Bagarre al Senato, tensione in piazza

Terza giornata di lavori sul Ddl Gelmini. Nelle piazze di tutta Italia è tornata la protesta degli studenti

22 dicembre 2010

Ieri al Senato durante le votazioni sul Ddl università, presentato dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, è finita in bagarre. La presidente di turno Rosi Mauro ha dovuto interrompere la seduta per raffreddare gli animi, avvampati da una polemica regolamentare sulla votazione di un emendamento. Un caos, al punto tale che inizialmente è stato difficile capire se alcuni emendamenti presentati dall'opposzione al ddl di riordino dell'università siano stati approvati o respinti.
La bagarre si è accesa quando la presidente di turno Mauro ha cercato accelerare l'esame e il voto sulle modifiche al testo presentate dall'opposizione in maniera assolutamente confusionario ed illegittimo.
Alla fine il presidente del Senato, Renato Schifani, ha stabilito di far ripetere le votazioni contestate, decidendo di applicare il primo comma dell'articolo 118 del regolamento di Palazzo Madama che contempla la "rinnovazione" dei voti qualora si verifichino irregolarità.
La decisione di Schifani però è stata subito contestata dall'opposizione. Il Pd, tramite la capogruppo Anna Finocchiaro, si è detto contrario alla ripetizione dei voti contestati. "Il gruppo del Pd - ha puntualizzato la capogruppo democratica - non condivide la scelta di Schifani di tornare a votare sui voti già registrati. Sarebbe un precedente gravissimo, perché una votazione o due si possono ripetere, ma non sette. Voti imposti, mentre l'aula del Senato era in subbuglio. Il governo e la maggioranza chiedono responsabilità all'opposizione e noi chiediamo al governo e alla maggioranza chiarezza e responsabilità. Questo lo dico per rispetto di quel che è accaduto al Senato - ha concluso Finocchiaro - e per quello che sta accadendo fuori da quest'aula".
Ieri mattina poi c'è stata un'altra polemica, con il il senatore dell'Idv Stefano Pedica, che armato di videofonino ha 'beccato' il ministro Bondi mentre allungava il braccio per votare per il collega Maurizio Sacconi. Il partito di Di Pietro ha quindi chiesto l'annullamento delle votazioni già effettuate. La presidente di turno Mauro però ha replicato spiegando che le votazioni in aula vanno annullate "immediatamente" e non è possibile agire a posteriori. Al termine della precisazione, Rosi Mauro ha invitato i segretari d'aula a ritirare le tessere inserite nel sistema informatico dell'aula, dei senatori non presenti al proprio posto.

Questa mattina, terzo giorno al Senato di lavori sul ddl di riordino dell'università, è tornata la protesta degli studenti in tutta Italia. Dopo la caotica parentesi del giorno prima, oggi la seduta è andata avanti senza contrasti. Ma la strada del governo e della maggioranza rimane lunga: l'aula, ripresa alle 9.30, è arrivata ad approvare l'articolo 9 sui complessivi 29 del testo, mentre restano da esaminare oltre 400 emendamenti sugli 856 depositati dall'opposizione. Quindi il voto finale, previsto per la giornata di oggi, corre sul filo del rasoio e il disco verde sul provvedimento potrebbe anche slittare a domani, anche se ovviamente il fermo proposito del ministro Gelmini è di chiudere la partita oggi.
Dicevamo del ritorno in piazza degli studenti italiani e della protesta contro il Ddl Gelmini. A Roma almeno 15mila studenti si sono riversati in strada mentre polizia e carabinieri hanno schierato 2mila uomini. Una delegazione dei giovani ha portato una lettera-appello al capo dello Stato Giorgio Napolitano per chiedergli di non firmare il ddl. Il presidente della Repubblica ha fatto sapere di essere pienamente disponibile a incontrarli. Notizia accolta con esultanza dai ragazzi in corteo.
Alta tensione a Palermo, dove ci sono stati scontri tra studenti e forze dell'ordine davanti Palazzo d'Orleans, sede della presidenza della Regione siciliana. Circa un migliaio di ragazzi con volti coperti da caschi e fazzoletti hanno cercato di entrare nel palazzo, forzando il cordone di protezione di polizia e carabinieri. Davanti alla resistenza delle Forze dell'ordine è partito un lancio di uova, arance e pietre, ma i poliziotti sono riusciti a respingere l'assalto, usando i manganelli e lanciando anche lacrimogeni. Durante gli scontri una giornalista è stata ferita in modo non grave ad una mano. Negli scontri anche alcuni giovani sarebbero rimasti feriti, secondo quanto loro stessi hanno raccontato, dalle manganellate delle forze di polizia.

Alla cittadella universitaria si è assistito invece a una scena diversa: studenti contro studenti. Alcuni gruppi violenti hanno rovesciato cassonetti mentre altri dicevano "basta atti di teppismo" rialzando i contenitori e rimettendoli a posto. La discussione si è accesa e alcuni giovani sono passati dalle parole alle mani.
Un gruppo ha poi lasciato palazzo d'Orleans e si è diretto in piazza della Vittoria, dove ha lanciato sassi e bottiglie contro il portone della questura di Palermo. Altri si sono diretti verso il municipio. I giovani hanno incendiato al centro della carreggiata in piazza Indipendenza un cassonetto e si sono spostati a piccoli gruppi verso palazzo dei Normanni, sede dell'Assemblea regionale siciliana, che dista poche decine di metri da palazzo d'Orleans. Eppure prima della partenza i professori avevano raccomandato agli studenti di "sorprendere non usando la violenza". Un'altra manifestazione è stata annunciata da studenti universitari nel pomeriggio davanti al Teatro Massimo.
Gandolfo Albanese e Fausto Melluso di Unipa Block, hanno dichiarato: "Abbiamo marciato, come sempre, in modo non violento per protestare contro questa riforma. Condanniamo ogni episodio di violenza verificatosi stamattina a Palermo". "Questo clima di tensione - hanno continuato - non agevola la partecipazione e rischia di incrinare il rapporto di solidarietà che si è sviluppato con tutta la società".
I leader della protesta hanno poi ribadito più volte: "Non abbiamo partiti amici, molti si sono schierati con noi soprattutto quando c'era da spingere sul voto di fiducia al governo. Poi si sono allontanati, scaricandoci nel caso dei scontri a Roma. Da Saviano a Vendola hanno subito cambiato idea. Non ci lasciamo strumentalizzare da questo tipo di politica".
I ragazzi assicurano che il movimento di contestazione non si fermerà. "Con le vacanze natalizie - dice Giorgio Martinico, studente di Lettere - la nostra protesta non si spegnerà e questa sarà la dimostrazione di quanto sono forti le motivazioni degli studenti. Abbiamo già avviato dei laboratori per l'autoriforma. Cioè una riforma dal basso, che parta dagli studenti E dopo il taglio anche da parte della Regione dei fondi per l'università la nostra manifestazione contro questa amministrazione ha una ragione in più".

Il movimento di studenti Onda-anomala ha reso noto di avere compiuto la notte scorsa un'azione dimostrativa contro "la violenza repressiva del governo nazionale" versando dello sterco, accompagnato da un biglietto dai contenuti offensivi, davanti uno dei cancelli d'ingresso della villa del ministro alla Difesa, Ignazio La Russa, a Ragalna, paese del Catanese alle pendici dell'Etna. L'azione è stata rivendicata con un'email alle redazioni di diverse testate giornalistiche accompagnate da tre foto. Ma lo sterco e il foglio, che riportava la scritta "Stronzo, l'unico vigliacco sei tu... fascista di merda" con disegnata una stella rossa, sono stati trovati da carabinieri davanti all'ingresso di un'altra villa di Ragalna, residenza estiva di un commerciante in pensione di Paternò, lontana da quella di proprietà del ministro. L'uomo, contattato da militari dell'Arma, ha detto di non avere rapporti di parentela né di conoscere il ministro della Difesa, la cui famiglia è originaria della zona.
Questa mattina in contemporanea con la discussione in Senato sulla riforma della scuola, i militanti di Lotta Studentesca hanno simultaneamente colorato di rosso l'acqua delle fontane in circa 100 città d'Italia. A Catania l’azione si è svolta in diverse fontane del centro cittadino e della provincia.

E da Nord a Sud, la mobilitazione oggi ha interessato tutta la Penisola. A Cagliari sono scesi in piazza circa 500 studenti fra liceali e universitari. A Torino gli studenti hanno bloccato per qualche minuto l'ingresso della libreria Mondadori. Su una vetrata i manifestanti hanno attaccato uno striscione con la scritta "Questo governo è fumo negli occhi" mentre davanti all'ingresso hanno srotolato un altro striscione "Voi in Senato, noi nelle piazze". In mattinata l'Unione degli Studenti ha fatto un blitz in oltre 100 scuole private da Nord a Sud (Milano, Firenze, Bologna, Cagliari, Napoli, Bari, Cosenza), sigillate con nastro da cantiere, per protestare contro il "processo di privatizzazione messo in campo da governi di ogni schieramento negli ultimi 15 anni, per demarcare la qualità dell'istruzione pubblica rispetto ad un'idea di formazione di elite, finanziata con moneta sonante dal ministero all'ultima Finanziaria", afferma in una nota l'UdS.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo.it]

 

 

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22 dicembre 2010

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