Cenere ritorneremo...

''Interruzione di pubblico servizio''. Aperta un'inchiesta sul ripetuto blocco del traffico aereo all'aeroporto Fontanarossa di Catania

05 dicembre 2006

Due, tre, otto, dieci volte stop. Nelle ultime settimane dall'aeroporto Fontarossa di Catania non si è più partito e non si è più atterrato, per colpa della pioggia di cenere dell'Etna che impedirebbe, dicono, una buona visibilità, e dunque metterebbe a repentaglio l'incolumità dei passeggeri. Per 11 giorni, quindi, lo scalo etneo è stato chiuso al tramonto e riaperto all'alba, per ''garantire la sicurezza della navigazione aerea''.
Beh, dovremmo ringraziare allora chi gestisce uno degli aeroporti più trafficati d'Italia, ma tale paternalistica protezione non convince la procura di Catania che ha aperto una inchiesta ipotizzando il reato di ''interruzione di pubblico servizio''.

Le indagini sono state avviate dopo che il presidente della Sac, la società che gestisce i servizi nello scalo catanese, ha presentato un esposto per ''danni economici ingenti''. Il procuratore aggiunto Renato Papa ha disposto l'acquisizione di alcuni documenti per verificare la reale necessità della chiusura al traffico aereo e i potenziali rischi causati dall'espulsione di cenere lavica. Il procuratore, che ha già interrogato un componente dell'unità di crisi aeroportuale (che quotidianamente si riunisce in aeroporto), nei prossimi giorni sentirà anche il direttore dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania (Ingv Catania), Sandro Bonaccorso, che insieme al suo staff segue direttamente l'eruzione. ''La nostra inchiesta - ha spiegato il procuratore Papa - mira a verificare se la chiusura dello scalo tutte le sere corrisponda a condizioni oggettive di sicurezza o se è dovuta a superficialità da parte delle persone addette, visto che l'Etna è un vulcano fortemente monitorato su tutti i fronti''.
Secondo quanto si è appreso, allo stato non ci sarebbero iscritti nel registro degli indagati.

La magistratura, inoltre, vuole capire anche come mai Fontanarossa chiude la sera mentre resta aperto lo scalo di Sigonella, non molto lontano da Catania. E proprio la base militare italiana è stata indicata come possibile soluzione all'emergenza dalla Cgil. Il segretario generale della Cgil siciliana, Italo Tripi, e il segretario della Camera del lavoro di Catania, Francesco Battiato, hanno infatti affermato che una soluzione possibile potrebbe essere quella di dirottare il traffico sullo scalo di Sigonella, che per piste e attrezzature è in grado di accoglierlo, e che è ''stato chiuso solo una volta contro le 10 consecutive di Fontanarossa''. ''Non è concepibile - precisano Tripi e Battiato - che Sigonella non venga utilizzato perché scalo militare, anche a fronte di emergenze come quella di queste settimane''. ''Dal canto nostro - aggiungono - riteniamo che l'aeroporto di Sigonella debba essere smilitarizzato e le sue potenzialità e capacità debbano essere messe al servizio del traffico civile e dell'economia dell'isola con grandi possibili vantaggi anche sul terreno dell'occupazione''. ''Proprio l'utilizzo in caso di emergenza - concludono - potrebbe essere un primo passo in questa direzione''.

Intanto anche per questa sera l'Unità di crisi di Fontanarossa ha stabilito la chiusura dello scalo di Catania dopo il tramonto, alle 18 circa. La direzione aeroportuale di Catania ha comunicato che dalla prossima settimana sarà implementato un sistema che consentirà di prevedere collocazione e consistenza della nube vulcanica che può essere valido anche in totale assenza di visibilità. A renderlo noto, con un comunicato, è stato la Sac, riferendo quanto emerso nella riunione dell'Unità di crisi che si è riunita ieri. ''Ciò dovrebbe permettere - sottolinea nella nota la Sac - una estensione dell'apertura dell'aeroporto nelle ore notturne fino a orari compatibili con i normali schedulati dei vettori. In altri termini - conclude la Sac - sarà possibile il consueto posizionamento dei propri aeromobili durante le ore notturne per la normale ripresa delle attività alle prime ore dell'alba''.
Ed in questi undici giorni i maggiori disagi li hanno vissuti le compagnie aeree che operano su Catania, come la Wind Jet che ha segnalato come ''le irregolarità negli atterraggi si riflettono sulle operazioni del giorno dopo, con ritardi di una o due ore che si ripercuote poi su tutti i voli della giornata creando moltissimi disagi per l'utenza e per gli operatori, con relative enormi spese''.

Dal canto suo, l'Etna continua a fare quello che gli viene meglio, ossia il vulcano, proseguendo l'attività eruttiva. Questa da ieri mattina è caratterizzata dall'emissione di due grosse colonne di fumo: una grigia scura di cenere lavica che fuoriesce del cratere di Sud-Est; l'altra bianca, frutto della degassazione presente nella Bocca Nuova e nella Voragine.
I due pennacchi si espandono nel cielo parallelamente e, sospinti dal forte vento in alta quota, si dirigono verso il versante est del vulcano. Continua anche l'emissione di lava dalla frattura di quota 3.100 metri e dalla bocca di quota 2.800, con le colate che rimangono nelle zone alte e desertiche dell'Etna.

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05 dicembre 2006

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