Catania, città malata

Non c'è la mafia dietro la sparatoria di ieri davanti l'Università di Catania, ma nel capoluogo etneo sembra si spari per un niente

02 luglio 2010

E' stato arrestato, a Catania, il presunto sicario che ieri intorno alle 12.30 ha esploso diversi colpi di pistola davanti a una delle sedi dell'università in Piazza Dante, in quello che si era pensato un agguato di mafia. Un proiettile vagante ha ferito gravemente una studentessa di 34 anni, Laura Salafia, di Sortino, paese in provincia di Siracusa (LEGGI).
L'obiettivo sarebbe stato il quarantenne Maurizio Gravino, di 40 anni, ritenuto vicino al gruppo del clan Zuccaro che opera nella zona di piazza San Cosimo. Gli investigatori lo indicano come un elemento non di spicco nell'ambito criminale catanese, ma è il cognato del presunto boss Nino Testa.
Gravino è rimasto gravemente ferito, centrato da almeno tre colpi di pistola. Ha tentato la fuga su un ciclomotore verso la caserma dei carabinieri ma si è accasciato prima di poterla raggiungere. Soccorso, è stato condotto nell'ospedale Vittorio Emanuele dove è stato ricoverato per essere sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
L'uomo arrestato, Andrea Rizzotti, 54 anni, avrebbe ammesso le sue responsabilità e dalla sua confessione è veunuto fuori che la mafia con il suo atto non c'entra nulla. Rizzotti, impiegato comunale e incensurato, avrebbe detto di avere agito per legittima difesa e perché stanco degli insulti subiti quotidianamente. Secondo la ricostruzione dell'uomo, Gravino che aveva avuto una relazione con una sua parente passava tutti i giorni davanti al distributore di carburanti insultandolo sempre allo stesso modo: mostrandogli il mignolo e l'indice a mò di "corna". Ieri l'episodio si sarebbe ripetuto. Rizzotti al culmine dell'ennesima lite avrebbe visto Gravino estrarre una pistola e avrebbe sparato diversi colpi perché provocato e infuriato. L'uomo si era nascosto in una sua villetta al mare, ma saputo che la polizia era stata a casa sua per delle perquisizioni ha deciso di costituirsi, consegnandosi alla squadra mobile.

"La dinamica e la ricostruzione fatta dalla polizia e dallo stesso indagato portano a escludere il movente di mafia nella sparatoria di ieri a piazza Dante". Lo ha affermato il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Catania, Pasquale Pacifico, titolare dell'inchiesta. "Tutto lascia fare pensare - spiega il pm Pacifico - che dietro alla sparatoria ci siano forti rancori e contrasti personali durati nel tempo". Non hanno dubbi neppure alla squadra mobile della Questura da dove si conferma "l'estraneità della mafia nella tragica vicenda". L'ipotesi dell'agguato era stata fatta da magistrati per la personalità di Maurizio Gravino, ritenuto elemento vicino al clan Zuccaro, una delle 'frange' maggiormente attive della cosca Santapaola. Un figlio di Andrea Rizzotti, l'uomo arrestato e reo confesso della sparatoria, Francesco, è stato arrestato in passato nell'ambito dell'operazione antimafia Revenge. Ma il padre, secondo gli investigatori, è un "incensurato estraneo a ambienti criminali".

Le condizioni di salute della giovane donna, intanto, sono definite gravi ma stazionarie. Il proiettile vagante l'ha colpita alla colonna procurandole delle lesioni importanti alla seconda e alla terza vertebra cervicale. "Una lesione midollare importante dovuta a un proiettile ritenuto nel collo che sarebbe 'incastrato' tra la seconda e la terza vertebra cervicale". E' questo il quadro clinico, secondo quanto si apprende da fonti mediche, di Laura Salafia che è ricoverata nel reparto di rianimazione dell'ospedale Garibaldi di Catania. I medici la stanno sottoponendo a diversi esami clinici e diagnostici prima di un probabile intervento di neurochirurgia che potrebbe essere fatto in serata. La studentessa è attualmente sveglia e parla con il personale che l'assiste.
Laura, prossima alla laurea, aveva finito di sostenere l'esame di Spagnolo, ottenendo il voto massimo: 30 e lode. Era uscita dalla facoltà con un'amica quando è stata centrata accidentalmente da un proiettile al collo.
"Aveva dato l'esame di spagnolo alla facoltà di Lettere, mi aveva chiamato al cellulare ed era contenta perché era andato tutto bene, ma è rimasta in facoltà per assistere a quello di una amica"
, ha detto il fidanzato della studentessa, che ha appreso la notizia per caso sentendo parlare dell'accaduto mentre era al lavoro. Sapendo poi dell'arresto dell'uomo che ha sparato il ragazzo ha aggiunto: "È una notizia bellissima! Ha anche confessato? Allora il processo non lo devono fare in un'aula del Palazzo di giustizia ma in piazza e i giurati devono essere giovani studenti universitari....".
Un commento, quest'ultimo, che seppur dettato dalla rabbia risulta non positivo e comunque indicativo del brutto periodo che la città di Catania, e più in generale la provincia etnea, sta vivendo negli ultimi tempi. Ieri infatti, oltre alla sparatoria occorsa davanti all'università, un'altra ne era scoppiata nella mattinata in un panificio di corso Indipendenza. A rimanere ferito un giovane di 28 anni, figlio del proprietario del panificio. E un'altra sparatoria, la terza in 12 ore, è avvenuta nel centro di Motta Sant'Anastasia, paese a 12 chilometri dal capoluogo etneo: un 27enne è stato ferito con due colpi di arma da fuoco sparati da un suo conoscente al culmine di una lite.
Insomma, episodi terribili che ci mostrano un territorio in preda alla violenza, dove screzi e angherie si puniscono a colpi di pistola e le persone hanno deciso di seguire i dettami di una legge ad personam, abbandonati dal buon senso e dalle regole, le più elementari del vivere civile.

Un vivere civile al quale però ancora in tanti, la maggior parte dei catanesi, sono fermamente legati. Ieri sera, inaftti, movimenti civili ed esponenti di partiti hanno dato vita a un affollato presidio e a una fiaccolata in piazza Dante. Ha aderito anche il Partito democratico per "dire no a una città far West come fu negli anni Ottanta".

A questo proposito vogliamo volentieri pubblicare un articolo di Natya Migliori...

"Adesso sparate su tutti". Recita così lo striscione che alle 20.30, in piazza Dante a Catania, sovrasta il raduno spontaneo dei catanesi, sdegnati dalle pallottole che in pieno giorno ed in pieno centro storico, a due passi della Facoltà di Lettere e Filosofia, hanno colpito la studentessa Laura Salafia, 34 anni, originaria di Sortino, riducendola in fin di vita.
Un regolamento di conti, come presumono la squadra mobile e la Dda di Catania, fra i clan Santapaola e Zuccaro. Un "classico", che questa volta piomba però su chi con la mafia ha solo condiviso la sua terra natìa. E che, con altrettanta ferocia, ferisce il concetto stesso di libertà, proprio nella giornata in cui a Roma, in tutta Italia, sul web, si manifesta contro la negazione del diritto all'informazione, della legalità, della verità. Proprio nella giornata in cui Roberto Saviano, da piazza Navona, tuona contro la gente di "malaffare" e le osannazioni di dell'Utri verso l'"eroe" Mangano.
Eppure, mentre Laura lotta fra la vita e la morte, le coscienze della città che dicono "no" al malaffare e alla mafia si sono mosse, spinte da un tam tam dal basso, diramato da Facebook e Tweteer, dalle radio, dai portali e dalle web tv indipendenti, per incontrarsi sul luogo della sparatoria. Armate sì, ma di megafono, striscioni e rabbia. Tra la folla qualche esponente politico, diversi rappresentanti sindacali, molti insegnanti universitari, ma soprattutto studenti.
"E' inquietante che tutto ciò sia avvenuto proprio oggi - commenta Angelo Villari, segretario della Cgil del capoluogo siciliano - e per di più in un orario insolito per un attentato di mafia, mentre centinaia di studenti, come Laura, andavano e venivano dalla Facoltà. Il timore di noi cittadini e degli inquirenti è che si possa trattare di una ripresa dell'attività mafiosa. Lo scorso 24 giugno, d'altronde, è stato assassinato un membro dei Santapaola e questa mattina una seconda sparatoria ha
coinvolto un altro quartiere periferico".
  "Non si può omettere - aggiunge Pina Palella, anche lei esponente della Cgil - che quanto è avvenuto oggi si inquadra in una situazione catanese sempre più disastrosa, in cui il senso civico e i valori vengono a mancare, mentre predominano il disagio, la crisi, l'assenza di certezze o prospettive. Catania rischia di diventare un far west. Solo un moto reale di sdegno generale può salvarla".

Anche fra la gente dell'Antico Corso, si insinua la paura che tornino gli anni di fuoco, che si ripresenti quel decennio, fra l'80 e il '90, in cui la faida dei "cursoti" insanguinava le strade del quartiere, persino sotto gli occhi degli studenti dei vicini Liceo Classico e Scientifico. "Non mi chieda niente - ribatte l'anziana proprietaria del tabaccaio di zona - non si vedevano cose del genere da vent'anni!". La stessa paura si legge negli occhi e nelle parole dei colleghi di Laura. "Come possiamo stare tranquilli pensando di uscire per dare un esame e rischiare di non tornare più?", afferma Edoardo, ex studente in Lettere. "La facoltà di Lettere - aggiunge Sergio, studente in Medicina - è un luogo di studio, ma anche di ritrovo. L'agguato è avvenuto intorno alle 12.30, quando tantissimi colleghi, la maggior parte fuori sede, si trovano qui per studiare o per pranzare in compagnia. Chiunque di noi potrebbe essere al posto di Laura". "La giornata di oggi dovrebbe essere dedicata alla libertà - incalza Flavia, studentessa di Lettere - ma ma qui stiamo vivendo il controsenso di non esser liberi neanche di andare in Facoltà. Forse è vero che di libertà ce n'è fin troppa. Però è affidata alle persone sbagliate, che si possono permettere di andarsene in giro a sparare in pieno giorno. Chi pensa a proteggerci?".
"Se la violenza torna dopo tanti anni sulle strade dobbiamo chiederci cosa stia succedendo - sostiene Luca Cangemi, segretario regionale del PRC Sicilia-. Da anni assistiamo a Catania ad un degrado sociale, civile e morale che parte da chi la guida. Per di più c'è una presenza capillare della mafia nel tessuto sociale e nell'economia. Un'inversione di rotta non può venire però da chi è al potere. Deve venire dalla gente, come sta avvenendo stasera. Deve venire dal basso un'onda di cambiamento che travolga anche chi sta in alto”.
Eppure l'onda dal basso a Catania non è nuova e da decenni fornisce un importante contributo alla lotta alla mafia. "Sono tante a Catania le realtà – sottolinea, Emanuele Feltri, esponente del Centro Popolare Experia - che da anni lottano per scongiurare episodi come questo, strappando manovalanza alla mafia, facendo volontariato per togliere dalla strada i bambini dei quartieri a rischio. Nonostante ricevano spesso in cambio, come di recente è successo al Centro Experia, solo manganellate e insulti. Dobbiamo continuare a credere nel cambiamento per il bene della città, dei suoi abitanti, dei suoi bambini. Dobbiamo continuare a rimboccarci le maniche. Oggi insieme a sdegnarci, domani insieme a lavorare”.

Natya Migliori

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02 luglio 2010

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