bruschi come frustate, è il ritmo epilettico che guida l'escalation della violenza. Il regista Cosimo Alemà viene dal videoclip."
Gianni Canova, 'Il Fatto Quotidiano'

"Piacerà a chi apprezza gli horror ben fatti da qualunque parte vengano. Anche da un esordiente regista italiano alle prese con un budget da due euro. Che non gli ha permesso un cast degno di rispetto (gli attori son tutti americani e completamente sconosciuti)."
Giorgio Carbone, 'Libero'

"Il "survival", o film di sopravvivenza, che conta esempi illustri nel cinema americano, non è granché praticato dalle nostre parti. Fa eccezione l'esordio di Cosimo Alemà. Un gruppo di ragazzi e ragazze va nel bosco per simulare la guerra con armi giocattolo; ma gli amichetti incappano in nemici misteriosi. Con la dose necessaria di violenza, un film ben confezionato".
Roberto Nepoti, 'la Repubblica'

"Film in lingua inglese girato da un regista di videoclip. Ottimo apprendistato per imparare a dirigere, a spaventare, a limitare le parole inutili, a inquadrare i cespugli come se dietro ci fosse qualcuno che spia, a marcare stretto gli attori con la macchina da presa, a inventarsi crudeltà (...)"
Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio'

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26 luglio 2011
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