Berlusconi e suo figlio Piersilvio indagati a Roma

Nella Capitale uno stralcio dell'inchiesta milanese sui diritti tv Mediaset. L'accusa: evasione fiscale e reati tributari

16 ottobre 2010

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e una decina di dirigenti Mediaset sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset.
Gli accertamenti sono affidati al procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani ed al sostituto Barbara Sargenti. L'attività della procura di Roma è cominciata in seguito all'invio di atti, per competenza territoriale, relativi alle imposte del 2003 e del 2004. Nel quadro di questi accertamenti partiti dal capoluogo lombardo, Berlusconi e le altre persone coinvolte - circa una decina - erano finiti nel registro degli indagati ed in questa veste le loro posizioni sono state trasmesse a Roma. La competenza romana è determinata dal fatto che nelle due annate prese in esame la sede legale di Rti (Reti televisive italiane, controllata Mediaset al 100%) era nella capitale.
A Milano, dove il premier risponde di frode fiscale, il processo è sospeso in attesa che la Corte costituzionale decida sulla validità della legge sul legittimo impedimento.
In merito agli accertamenti in corso Silvio Berlusconi e il figlio sono convocati in procura a Roma il 26 ottobre prossimo ma i due, stando alle indiscrezioni, potrebbero non presentarsi.

Come si legge nell'invito a comparire, Silvio Berlusconi avrebbe dato "direttive" per mantenere le "relazioni d'affari" con il produttore statunitense Frank Farouk Agrama "nella fittizia intermediazione" nella compravendita dei diritti tv e cinematografici.
L'indagine in corso, sulla base della documentazione inviata dalla magistratura milanese, vede indagati, oltre a Silvo Berlusconi e a suo figlio, l'ex amministratore delegato di Rti Andrea Goretti nonché Daniele Lorenzano, Frank Agrama, Giorgio Dal Negro per una presunta frode fiscale valutata attorno ai 10 milioni di euro. E questo attraverso sovrafatturazioni di acquisti di diritti televisivi da parte del gruppo di società che all'epoca dei fatti facevano capo alla Fininvest. Si tratta in particolare di acquisti presso società di produzione americane, le major, attraverso Rti, Mediatrade e altri intermediari. Le operazioni di sovrafatturazione, secondo quanto ritiene la pubblica accusa, avrebbero consentito al gruppo di Fininvest di scaricare ai fini del fisco somme superiori a quelle effettivamente sborsate. Poi le differenze tra le somme investite e quelle fatturate sarebbero state utilizzate per realizzare fondi neri attraverso un complesso giro di operazioni che avrebbero portato il denaro all'estremo Oriente per poi farlo rientrare in Italia.

Immediato l'intervento dell'avvocato del premier, Niccolò Ghedini. "Le indagini che sarebbero in corso presso la procura di Roma, che agirebbe in quanto alcune società avevano ivi sede, non possono che sostanziarsi nella contestazione di ipotesi praticamente identiche a quelle già prospettate dalla procura di Milano, ancorché per anni diversi". "Dall'eventuale prosieguo delle indagini - ha aggiunto Ghedini - si potrà comunque agevolmente evidenziare come i prezzi dei diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da società terze e che pacificamente il presidente Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire a una pronta archiviazione".
"È la solita cosa, ogni tanto siamo indagati e ci tirano in ballo" ha commentato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. "È uno stralcio, un'altra delle tante inchieste - ha detto - io non ho ancora ricevuto niente, tante volte si riceve più dalla stampa che dai giudici". Anche Mediaset sostiene la totale estraneità di Piersilvio Berlusconi e degli altri dirigenti coinvolti alle accuse ipotizzate di frode fiscale. "Non si può evitare di sottolineare l'assurdità delle contestazioni - si legge in una nota del gruppo - un procedimento in cui Mediaset è semmai parte lesa si ritorce infatti contro la società e i suoi dirigenti".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa, Apcom.net]

- L'ira del Cavaliere contro la procura di Francesco Bei (Repubblica.it)

 

 

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16 ottobre 2010

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