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Cassa integrazione per 400 dipendenti del petrolchimico di Gela

Cig di 10 mesi è stata decisa per far fronte alla crisi del settore della raffinazione in Italia

12 giugno 2012

In un clima di calma apparente è scattata ieri mattina al petrolchimico Eni di Gela la prevista cassa integrazione per 400 dipendenti del diretto. Durerà 10 mesi ed è stata decisa per far fronte alla crisi del settore della raffinazione in Italia, che accusa un surplus produttivo di carburanti di 100 milioni di tonnellate annue.
Si inizia però con l'espulsione temporanea del 10% del personale impegnato in due delle tre linee fermate per un anno. Il provvedimento infatti riguarda un primo gruppo di circa 40 operai giornalieri, cui seguiranno, entro fine giugno, anche i turnisti, soggetti a un piano di rotazione. A tutti, comunque, sarà garantito il 100% del salario.
Altri dipendenti stanno utilizzando le ferie arretrate prima di essere collocati in cassa integrazione. Ad alcuni operai specializzati, inoltre, l'Eni sta offrendo la possibilità di lavorare temporaneamente all'estero o in altre raffinerie in Italia.

Intanto, a Gela si è insediata la speciale commissione paritetica (composta da direzione dello stabilimento e sindacati) chiamata a monitorare la realizzazione degli investimenti concordati, che ammontano a quasi 500 milioni e che mirano a migliorare le condizioni ambientali e operative e a restituire competitività alla raffineria. Resta l'incognita degli esuberi dell'indotto, indicati sommariamente in 300 unità. Malgrado l'aumentata mole di commesse di lavoro per manutenzione e investimenti, infatti, c'è da definire la sorte lavorativa di centinaia di operai delle imprese appaltatrici che stanno per completare il periodo di Cig e non vedono prospettive di rientro. La situazione è monitorata dal cosiddetto "tavolo di regia", diretto dal prefetto di Caltanissetta.

"Non possiamo permettere - dichiara il segretario regionale della Cisl Sicilia Maurizio Bernava - che un'altra multinazionale abbandoni la nostra terra. La Eni non può diventare una nuova Fiat. L'Eni ha detto di volere mantenere gli investimenti per l'impianto. Questo ci rassicura del fatto che la Eni non vuole disimpegnarsi ma vogliamo mantenere alta l'attenzione e la tensione. Dobbiamo cominciare a pensare al dopo il fermo delle linee, dobbiamo pensare ai lavoratori dell'indotto, dobbiamo pensare ad una ricollocazione dei lavoratori”.
“Il problema non è la Eni - continua Bernava - ma il Governo regionale e nazionale che devono operare non solamente per la salvaguardia della raffineria ma anche per il territorio attorno ad essa. Sto parlando dei terreni da bonificare, investimenti per far si che l'area della raffineria diventi un luogo dove si possono creare posti di lavoro [...] Questi temi devono essere affrontati subito altrimenti rischiamo che la Eni, come la Fiat vada via". "L'Eni da una parte - ha aggiunto il segretario Cisl - deve bonificare i territori, deve investire nell'area e accompagnare i lavoratori dell'indotto, circa mille, in nuove attività produttive, dall'atra il ministero dell'ambiente deve dare l'autorizzazione alla bonifica del territorio e la Regione deve realizzare concretamente gli accordi con Eni. La politica regionale e nazionale dovrebbe essere sensibile a queste tematiche, ma non è così. Aspettiamo un incontro con il Governo nazionale in presenza della Regione siciliana perché in questo momento il Governo siciliano non è molto affidabile. Pensano solo ad occupare spazi elettorali non ad amministrare l'economia e l'ambiente. Fiat, Eni, Italcementi sono le ricchezze del nostro territorio e il Governo siciliano le sta facendo scappare via".

[Informazioni tratte da ANSA, Lasiciliaweb.it, BlogSicilia.it]

- No al disimpegno Eni a Gela (Guidasicilia.it, 21/05/12)

 

 

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12 giugno 2012
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