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Bocciato il ''pacchetto antiterrorismo''

Il Consiglio dei ministri ha bocciato le misure antiterrorismo preparate dal ministro Giuseppe Pisanu

16 luglio 2005

Il Consiglio dei ministri ha discusso, ma non approvato, il pacchetto legislativo sulle misure per la sicurezza dopo gli attentati di Londra. ''Il Consiglio dei ministri - ha spiegato nel corso di una pausa dei lavori il ministro della Giustizia Roberto Castelli - non ha approvato il pacchetto sulla sicurezza proposto dal ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu''.
Una bocciatura che secondo il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non deve allarmare perché in ogni caso sulla sicurezza ''non credo possa essere fatto molto di più di quello che già oggi viene fatto dalle forze dell'ordine, dai nostri servizi e da tutti gli organismi messi in campo''. E inoltre, sempre secondo Berlusconi ''la sicurezza ad oggi è sotto controllo. Non temiamo attentati immediati''. ''Non c'è alcuna urgenza per approvare le misure sulla sicurezza - ha detto in una conferenza stampa il premier - perché non c'è un pericolo incombente di attentati''. Berlusconi ha infatti ricordato che, anche ''se è chiaro che siamo esposti al rischio attentati, non abbiamo indicazioni precise che ce ne siano a breve''. Tornando ai lavori sul pacchetto sicurezza, Berlusconi ha detto che ''dalla prossima settimana lavoreranno insieme i ministri Pisanu, Castelli, Martino e Lunardi e il vicepremier Fini. Io ho accettato di essere il regista''.

Il Guardasigilli Castelli parlando ai giornalisti del 'pacchetto Pisanu' ha chiarito che ''Sono misure che vanno meditate, vanno elaborate dal punto di vista tecnico e va trovata unanimità dal punto di vista politico''. Il leghista Castelli ha negato però che la mancata approvazione del pacchetto Pisanu sia stato determinato da una ''impuntatura'' della Lega. Semmai, ha detto il ministro, ''su un tema del genere credo sia doveroso ascoltare anche l'opposizione''.
Il ministro dell'Interno Beppe Pisanu non ha però preso bene la bocciatura del pacchetto antiterrorismo, e dopo le dichiarazioni di Castelli alla stampa, il titolare del Viminale è andato su tutte le furie.
''Se fai così, caro Castelli, io me ne vado. Se le cose stanno come le hai messe tu, allora vi dico che io non sono in grado di garantire quanto abbiamo stabilito''.
Beppe Pisanu, quasi urlando e sbattendo un faldone sul tavolo, ha detto: ''A questo punto devo chiedere solidarietà all'intero consiglio dei ministri. Non si può decidere una cosa e comunicarne un'altra alla stampa. Sulle misure che io avevo annunciato voglio che ci sia un'esplicita presa di posizione''.

''Io veramente - ha cercato di scusarsi Castelli - ho solo risposta ad una domanda dei giornalisti. Mi hanno chiesto del decreto e...''. Chiarimento che non ha convinto i presenti. Del resto, la riunione di governo era stata preceduta da un vertice nello studio del Cavaliere con lo stesso Berlusconi, Fini, Pisanu, Calderoli, Castelli e Buttiglione.
Il governo a quel punto si è trovato spaccato in due: Gianfranco Fini e tutta An, insieme a Rocco Buttiglione e all'Udc si sono schierati al fianco dell'inquilino del Viminale. I leghisti, insieme al vicepremier Giulio Tremonti, con il Guardasigilli.
Il mancato varo delle misure antiterrorismo è stato commentato negativamente dall'opposizione. ''E' evidente - ha detto il capogruppo dei Ds alla Camera Luciano Violante - che c'è un dissenso del governo su queste misure, ed è inaudito che di fronte ai rischi che corriamo il governo non trovi un minimo di unità per salvaguardare la sicurezza dei cittadini''.

Con fatica il Cavaliere è riuscito a trovare una mediazione in extremis. ''Tutti hanno detto una parola di troppo in questa vicenda - ha osservato - ma qualcosa dobbiamo fare. Un segnale dobbiamo darlo''. Un segnale che doveva, appunto, essere la relazione del Viminale che contemplava diverse nuove proposte sulle misure antiterrorismo.
Unica risposta agli italiani: l'ennesima spaccatura interna alla maggioranza di governo, mentre il terrorismo bussa alle nostre porte.

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16 luglio 2005
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