Crea gratis la tua vetrina su Guidasicilia

Acquisti in città

Offerte, affari del giorno, imprese e professionisti, tutti della tua città

vai a Shopping
vai a Magazine

Centinaia di migliaia di profughi

L'Italia aiuterà i profughi tunisini con una missione. "Tra la Tunisia e la Libia 120mila persone in fuga"

02 marzo 2011

Via libera a una missione umanitaria italiana in Tunisia. E' quanto è stato deciso ieri al vertice di governo sulla situazione dei profughi in fuga dalla Libia che si è concluso a Palazzo Chigi. Si calcola che la missione potrà dare assistenza a diecimila persone che stanno scappando da Tripoli. Secondo quanto riferito da fonti presenti al vertice governativo a Palazzo Chigi sulla situazione in Libia e nel Nord Africa, il premier Silvio Berlusconi ha avuto un colloquio telefonico con David Cameron e ha informato il premier britannico della decisione di inviare una missione umanitaria del governo italiano in Tunisia. Nel corso del vertice, spiegano le stesse fonti, si è fatto il punto su una situazione definita molto critica, perché coinvolge anche un numero molto elevato di bambini. Da qui l'auspicio che altri Paesi possano assumere decisioni analoghe a quella del governo italiano, in considerazione del fatto che sia più utile fornire assistenza sul posto, che fronteggiare un esodo di massa dei profughi libici. Secondo quanto riferito da chi era presente al vertice a Palazzo Chigi sulla crisi libica, con mezzi italiani sono stati evacuati dalla Libia 1400 connazionali e 800 stranieri.

"Sappiamo che ci sono decine di migliaia di persone in fuga. In 60mila sono accampati in Tunisia ed altrettanti ancora in Libia. Questo ci preoccupa". Queste del ministro dell'Interno Roberto Maroni, intervenuto in audizione di fronte alle Commissioni Affari costituzionali ed Esteri di Camera e Senato. Se perdura la "situazione di stallo" nel Paese, ha aggiunto, ci potrebbe essere "il rischio di infiltrazioni di Al Qaeda". In particolare, Maroni, parlando della situazione in Libia ha detto che qui "c'è il vero punto interrogativo. La Libia è in una situazione di stallo e non si sa quando si risolverà. C'è il rischio di infiltrazioni di Al Qaeda se la situazione di stallo permarrà. Sono preoccupato che se gli scenari non cambiano si possa arrivare ad una situazione di governo più simile a quella dell'Afghanistan e della Somalia. E' un rischio grave e reale".
Riguardo la revoca del trattato tra Italia e Libia, il ministro è stato chiaro: "Ben venga un'iniziativa parlamentare. Non so dire chi è in grado di revocare il Trattato. Valuto solo che è stato approvato il 6 febbraio 2009. Se ci fosse un'iniziativa del Parlamento ben venga".

Sul tema dell'immigrazione è intervenuto anche il capo dello Stato. "L'Italia è molto impegnata sul fronte umanitario", ha osservato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. "Vale la pena sottolineare - aggiunge il capo dello Stato - che il nostro Paese non ha un atteggiamento difensivo, rispetto all'incognita di un forte flusso migratorio, senza farsi carico anche delle esigenze di carattere umanitario, nei confronti della situazione che si sta determinando in nord Africa, a seguito dei grossi movimenti di contestazione nei confronti dei regimi esistenti, prima in Tunisia e in Egitto e ora in Libia".
Riguardo ai rapporti con Bruxelles, il capo dello Stato si dice convinto "di poter trovare piena intesa in sede Ue sulle politiche nei confronti della Libia". Per Napolitano, occorre anche "che l'Unione europea acceleri sul cammino di una politica comune in tema di immigrazione e di asilo, che e' chiamata subito alla prova davanti alla crisi nel nord Africa e ad ipotesi di afflusso, al momento non quantificabile di immigrati verso le sponde italiane". Per Napolitano, serve "una comune e forte determinazione della Ue nel rilanciare una politica euro-mediterranea, che non si limiti ad accogliere le persone che fuggono dalle sponde africane ma che dia prospettive di sviluppo a tutta l'area, anche - sottolinea Napolitano - per evitare non i flussi migratori normali e persino necessari all'Europa ma per evitare crisi migratorie precipitose e catastrofiche che sarebbero molto difficilmente sostenibili".

Per Cristopher Hein, direttore del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), la volontà espressa da Maroni sull'accoglienza dei duemila profughi rifugiati nella cattedrale di Tripoli "è un segnale positivo". "Proprio ora - afferma Hein all'Adnkronos - stiamo scrivendo una lettera al ministro Maroni, per testimoniargli tutta la nostra soddisfazione e la nostra speranza, sempre che alle dichiarazioni seguano azioni concrete. Perché la situazione a Tripoli non è affatto facile per i 200 rifugiati politici africani, in maggioranza eritrei, accampati nella cattedrale".

E anche l'Europa si muove. Venerdì 11 marzo si terrà un vertice Ue straordinario che, secondo quanto si apprende, è stato allargato a tutti i 27 per discutere della questione libica e più in generale degli sviluppi in Africa del Nord. Decisione presa durante un incontro tra il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy e l'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton. Proprio il presidente Van Rompuy, nella convocazione ufficiale, fa riferimento ai "recenti sviluppi nella regione del nostro vicinato meridionale, e in Libia in particolare", per i quali "ho deciso di convocare un incontro straodinario del Consiglio europeo, che avrà luogo l'11 marzo a Bruxelles", si legge nel comunicato.
Intanto non si fermano le violenze nel Paese libico. Le brigate fedeli a Muammar Gheddafi starebbero preparando infatti un attacco contro la città di Nalut, a sud di Tripoli, per riportarla sotto il controllo del regime. Secondo quanto mostrato dalla televisione satellitare Al Arabiya, in un videomessaggio alcuni capi tribù locali hanno giurato fedeltà al Consiglio nazionale sorto a Bengasi per amministrare le regioni liberate dal regime. Inoltre ci sono stati anche nuovi raid aerei dell'aviazione militare libica nei dintorni della città di Ajdabiya, in Cirenaica. Combattimenti anche a Misurata con continui attacchi condotti dalle brigate fedeli a Gheddafi contro gli insorti che controllano il centro della città.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing]

Condividi, commenta, parla ai tuoi amici.

02 marzo 2011
Caricamento commenti in corso...

Ti potrebbero interessare anche

Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia
Registra la tua azienda su Guidasicilia