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BANDIERA NERA

Legambiente boccia (quasi) tutto il mare siciliano: oltre il 60% dei punti analizzati lungo le coste non superano l'esame

18 luglio 2014

Oltre il 60 per cento dei punti analizzati lungo le coste siciliane non superano l'esame: 16 i prelievi che hanno restituito un giudizio di "fortemente inquinato" e "inquinato" rispetto ai 26 realizzati in totale.
È questa la fotografia scattata dalla celebre campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio e all'informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane, realizzata anche grazie al contributo del Coou, Consorzio obbligatorio degli oli usati, che in questi giorni ha fatto tappa in Sicilia.

Goletta Verde ha assegnato ieri la "bandiera nera" alla Regione Siciliana per la mancata redazione dei piani di utilizzo del demanio marittimo e per la mancata tutela del patrimonio naturale presente sulle nostre spiagge. "Alla Regione consegniamo anche il poco ambito vessillo che Legambiente assegna a chi si è particolarmente distinto per azioni contro il mare e le coste italiane per ricordare ai nostri governanti che occorre fare presto e bene per difendere l’immenso patrimonio di questa terra che rischia di soccombere sotto il peso della maladepurazione e degli attacchi di speculatori senza scrupoli - spiega Gianfranco Zanna, direttore di Legambiente Sicilia - Una mancata tutela che parte soprattutto dall’assenza Piani di utilizzo del demanio marittimo, ma anche a causa dell’abusivismo edilizio, dalla mancata emanazione dell’ordinanza di regolamentazione dell’uso delle spiagge, dell’assenza di tutela delle emergenze naturalistiche, o ancora per l’assenza di standard di qualità ambientale per i servizi alla balneazione". "E oltre il danno c’è anche la beffa - sottolinea Legambiente -: perché non solo persistono evidenti problemi nel sistema depurativo siciliano, ma i soldi da tempo disponibili e messi a disposizione dal Fondo di Sviluppo e Coesione per adeguare rete fognaria e gli impianti di depurazione (circa un miliardo di euro) rischiano di andare perduti a causa della mancata progettazione da parte degli enti preposti".

"L’adeguamento del sistema depurativo è una di quelle opere che necessiterebbero immediatamente una task force in grado di far fronte all’incapacità progettuale degli enti locali - dichiara Serena Carpentieri, portavoce di Goletta Verde -. La Sicilia rischia di far tornare a Bruxelles quasi per intero il miliardo e 161 milioni di euro messi a disposizione dal Fondo di Sviluppo e Coesione per realizzare fogne e depuratori nella nostra isola maggiore. Finora le risorse utilizzate ammontano ad appena 65 milioni, che stanno per essere assegnate con decreti della Regione, mentre il termine per l’utilizzo, già prorogato al 30 giugno 2014, sta per scadere nuovamente. Al momento, il numero di progetti cantierabili è di appena 14 su 94, un numero che non potrà evitarci le multe per l’infrazione UE e soprattutto l’inquinamento causato dallo sversamento di acque ancora non depurate. Per evitare il peggio bisogna subito mettere mano al risanamento di questa situazione, per cui chiediamo a gran voce che i fondi vengano immediatamente utilizzati e si trasformino in interventi concreti per contrastare questo triste primato sulla depurazione".

Questa la situazione nel dettaglio per le province siciliane.
In provincia di Palermo i tecnici di Goletta Verde hanno analizzato sette punti, cinque dei quali hanno consegnato un giudizio di "fortemente inquinato". Si tratta delle acque prelevate a Bagheria (alla spiaggia Sarello, nei pressi dello sbocco scarico alla frazione di Aspra e alla foce del fiume Eleuterio nella frazione Aspra/Ficarazzi); a Carini (nei due monitoraggi allo sbocco scarico di fronte corso Mattarella in località Villagrazia sul lungomare Cristoforo Colombo e alla foce del torrente Ciachea in località Isola delle Femmine) e a Terrasini (allo sbocco scarico presso diga foranea del porto).
Nella norma le analisi effettuate a Palermo (alla spiaggia Vergine Maria in località Tonnara Bordonaro) e a Termini Imerese (spiaggia nei pressi del vecchio oleificio al porto).

In provincia di Messina sono stati quattro i punti monitorati, tutti risultati con una carica batterica contenuta entro i limiti di legge: a Messina città (spiaggia nei pressi del tubo di scarico in località San Saba); a Milazzo (spiaggia tra stabilimento Baia Tono e ass. Antica); a Barcellona Pozzo di Gotto /Milazzo (spiaggia fronte fiume Mela in località Bastione); a Capo d’Orlando (Lungomare Andrea Doria, altezza civico 128, in località Contrada Ligabue).
Tre i punti analizzati in provincia di Catania, di cui due giudicati "fortemente inquinati": a Calatabiano (alla foce del fiume Alcantara, in località San Marco) e ad Aci Castello (Lungomare Galatea, nei pressi dello sbocco scarico fognario ad Aci Trezza). Nella norma le acque campionate a Catania, alla spiaggia libera in località Lidi Playa. Dei due punti analizzati a Siracusa uno è risultato "fortemente inquinato" (quello effettuato a Siracusa alla foce del canale Grimaldi in località Porto Grande - zona Pantanelli) e l’altro "inquinato" (a Priolo, alla spiaggia nei pressi della foce Mostringiano, nella zona industriale).
Due i prelievi effettuati anche nel Ragusano, di cui uno "fortemente inquinato": quello alla foce del fiume Fiumara di Modica, in località Arizza, nel comune di Scicli. Entro i limiti il prelievo effettuato, invece, a alla spiaggia di piazza Mediterraneo di Marina di Modica.

Fortemente inquinati i due punti analizzati nell’Agrigentino: a Licata (nei pressi dello sbocco del depuratore alla foce del fiume Salso) e a Sciacca (alla foce del torrente Canzalamone in localita’ Stazzone). Per quest’ultimo punto c’è da specificare, inoltre, che l’impianto di depurazione è stato consegnato un anno fa alla gestione di Girgenti Acque ma evidentemente sussistono ancora dei problemi con la depurazione delle acque reflue.
Un solo punto analizzato in provincia di Caltanissetta, precisamente a Gela (alla foce del Gattano in località Macchitella) risultato "fortemente inquinato". Infine, cinque i prelievi effettuati nel Trapanese tre dei quali oltre i limiti e di questi uno fortemente inquinato. La situazione più critica è quella riscontrata a Castelvetrano (nei pressi dello sbocco del depuratore alla frazione Marinella di Selinunte). Nello stesso comune è risultato invece "inquinato" il prelievo alla foce del fiume Modione a Selinunte. "Inquinate" anche le acque prelevate a Valderice, alla spiaggia di fronte alla traccia del corso d’acqua in secca, in località Rio Forgia.

"I dati diffusi da Legambiente circa lo stato di salute dei mari siciliani sono sconfortanti". E’ quanto afferma Luca Lecardane, coordinatore regionale dell’associazione Net Left. "Tratti di mare molto belli che dovrebbero far arrivare migliaia di turisti da tutto il mondo nella nostra isola, dichiarati inquinati o fortemente inquinati per colpa di mancanza di vigilanza e di inerzia da parte di amministrazioni comunali complici di questa distruzione. La colpa non è dei
soldi che mancano
- continua Lecardane - visto che ben un miliardo e cento milioni di euro sono a disposizione dal Fondo di Sviluppo e coesione, ma dell’incapacità di certe amministrazioni di costruire da sole o in partnership tra loro, uffici in grado di scrivere progetti per intercettare questi soldi che direttamente o indirettamente, attraverso la Regione, l’Unione Europea o altri enti mettono a disposizione. In una terra che ha bisogno di investimenti in tutti i campi come l’aria che respiriamo, questa inettitudine non è accettabile".

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18 luglio 2014
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