Barzellettiere d'Italia

La magistratura comunista, la brutta Rosy Bindi, gli ebrei tirchi: le ossessione e le "battute" del Cavaliere

02 ottobre 2010

Dopo il video girato sotto Palazzo Grazioli la notte del suo compleanno in cui coltiva l'idea di istituire una commissione di inchiesta sull'operato dei magistrati, spiega la funzione dei partiti per i 'politici di professione' e preannuncia uno svecchiamento del partito, spunta ora un altro video che ritrae Silvio Berlusconi che parla a un gruppo di militari nel corso di una sua visita in Abruzzo. Pubblicato dal settimanale 'l'Espresso' il documento filmato ha scatenato un'ondata di polemiche e di reazioni critiche.
Nel video c'è il presidente del Consiglio, attorniato da un gruppo di militari (probabilmente elicotteristi della Guardia di Finanza, spiega il settimanale). L'atmosfera è informale e Berlusconi si 'lancia' in una delle sue proverbiali barzellette. Protagoniste le donne e con un finale su Rosy Bindi. A scetenare l'ilarità generale (ma anche le critiche) è la bestemmia con la quale si chiude la storiella. L'incontro abruzzese si chiude con la raccomandazione del premier; "Nessuno di voi mi tradisca... eh", esclama il presidente del Consiglio. Ma uno dei presenti, chiosa 'L'Espresso', invece aveva una videocamerina e ha girato tutto.

Da parte sua Berlusconi spiega: "Quella di cui si parla è una storiella circolata un anno fa in tutto il Parlamento. Averla raccontata, in privato, non è né un'offesa né un peccato, è solo una risata. Il cattivo gusto e la responsabilità sono casomai di chi la pubblicizza. Mi spiace - aggiunge - solo se qualcuno nella sua sensibilità si sia sentito turbato. Ma non ci credo. E' soltanto un pretesto per attacchi strumentali e ipocriti".
Insomma, colpa dei giornali, tanto è vero che Cicchitto ha parlato di "Inaccettabile furto di frasi dette in privato". "Il furto di frasi dette in privato, la loro conservazione e poi la loro pubblicizzazione nel momento più opportuno per provocare sensazione e scandalo è un metodo inaccettabile come quello dell'uso delle intercettazioni. Poi c'è l'orgia dell'ipocrisia di chi fa finta di rimuovere il fatto che nella vita privata spesso si dicono cose politicamente non corrette proprio perché non si parla in chiave politica". Così Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera.
E, mentre il video di Repubblica.it è rimbalzato su siti web e telegiornali, l'edizione del Tg1 delle 20 ha dato la notizia della barzelletta, senza fare il minimo accenno alla bestemmia. Lo ha denunciato Carlo Rognoni, presidente forum Riforma sistema televisivo del Pd: "Per tutto il giorno si è discusso della bestemmia di Berlusconi, ma chi ha visto l'edizione serale del Tg1 ha sentito parlare solo di una semplice barzelletta. Una censura del genere, anche se arriva dal 'recidivo' Minzolini, è incredibile e scandalosa". E Luca Borgomeo, presidente dell'associazione di telespettatori cattolici Aiart, ha confermato: il Tg1 ha "del tutto ignorato la notizia delle barzellette, con pesante bestemmia e offesa all'Olocausto, pronunciate da Berlusconi. Perché il principale tg italiano continua a non voler far conoscere fatti che coinvolgono il Presidente del Consiglio? L'ennesima minzolinata".

Immediata la replica del vicepresidente della Camera dei Deputati e Presidente dell'Assemblea Nazionale del Pd Rosy Bindi. "Penso che questa volta il presidente del Consiglio - ha sottolineato - prima che a me debba chiedere scusa a tutti i credenti di questo paese, alla Chiesa e quella stampa cattolica di cui ieri si è vantato di avere l'attenzione". "Le barzellette sugli ebrei e sulle donne sono sempre un fatto sgradevole - ha scritto poi in un post sul web -. Pronunciate da un capo del governo diventano un moltiplicatore dei pregiudizi e del disprezzo sociale". "Come previsto - ha continuato Rosy Bindi - Berlusconi si dichiara vittima di attacchi strumentali e ipocriti. Non chiedo le scuse a un premier che senza pudore rivendica il privato come il luogo in cui tutto è permesso - dalle barzellette blasfeme alle escort - perché nessuno ti vede o ti sente. Mi preoccupa, invece, questa sua arrogante pretesa. Ci sono la doppiezza morale e l'inaffidabilità umana prima ancora che politica del nostro presidente del Consiglio. Prima se ne va e meglio è per tutti" ha concluso la presidente dell'assemblea nazionale del Pd.

Alla Bindi è arrivata una profusa solidarietà da parte della gente del suo partito, mentre si è detta "disgustata" la deputata dell'Unione di centro Paola Binetti. "Il presidente del Consiglio crede che si possa scherzare su tutto, anche bestemmiando, con barzellette più disgustose che spiritose - ha sottolineato -. Basta ridicolizzare le donne che, come Rosy Bindi, fanno politica con la stessa grinta e determinazione dei loro colleghi; basta mescolare la politica con quella frivolezza tipica di certi ambienti che evidentemente il premier conosce bene". "Il 'no' alla bestemmia - ha aggiunto - è un dovere assoluto per chiunque abbia fede, ma anche per chi non ce l'ha, perché non è mai lecito irridere i valori in cui altri credono. Tanto più quando si è il presidente del Consiglio".
Il capogruppo dell'Italia dei valori alla Camera Massimo Donadi esprime il suo sostegno alla Bindi "ancora una volta offesa dalle squallide e volgari barzellette di un uomo che evidentemente è affetto da misoginia senile".
Infatti la barzelletta su Rosy Bindi è solo l'ultimo atto di quella che ormai è diventata una trilogia da collezione. Protagonista, sempre e solamente, la presidente dell'Assemblea del Pd. A questo punto, quasi un'ossesione per il Cavaliere.
Il primo atto della 'bindeide' firmata Silvio Berlusconi risale al 2009, era il mese di ottobre. In una puntata di 'Porta a porta' si discute animatamente del lodo Alfano. In diretta arriva la telefonata del premier che, al culmine di un botta e risposta con la Bindi ospite in studio, sbotta: "Lei è più bella che intelligente. Non mi interessa nulla di ciò che eccepisce". L'esponente del Pd, però, rintuzza: "Sono una donna che non è a sua disposizione". Frase che poi, stampata anche su maglietta, diventa uno slogan 'rosa' del Pd.
Atto secondo, siamo nel luglio scorso, il 19, a Novedrate. Il presidente del Consiglio visita l'università telematica E-Campus in provincia di Como. In un incontro con gli universitari, il Cavaliere si scatena: "Mi accusano sempre di circondarmi di belle ragazze senza cervello. Ecco invece qui delle belle ragazze che si sono laureate con il massimo dei voti e che non assomigliano certo a Rosy Bindi". Ma in realtà l'insolito legame Berlusconi-Bindi ha un prologo, che risale al 2003. All'epoca il Cavaliere presenta la candidata Viviana Beccalossi: "E' più brava che bella. Il contrario di Rosy Bindi".

Prima della Bindi la magistratura - Esiste, ed ormai tutti lo sanno, un ossessione ben maggiore rispetto a quella per l'on. Rosy Bindi, che il Cavaliere ha da quando è sceso in campo ed è quella della magistratura comunista. Come accennato prima, in un video trasmesso dall'edizione on line di "Repubblica" si vede Silvio Berlusconi parlare a un gruppo di giovani che lo hanno incontrato sotto Palazzo Grazioli la notte del suo compleanno, festeggiato il 29 settembre. Il contenuto di un passaggio di quello che sembra un improvvisato "comizio ad personem", Berlusconi parla di una "commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi dei magistrati" che vogliono sovvertire il risultato elettorale, esautorando il presidente del Consiglio con le sentenze giudiziarie.
Nel video il presidente del Consiglio parla a chi lo ascolta della sentenza Mills e spiega che i giudici hanno dimostrato la tesi della corruzione con meccanismo "folle". "Ma la cosa tragica e drammatica - aggiunge il premier - è che tre diversi collegi giudicanti e la Cassazione hanno asseverato questa tesi, dimostrando quindi che c'è un accordo tra i giudici di sinistra, che vuole sovvertire il risultato delle elezioni e che, attraverso questa interpretazione assurda della giustizia, vogliono eleminare chi è stato nominato dagli elettori. Quindi c'è un macigno sul sistema democratico che è costitutito da questa organizzazione interna".
A questo punto l'audio diventa incomprensibile e nel passaggio successivo, Berlusconi prosegue: "... chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi e cognomi e dire se, come io credo, c'è un'associazione a delinquere nella magistratura. Questo è il grave problema che incombe sulla politica e sul nostro Paese. Sono disperato - confessa poi il premier - tutte le volte che c'è un processo che mi riguarda mi danno dell'impunito... invece nessuno dei fatti che mi viene contestato, nessuno, nemmeno uno, è vero. Quando accendo la tv la sera per me è una cosa devastante. Poi, asesso, è anche ricominciato Annozero che è senza contraddittorio".
"Quando esce una legge che non va ai pm, loro la impugnano, la portano alla Corte costituzionale che la abroga", ha anche sostenuto nel video il presidente del Consiglio. "Abbiamo fatto una legge - spiega il premier - in base alla quale un cittadino assolto in primo grado non poteva più essere chiamato a rispondere dello stesso reato in appello, così come avviene negli Stati Uniti e nelle maggiori democrazie. Per il giudice, invece, è la prassi richiamare la persona, magari perché gli sta antipatica o perché ha nei suoi confronti un pregiudizio politico". "Questo avviene nel 95% dei casi. Per i giudici è normale, per il cittadino, invece, è la rovina. Era la legge più giusta e il 90% dei cittadini era d'accordo. I giudici della Corte Costituzionale - ha concluso Berlusconi - l'hanno abrogata, undici a quattro. Ditemi se questa è la sovranità del Paese, è nelle mani dei pm della sinistra". C'è un ceto politico che "viene fuori dalle sagrestie della politica, che fanno della politica la loro unica professione, che hanno bisogno dei partiti come delle imprese vere e proprie per avere i soldi dei gruppi in Parlamento, dello Stato per le elezioni, i finanziamenti, un giornale attraverso il quale raccogliere i soldi. Sono dei veri e propri imprenditori della politica" attacca poi il Cavaliere.

Nel video, poi, ai simpatizzanti Berlusconi racconta una barzelletta sugli ebrei: "C'è un ebreo che racconta a un suo familiare... Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria...". "E quanto era, in moneta attuale?", gli domanda l'interlocutore. "Tremila euro - è la replica - Al mese? No al giorno... Ah, però... Be', siamo ebrei, e poi ha pagato perché aveva i soldi, quindi lasciami in pace... Scusa un'ultima domanda... tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra e' finita?...". Berlusconi sorride e commenta: "Carina eh?''.
Una barzelletta che arriva all'indomani delle polemiche per le parole di Giuseppe Ciarrapico in Senato. Il premier l'altro ieri aveva liquidato le affermazioni rivolte agli ebrei come ''parola di troppo sfuggita a un senatore'' e in aula a Palazzo Madama aveva rinnovato la sua antica amicizia con Israele.

Ovviamente le affermazioni di Berlusconi hanno causato una vera bufera nel mondo politico. "Le associazioni a delinquere sono quelle che i magistrati combattono'', ha sottolineato il capogruppo di Fli Italo Bocchino che ha chiesto di "dare più forza alla magistratura che indaga sulle associazioni a delinquere, quelle vere".
Molto critico il Pd che con Anna Finocchiaro ha attaccato: "Quelle sulla magistratura sono dichiarazioni inaccettabili e ci auguriamo che anche dalla maggioranza di governo vengano parole di critica alle affermazioni del premier. Il suo scarso rispetto per la democrazia parlamentare, per le istituzioni e per gli avversari politici emerge ancora una volta. 'Chi gli ha dato la fiducia ieri, concorda con quanto Berlusconi afferma nel video?".
Di parole "a vanvera" pronunciate dal premier ha parlato il leader di Api Francesco Rutelli: "Io farei un'altra commissione, non quella ipotizzata a vanvera dal premier sui magistrati... Farei un'alta commissione tra politici, ovvero parlamentari, rappresentanti dell'ordine giudiziario e dell'avvocatura, per uscire da questo pantano e dall'incubo della necessità di far leggi in materia di giustizia solo per scantonare procedimento ad hoc".
Più dure le parole di Antonio Di Pietro (Idv), che ha parlato di "criminalità politica allo stato puro". Secondo l'ex pm la proposta del premier è solo una "legge ad personam: atto ultimo. Berlusconi si è reso conto - è la lettura di Di Pietro - che, nonostante la ventina di leggi ad personam, non riesce a fermare la magistratura. Per questo ha deciso di fare una legge ad hoc al fine di istituire una commissione d'inchiesta volta a punire in Parlamento i magistrati che lo stanno processando".

L'Associazione nazionale magistrati in una nota, commentando le parole del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha dichiarato: "Queste invettive contribuiscono solo ad alimentare un clima di tensione che nuoce al Paese e si trascurano del tutto le reali emergenze del sistema giudiziario". "Avevamo scelto di non rispondere alle quotidiane invettive che, anche negli ultimi tempi e in occasione di visite all'estero, l'on. Berlusconi ha rivolto alla magistratura italiana - sottolinea il sindacato delle toghe - ma l'assurdità delle ultime esternazioni del presidente del Consiglio non può restare senza risposta, anche per il rispetto dovuto ai tanti magistrati che hanno sacrificato la loro vita per il nostro Paese. Addirittura, oggi, secondo l'on. Berlusconi l'intera magistratura italiana, fino alle sezioni unite della Corte di Cassazione, sarebbe parte di un'associazione a delinquere diretta a sovvertire l'ordinamento democratico dello Stato". Per l'Anm, "è paradossale che una carica dello Stato compia un'opera di delegittimazione e discredito di tale portata nei confronti di un'istituzione che, invece, dovrebbe essere supportata nell'azione di contrasto alle diverse forme di criminalità".

In difesa del presidente del Consiglio si è schierato il coordinatore del Pdl Sandro Bondi per il quale "Berlusconi ha il merito e il coraggio di dire la verità in un Paese deturpato dall'ipocrisia, dalla menzogna e da trame di ogni tipo contro la democrazia, contro lo spirito di libertà e contro i principi costitutivi della civiltà liberale, a partire da quello essenziale di una giustizia che sia indipendente dalla politica e bocca della legge".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Repubblica.it]

 

 

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02 ottobre 2010

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