Cambio faccia e non ne parliamo più! Dall'America arriva il trapianto facciale

Un intervento difficile e controverso che ha già spaccato in due l'opinione scientifica

22 settembre 2005

Nella cruda concezione scientifica l'Uomo è una ''complessa macchina'', un complicato assemblaggio di pezzi più o meno piccoli, soggetti all'usura e al guasto. Questi possono essere sostituiti, facendo sì che il fantastico meccanismo possa continuare a funzionare al meglio .
Sì, non c'è poesia nella vita raccontata così, ma gli scienziati non sono poeti, il loro lavoro fa luce sui misteri, e non è certo la luce soffusa della luna che, caso mai, i misteri li crea.

Circa quarant'anni fa, a Città del Capo, il dott. Chris Barnard concluse il primo trapianto di cuore. Il mondo non poteva crederci, eppure quel capolavoro di chirurgia non solo garantiva rinnovate possibilità di vita, ma apriva la strada a una nuova concezione di curare i malati.
Nei decenni il ricambio dei pezzi è diventato un lavoro scientifico sempre più raffinato ed eccelso, e oggi, come quarant'anni fa, con un mondo nuovamente stupefatto ma molto più smaliziato), si assiste ad una nuova frontiera: il trapianto di faccia.
Dopo anni di dibattito scientifico, nello scorso autunno la Cleveland Clinic, un ospedale americano, ha approvato la fattibilità dell'innovativa tecnica. Poco più di due mesi fa, la dottoressa Maria Siemionow e la sua équipe hanno dichiarato di essere pronti a ricevere il primo paziente. Pochi giorni fa la notizia delle prime visite di preparazione per gli interventi.
Il gruppo della dottoressa Siemionow, infatti, farà le prime visite a cinque uomini e sette donne che potrebbero essere operati tra breve.

Il trapianto di faccia è un'operazione radicale molto complessa, mai tentata prima, che per molti potrebbe rappresentare l'unica chance per tornare ad avere una vita normale, ma che pone oltre ai problemi di carattere tecnico quelli più squisitamente etici.
I rischi sono alti: ci possono essere problemi di rigetto e non si sa ancora come può reagire chi cambia radicalmente i propri tratti somatici.
L'operazione richiede almeno quindici ore di lavoro, con diversi medici che si alternano in più sale operatorie. La faccia da impiantare viene rimossa da un cadavere con l'epidermide, i nervi e il grasso, per poi essere ricucita sui muscoli della persona che la riceve. Dopo l'intervento, i pazienti devono assumere medicine, probabilmente per molti anni, per indebolire il sistema immunitario ed evitare il rigetto. Un trattamento farmacologico che può costare anche mille dollari al mese. E che, alla lunga, con l'abbassamento delle difese immunitarie, può favorire il cancro o infezioni mortali.

Tuttavia, la chirurga di origine polacca, direttrice del centro di ricerca sulla chirurgia plastica, si dice fortemente motivata a compiere il primo straordinario intervento.
Una motivazione che non toglie complicazioni alla difficilissima domanda che i medici del team dovranno rivolgere agli aspiranti trapiantati: ''Si rende conto che sarà, almeno per l'aspetto, una persona del tutto diversa?''.
Infatti, se anche il trapianto riuscirà nelle difficoltà connesse alla sostituzione di un organo, è da verificare come i pazienti reagiranno ad una possibile crisi di identità.

Per la dottoressa Siemionow un intervento del genere serve a restituire un volto a persone sfigurate da bruciature e incidenti, niente a che vedere con i capricci di chi vuole un naso meno lungo o labbra più carnose, quindi un modo di restituire dignità a persone che, orribilmente sfigurate,  il senso di identità l'hanno comunque perduto
Chi è contrario a questa tecnica (e ce ne sono tanti) sostiene che l'operazione è comunque troppo rischiosa, visto anche che i pazienti non sono in fin di vita, come coloro che si sottopongono a trapianti di organi. Inoltre resta il dubbio su come si sentiranno con il viso di una persona morta i pazienti e come reagiranno anche i parenti del donatore.
Chi sarà trapiantato, assicurano i medici del team di Cleveland, non assomiglierà al suo donatore, perché la pelle sarà innestata su ossa e muscoli preesistenti.
Comunque, il trapianto di faccia con tutti i sui tanti interrogativi sulle conseguenze, rimane un intervento che mette paura.

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22 settembre 2005

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