Capitalia licenzia 3.700 dipendenti

Il gruppo bancario di cui fa parte il Banco di Sicilia viene ristrutturato dopo la fusione

03 ottobre 2002
Capitalia, una della maggiori banche italiane, nel quale è confluito il Banco di Sicilia, licenzierà 3.700 dipendenti nel quadro di un piano di ristrutturazione di qui al 2005. La banca, nata dalla fusione di Banca di Roma e Bipop-Carire, è in difficoltà in borsa e appesantita da una rilevante massa di crediti in sofferenza.

Nel periodo di qui al 2005 l'utile operativo di Capitalia dovrà passare da 1,1 miliardi di euro (risultato 2001) a 3,3 miliardi previsti nell'ultimo anno del piano. Risultato che impone un forte taglio dei costi, e di qui la decisione di ristrutturare la rete di sportelli e tagliare il 12 per cento della forza lavoro.

La nuova banca è nata in luglio con l'acquisto della bresciana Bipop-Carire, ribattezzata Fineco, da parte della Banca di Roma. La struttura uscita dall'operazione vede Capitalia occuparsi più di attività tradizionali - la classica banca con gli sportelli - e la controllata Fineco impegnata principalmente nella gestione del risparmio.

Capitalia ha reso noto anche che venderà la propria quota in Italenergia, concorrente privato dell'Enel, entro sei-nove mesi e che venderà partecipazioni per un totale di 700 milioni di euro.

L'annuncio ha fatto bene ai titoli Capitalia e Fineco che mercoledì hanno chiuso in forte rialzo a piazza Affari. Nel 2002 però il titolo Capitalia ha perso il 55 per cento - quarto peggio risultato nel settore bancario in Europa - mentre Fineco ha ceduto il 60 per cento, seconda peggiore in Europa.

Fonte: Cnn-Reuters

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03 ottobre 2002

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