C.S.O.A Montagnola di Bagheria (PA). Triste e solitario y final

La realizzazione di un sogno durato, purtroppo, soltanto pochi mesi

17 maggio 2003
Penso sia meraviglioso OCCUPARE un posto.
Ma voi tutti vi immaginate cosa possa essere appropriarsi di uno ''spazio'' fisico, e mentale, dove poter FARE senza implicazioni di sorta - siano esse burocratiche, politiche o leggittimamente consentite da assurde leggi asservite al clientelismo-.


Un posto proprio.
Un posto dove l’insediamento comune non è appropriazione indebita ma accoglienza, oserei dire cristiana, ossia un mondo possibile pronto ad accogliere tutti indistintamente. Pronto ad accogliere tutto… indistintamente.
Un posto dove potere concretamente sviluppare le proprie capacità sociali – nel grado più alto e nobile del significato – senza dover subire le discutibili legiferanze correnti, e sperimentandone delle nuove.

Possibilità di un divenire di esistenza comune.
Un idillio.
Illusioni da immaturi.
Sciocchi presupposti da sognatori.
Dubbie azioni di perverso sistema sociale.

Ma voi vi immaginate tutto questo?

Un gruppo di ragazzi di Bagheria, nella provincia palermitana, non solo lo ha immaginato, ma ne ha voluto creare la versione reale, e un giorno del mese di aprile hanno fatto il tutto per rendere vero questo, legittimo, sogno.
Un gruppo di ragazzi bagheresi hanno occupato i locali (da oltre 7 anni abbandonati) della Montagnola, edifici che  per anni hanno ospitato corsi di formazione professionale e i centri di assistenza di non chiara moralità politica, appartenti al fù Padre Armando Trigona.
Edifici che, nel relativamente breve lasso di tempo d’abbandono, sono stati sistematicamente distrutti e deturpati, e senz’altro riabilitati dall’interesse e l’attenzione di questi ragazzi, che vedevano in loro la realizzazione di un sogno non impossibile, ma che sarebbe potuto essere riscatto di quelle voci sempre meno sentite, e che vengono reputate dalla classe politica degne d’attenzione solo nei periodi elettorali.

Fin da subito, attraverso assemblee quotidiane, i ragazzi avevano già focalizzato programmi di grande interesse comunitario, come la creazione di un campo di bocce (sottratto agli aziani, dal centro di Bagheria, e sostituito da un posteggio), lezioni di chitarra per i bambini e servizi di doposcuola per quei ragazzi appartenenti ai quartieri più disagiati della città.
Messa in piedi una sala proiezioni, già alcuni giovani cineamatori avevano potuto presentare i loro lavori, e in una stanza adibita a sala concerto gruppi emergenti si erano esibiti in jam session.

Molti altri progetti avevano preso forma, fino a quando è sbucato -non precisamente- dal nulla il proprietaro dello stabile. Un nipote di quel  Padre Armando Trigona, che dopo –a detta sua- non poche peripezie burocratiche e battaglie legali, ha vinto la causa riguardante l’assegnazione dei beni facenti parte dell’eredità.
Di sua proprietà, quindi, l’edificio, e i ragazzi, che per pochi mesi hanno reso possibile una realtà che sembrava così lontano da poter realizzare, costretti a sgomberare entro qundici giorni.

F.M.

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17 maggio 2003

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