Cadaveri nel Mediterraneo

Soccorso un barcone alla deriva con centinaia di migranti: secondo alcuni superstiti centinaia le vittime abbandonate lungo la traversata

05 agosto 2011

Qui non si tratta di voler fare cattiva "pubblicità" all'isola di Lampedusa, che sta affrontando un periodo turisticamente ed economicamente difficile, ma di dover raccontare un dramma continuo che dura da troppo tempo e che rimarrà come pagina tragica della Storia internazionale.
Il Mediterraneo sta diventando un enorme cimitero. Le sue acque ingogliano corpi, mentre le sue onde, ogni tanto, risputano cadaveri senza nomi e dalla sconosciuta esistenza. I disperati, in fuga dall'Africa, si avventurano verso la speranza e il loro viaggio è un incognita, profonda e oscura come quel mare che dovranno attraversare. Sopra legni malconci, stretti accanto a centinaia di compagni di sventura, molti non ce la fanno. Questi diventano cibo per i pesci; questi alle volte vengono tirati con le reti dai pescatori...

Ieri, gli uomini della Guardia costiera dopo aver soccorso centinaia di migranti alla deriva, a 90 miglia da Lampedusa, in acque libiche, sul barcone hanno trovato il cadavere di un uomo. Secondo il racconto dei primi superstiti, trasferiti sull'isola in elicottero a causa delle loro precarie condizioni di salute, sono decine e decine i migranti morti di stenti e di fame sul barcone. Racconto che dovrà ancora essere vagliato dalle forze dell'ordine. A fatica, anche a causa dello choc, hanno raccontato di essere partiti venerdi sera dalla Libia e di essere rimasti alla deriva dopo la rottura del motore.
Il barcone, lungo una ventina di metri, con a bordo 370 profughi, tra cui 46 donne e 2 bambini, è stato raggiunto ieri pomeriggio dalle motovedette e da un elicottero della guardia costiera. Il rimorchiatore cipriota che aveva segnalato la presenza dell'imbarcazione, fanno sapere dalla Guardia costiera, si era dovuto allontanare dopo aver portato i primi aiuti, quando alcuni migranti si sono gettati in mare nel tentativo di raggiungerlo.
"Eravamo trecento, ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l’hanno fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi". Queste le drammatiche parole di una delle quattro marocchine soccorse dalla Guardia costiera e ricoverate nel Poliambulatorio di Lampedusa. Nella struttura medica è stato portato anche un uomo. Due delle quattro migranti sono in gravissime condizioni e sono state trasferite all’ospedale Cervello di Palermo. Quasi subito dopo la partenza, come raccontano le donne, il motore è andato in avaria. Così per giorni e giorni la barca sarebbe stata in balia delle onde in acque libiche.

Non si sa ancora se questo barcone è lo stesso di cui hanno parlato nei giorni scorsi i 271 profughi sbarcati a Lampedusa con 25 cadaveri a bordo. I superstiti hanno raccontato agli operatori dell'Unhcr di essere partiti sabato insieme con altri barconi di cui si sarebbero perse le tracce. Dunque, non sarebbe lo stesso barcone soccorso oggi a 90 miglia. Ma i racconti delle tre donne sono ancora frammentari. Sono state le stesse profughe a parlare ai sanitari delle decine di morti che ci sarebbero a bordo, ma anche gettati in acqua perchè morti di fame e stenti.
"Nella zona delle operazioni le nostre motovedette hanno avvistato in mare alcuni indumenti galleggiare, forse si tratta anche di cadaveri, ma siamo stati costretti a rientrare per trasferire al più presto i 300 migranti che sono in precarie condizioni di salute", ha riferito il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana, confermando che fino ad ora è stato recuperato solo un cadavere dal barcone. L'ufficiale ha spiegato anche che non è stato possibile avviare le ricerche di eventuali vittime anche a causa dell'oscurità che stava calando nella zona delle operazioni.

E in questa ennesima tragedia avanza ora anche l'ombra di un giallo. Infatti, prima di inviare le motovedette della Guardia Costiera da Lampedusa in acque libiche per evitare l'ennesima tragedia del mare, l'Italia avrebbe chiesto ad un'unità della Nato che si trovava in zona di soccorrere il barcone alla deriva su cui si sarebbe consumata - per la fame e il caldo, una vera e propria carneficina - , non ricevendo però risposte positive. Secondo indiscrezioni, le autorità italiane, una volta ricevuto l'allarme dal rimorchiatore cipriota, avrebbero contattato una nave della Nato che si trovava a circa 27 miglia dal barcone dei migranti, chiedendo di prestare i soccorsi. Dall'Alleanza, però, non sarebbero arrivate risposte positive e a quel punto sarebbe stato deciso di far intervenire le imbarcazioni italiane da Lampedusa, che si trova a 90 miglia dal punto in cui era il barcone.
Quando questa ricostruzione dei fatti ha cominciato a circolare, il ministro dell'Interno Roberto Maroni avrebbe chiamato i colleghi degli Esteri Franco Frattini e della Difesa Ignazio La Russa per sollecitare un intervento presso l'Alleanza atlantica. La sollecitazione è stata poi resa pubblica dal presidente del gruppo della Lega al Senato, Federico Bricolo: "La Nato deve capire che non è lì solo per bombardare le città libiche - ha dichiarato l'esponente del Carroccio - Diventa prioritario che, in ottemperanza del mandato ricevuto blocchi le imbarcazioni in partenza da quelle coste e le rimandi indietro per evitare le troppe morti alle quali stiamo assistendo. La Nato non può chiudere gli occhi e ignorare il fatto che è lì per proteggere i civili in difficoltà. Un compito al quale non può sottrarsi". "Se fosse vero - ha aggiunto Bricolo - che la Nato non ha soccorso il barcone in avaria in acque libiche sarebbe gravissimo. Chiediamo al Governo di verificare l'accaduto e di rispettare l'impegno che si è preso attraverso il nostro ordine del giorno approvato a margine del decreto rimpatri".
Proteste anche dalla vicesindaco leghista di Lampedusa, Angela Maraventano. La risposta della Farnesina, almeno quella ufficiosa, non si è fatta attendere: "Se confermata, si tratterebbe di una vicenda molto grave e per questo motivo abbiamo chiesto immediatamente una verifica alla Nato".

Ieri mattina si è registrato anche uno sbarco di 76 extracomunitari, tra cui quattro bambini che viaggiavano con le loro mamme, a Pantelleria. Gli immigrati sono stati raggiunti dalle motovedette della Guardia costiera, dei Carabinieri ai quali era giunta una telefonata al 112, e della Guardia di Finanza a circa 4 miglia a Nord dell'isola. Erano a bordo di un barcone con il motore in avaria e sono stati trasbordati sulle motovedette. I bambini sono stati visitati in ospedale e ora si trovano in un albergo insieme alle loro mamme. Gli uomini sono stati trasferiti nell'ex caserma "Barone" dell'esercito. La nazionalità degli extracomunitari è da accertare. Alcuni hanno detto d'essere pachistani.
Sempre ieri, a Lampedusa, sono iniziate al porto di Cala Pisana le operazioni di imbarco dei primi profughi sulla nave traghetto 'Moby Fantasy' che entro oggi trasferirà oltre 1.000 migranti dall'isola in centri d'accoglienza di altre regioni italiane. Al momento ci sono oltre 1.200 migranti ospiti del centro d'accoglienza di Lampedusa e dell'ex base militare Loran.

Fermati sei presunti scafisti - Con l'accusa di omicidio, lesioni e favoreggiamento per l'immigrazione clandestina, la Procura di Agrigento ha arrestato, con un provvedimento di fermo, i sei presunti scafisti del barcone approdato domenica notte a Lampedusa con a bordo anche 25 corpi di profughi morti asfissiati e picchiati nella stiva dell'imbarcazione (LEGGI). Per emettere il provvedimento nei confronti dei sei migranti, già indagati per gli stessi reati, i magistrati hanno dovuto attendere l'autorizzazione a procedere, firmata dal ministro della Giustizia, necessaria perché i reati sono stati commessi in acque internazionali.
I sei scafisti, guardati a vista al Centro d'accoglienza di Lampedusa, sono stati portati via ieri mattina a Porto Empedocle e poi tradotti nel carcere di Agrigento.
Secondo il racconto fatto da diversi testimoni, tra i 271 profughi a bordo dell'imbarcazione con i 25 cadaveri, i sei arrestati avrebbero condotto il barcone e alcuni di loro avrebbero picchiato, anche a colpi di bastone sul cranio, due profughi che avrebbero tentato di risalire dalla stiva, dove era finito l'ossigeno, sul ponte (LEGGI).

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, ANSA, Lasiciliaweb.it, Repubblica/Palermo, Corriere.it]

 

 

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

05 agosto 2011

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia