Berlusconi dice: ''Per il il ponte i soldi ci sono''. Bertinotti risponde: ''Il ponte è una follia!''

Fra pochi giorni verrà scelto il ''general contractor'' che dovrebbe costruire il ponte più lungo del mondo

29 settembre 2005

E' stato il Berlusconi delle ''Grandi Opere'' quello che ha parlato ieri a Palazzo Chigi. Un Berlusconi che ha confermato la realizzazione del Mose per la laguna di Venezia (il sistema di paratoie e di barriere mobili che dovrebbe proteggere Venezia dalle maree), del raddoppio del traforo del Frejus e del Ponte sullo Stretto di Messina. Realizzazioni che richiederanno un tale numero di milioni di euro difficile da immaginare ma che, dice il presidente del consiglio, ci sono.
Già, Berlusconi dice che i soldi ci sono e quindi è assolutamente assurdo pensare di bloccare o non iniziare le Grandi Opere italiane.

Per quanto riguarda la costruzione del ''Ponte più lungo del Mondo'', nei prossimi giorni la commissione incaricata di valutare la documentazione proposta dalle società concorrenti (le due cordate, Impregilo e Astaldi) indicherà il ''general contractor'' a cui la Stretto di Messina Spa affiderà l'incarico della realizzazione del ponte.
Chiunque vincerà l'appalto di 4,6 miliardi di euro non avrà certo vita facile, perché già il fronte del contrario alla costruzione del ponte ha annunciato una serie di manifestazioni a Roma, a Messina e a Villa San Giovanni. Altra difficoltà che la cordata vincitrice dovrà sicuramente affrontare riguarda la data della apertura dei cantieri, che fino ad ora non ha ancora avuto una collocazione certa e finale. E' stata fissata nei primi mesi del prossimo anno, poi  nella seconda metà. Il motivo di tale oscillazione è facile da comprendere: l'auspicio del governo è quello che vede la posa della prima pietra prima delle elezioni nazionali, ma i tempi tecnici non lo permettono e quindi a conti fatti, il centrodestra deve guardarsi di dare accelerate o colpi di mano di fronte alla realizzazione di un opera colossale come quella della costruzione del ponte.

Per Fausto Bertinotti, leader di Rifondazione comunista e ieri in visita a Messina, la costruzione del Ponte è una follia. ''In questo disastro sociale - ha detto Bertinotti - dobbiamo mettere il ponte sullo stretto di Messina? Ma siamo alla follia! Dopo aver distrutto l'economia facciamo una cattedrale nel deserto? A livello ambientale, sociale ed economico questo ponte non serve a nulla''.
''E' una cartina di tornasole - ha aggiunto Bertinotti - Bisogna cacciare Berlusconi e con lui il ponte. Ma attenzione non è che si risolve tutto con la cacciata di Berlusconi, bisogna cambiare totalmente politica economica ed ambientale''. Secondo Bertinotti infatti ''nel mondo c'è una costante rapina all'ambiente. Pensavamo che i responsabili fossero i paesi del Terzo mondo, ma poi scopriamo New Orleans. Quindi questa economia di rapina è devastante colpisce anche l'impero. Ma mentre in Asia con la solidarietà e pur nella povertà e nel dolore si passa lentamente alla ricostruzione, negli Usa abbiamo l'esempio di come questa società sia classista: i ricchi se la cavano i poveri muoiono. E' l'uragano della cultura capitalista, arrivata al suo capolinea''.

- ''Ma 5000 intellettuali dicono «no» all'opera'' di Mariella Caruso (La Sicilia)

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29 settembre 2005

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