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Bush ai funerali del Papa

''La mia fede è più forte, Wojtyla lascia un'eredità di pace''. ''L'Italia si ritirerà dall'Iraq? Il premier non vuole questo''

09 aprile 2005

Da ''la Repubblica'' pubblichiamo di seguito ampi stralci dell'intervista rilasciata ieri pomeriggio, venerdì 8 aprile, dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush al pool di giornalisti che viaggiavano con lui sull'Air Force One.

Dall'Air Force One
''In primo luogo sono molto felice di aver partecipato ai funerali: non c'è mai stato dubbio che lo avrei fatto. Ieri sera all'ambasciata abbiamo dato un ricevimento per molti dei vertici della Chiesa cattolica ed erano molto grati che fossi in Italia, con Laura, mio padre, il presidente Clinton, Condi e gli altri. Ho detto loro che è un tale onore rappresentare il nostro paese ad una cerimonia in onore di un vero grande uomo. Che è e sarà sempre una grande figura storica.
Sapevo che la cerimonia di Roma sarebbe stata maestosa, ma non avevo idea di quanto mi avrebbe commosso il rito in sé, la splendida musica. Mi ha colpito la limpidezza del suono in questa enorme struttura. Sembrava di essere all'interno della cattedrale ad ascoltare, le voci erano così pure. Mi è piaciuta moltissimo l'omelia. Ci hanno dato la traduzione inglese, fortunatamente. Sì, Bella. Bella. Ben fatta. Mi ha colpito la reazione della folla. Credo sia interessante notare in quali momenti la folla ha applaudito: uno in particolare, quando sua eminenza ha parlato del rapporto di Sua Santità con i giovani del mondo, e a quella frase c'è stata un'esplosione di entusiasmo. Credo che la cosa che ha colpito di più tutta la nostra delegazione sia stata l'immagine finale della cassa semplice - una delle tre, legno, piombo e legno - trasportata e tenuta in modo da mostrare il sigillo, e poi il fatto che sia uscito il sole. Sarà uno dei momenti più alti della mia presidenza, aver partecipato a questa grande cerimonia''.

Bill Clinton, il suo predecessore, ha sostenuto che il Papa lascerà un'eredità eterogenea, pur essendo un grand'uomo. Dato che sulla guerra la sua opinione si è discostata molto da quella del Pontefice, anche lei è del parere che sia un'eredità mista?
''Credo che Giovanni Paolo II lascerà una chiara ed eccellente eredità di pace, pietà ed una forte eredità di limpida impostazione morale''.

Quando era seduto, circondato da quell'incredibile numero di leader mondiali, con chi ha parlato, chi ha visto?
''Al mio arrivo, insieme a Laura, abbiamo stretto la mano a chi ci stava accanto. Jacques Chirac e signora erano proprio accanto. Ho passato un po' di tempo con loro. Ma non c'era molto chiacchiericcio, c'era intensa concentrazione sulla cerimonia''.

Cosa rappresentava la presenza di tutti queli leader?
''Credo faccia parte del potere di Giovanni Paolo II. Lui credeva così profondamente nella libertà. Ho visto Lech Walesa ad esempio: mi ha colpito la quantità di bandiere polacche tra la folla, gli striscioni che chiedevano che sua santità venisse fatto santo...''

Subito!
''Sì "subito"'' (in italiano, ndt)

In che misura la lotta del Papa con la malattia al termine della sua vita e l'esempio della sua vita hanno la rafforzano nella fede?
''È un chiaro esempio dell'influenza di Cristo nella vita di una persona il fatto che egli abbia mantenuto un'opinione così fiduciosa, ottimistica e chiara nelle difficoltà - nel suo caso difficoltà legate alla salute. Molti cristiani derivano forza e fiducia dalla vista di sua Santità negli ultimi stadi della sua vita''.

Pensa che la aiuterà nei mesi e negli anni a venire, nella sua vita? Air Force One
''Credo che tutti siamo toccati in modi diversi, se siamo in un cammino di fede. Sì, credo l'esempio di Papa Giovanni Paolo II servirà, sarà un momento della mia vita che rafforzerà la mia fede e la mia convinzione. Non riguarda solo me, ma milioni di persone di cui ha toccato la vita. Credo che siamo stati testimoni forse del più grande funerale della storia dell'umanità. Non ne sono certo, ma so che qualcuno ha detto che potrebbe essere così''.

Può parlarci della sua cena con il premier Berlusconi? Avete parlato, in particolare dell'Iraq e del funzionario dell'intelligence ucciso dagli americani?
''Sì, e ancora una volta ho espresso il mio rammarico e ho assicurato Berlusconi che l'indagine verrà condotta apertamente, in modo trasparente''.

Berlusconi le ha detto che è problematico per lui mantenere il consenso alla presenza delle truppe italiane in Iraq?
"No, ha ribadito l'impegno - già dato in passato - a portare a termine la missione, per aiutare gli iracheni a respingere quella minoranza (di terroristi). Berlusconi sa quello che so io: che prima lo si fa, prima le nostre truppe potranno tornare a casa. Ma è anche consapevole che quello che non vogliamo è andar via in anticipo, prima di aver completato l'opera. Ora che il nuovo governo è sul punto di essere insediato, ci attendiamo di collaborare su molti temi e su molti fronti. Ma sul fronte della sicurezza bisogna essere certi che la catena di comando interna alle forze armate, e tra governo civile e forze armate, sia forte ed efficace e in grado di reggere".

L'italia sta per ritirare 3000 uomini, credo in autunno. Sarete in grado di ovviare a questo ritiro?
''Non so perché lei sostenga ciò...''.

Pensavo fosse questo il numero dei militari italiani in Iraq...
''Ne hanno 3.300 ora e lei dice che ne ritireranno 3000 entro l'autunno? Quello che ho sentito io è che il primo ministro vuole portare a termine la missione, con noi''.

Fonte: la Repubblica (traduzione di Emilia Benghi)

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09 aprile 2005
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