ATTACCO IN AFGHANISTAN

Attentato stamane contro un convoglio militare italiano a Sud di Kabul. Morto un soldato italiano

26 settembre 2006

Si è celebrato ieri a Palermo il funerale del caporal maggiore Giuseppe Orlando, morto mercoledì scorso a Kabul, in Afghanistan, a causa di un incidente stradale.
Una casualità, una fatalità, un incidente. E' successo in Afghanistan, una zona di guerra, ma poteva capitare in qualsiasi altra parte del mondo.
Già, un incidente è un incidente ovunque. E poi i nostri militari a Kabul come a Nassiriya o come in Libano, non sono a fare la guerra.
In Afghanistan l'esercito italiano, a ricordato poco tempo fa il ministro della Difesa, Arturo Parisi, ''è stato inviato come supporto di qualità per gli obiettivi che ci siamo prefissi in sede Nato. Che sono tutti concentrati sul restituire la pace al nuovo Afghanistan'', quindi...
E' pur vero che sempre una zona di guerra è ma, ha detto ancora Parisi, ''Non siamo lì per combattere i Taliban ma se loro ci attaccassero ci troverebbero pronti.''. 

Dunque, si rimane in Afghanistan. Impensabile il ritiro della missione italiana, ha affermato il vicepremier Francesco Rutelli, soprattutto a fronte del recente attentato che ha provocato il ferimento di quattro soldati italiani (lo scorso 8 settembre). ''Le difficoltà, che ci sono e non abbiamo mai nascosto, non ci possono indurre a pensare alla scorciatoia del rientro dall'Afghanistan che significherebbe il ritorno dei talebani''.
Si rimane, quindi, nella speranza di ripristinare la pace, e continuando a dare il nostro contributo di vite umane. L'ultima è stata immolata questa mattina...

Una bomba è esplosa al passaggio di un convoglio militare dell'Isaf a Sud di Kabul. A rimanere ucciso il caporal maggiore Giorgio Langella. Nello scoppio sono rimasti feriti gravemente anche altri cinque soldati del nostro contingente. Anche alcuni civili sono rimasti coinvolti nell'esplosione: ci sono diversi feriti e un bambino ha perso la vita.
L'attentato, riferiscono al comando del contingente italiano a Kabul, è avvenuto intorno alle 8 locali, le 5,30 in Italia. Il convoglio composto dai tre veicoli blindati leggeri si trovava a circa 10 chilometri da Kabul. Dalle prime ricostruzioni effettuate sul campo sembra che l'esplosione sia stata provocata da un ordigno azionato a distanza. L'attentato sarebbe stato già rivendicato da gruppi vicini ai talebani. La rivendicazione è giunta telefonicamente all'inviato della Tv araba Al Jazeera. Il portavoce talebano, Muhammad Hanif, ha affermato che i suoi uomini avevano preso di mira un convoglio di soldati italiani.

Il caporal maggiore Giorgio Langella, nato nel 1975 a Imperia, apparteneva alla 21esima compagnia del secondo reggimento alpini di Cuneo ed operava in Afghanistan inquadrato nel Battle Group 3. Langella era sposato.

L'Italia in Afghanistan - Attualmente in Afghanistan sono operativi 1.370 militari (c'è l'autorizzazione per 1.938 unità) assegnati alla missisone Isaf (International Security Assistance Force), posta sotto il comando Nato.
Le truppe italiane sono dislocate tra la zona di Kabul (dove operano 870 soldati) e Herat (400); c'è poi un distaccamento di 95 elicotteristi ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi. Il contingente è attualmente composto da reparti del secondo reggimento alpini della brigata ''Taurinense'', presente nel teatro afghano dal maggio di quest'anno, quando ha dato il cambio alla brigata corazzata ''Ariete'' (ma la ''Taurinense'' era già stata impiegata in diverse fasi della missione dal 2002 ad oggi) . Sono poi operativi anche un nucleo di polizia militare e un plotone carabinieri.
I militari  italiani hanno il compito di garantire la sicurezza del territorio dove è in corso l'opera di ricostruzione a seguito dell'intervento militare seguito all'11 settembre e che ha portato all'abbattimento del regime dei talebani. In Afghanistan, dove si è insediato un governo legittimamente eletto, continuano ad essere operative milizie ancora fedeli al vecchio regime.
Il personale militare è soggetto al Codice Penale Militare di Guerra, così come previsto nelle operazioni militari internazionali, anche per garanzie inderogabili del diritto umanitario.

Dall'inizio della missione, nel gennaio 2001, l'Italia ha registrato alcune perdite in Afghanistan, anche se solo in un caso si era trattato di un attentato.
Nell'ottobre del 2004 un caporale maggiore, Giovanni Bruno, è morto a seguito dell'uscita di strada dell'automezzo su cui viaggiava assieme ad altri 4 commilitoni.
Nel febbraio 2005 muore invece il capitano di fregata Bruno Vianini dopo la caduta dell'aereo su cui stava trasferendosi da Herat a Kabul.
Nell'ottobre del 2005 il caporale maggiore Michele San Filippo perde la vita in un incidente stradale.
Il 22 dicembre dello stesso anno un attentato (una bomba fatta esplodere al passaggio di una pattuglia su due veicoli blindati) provoca invece la morte del tenente Manuel Fiorito, del maresciallo Luca Posinelli e altri quattro militari restano feriti.
Il due luglio dello scorso anno muore invece a seguito di un malore il tenente colonnello Carlo Liguori. Mercoledì 20 settembre, infine, il caporal maggiore Giuseppe Orlando perde la vita in un incidente stradale durante un pattugliamento.
Lo scorso 8 settembre alcuni militari italiani erano invece stati vittime di un attentato a Farah: anche in quel caso si era trattato di un ordigno piazzato sulla strada, l'esplosione del quale aveva provocato quattro feriti.

 

 

 

 

 

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26 settembre 2006

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