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Certezza della pena mai

Giuseppe ''Salvuccio'' Riina, terzogenito del ''capo dei capi'' è stato scarcerato prima del tempo

29 febbraio 2008

Giuseppe Salvatore Riina, per tutti ''Salvuccio'', 27 anni, terzogenito dei figli maschi del ''capo dei capi'' Totò Riina e nipote di Leoluca Bagarella, ha lasciato ieri pomeriggio il carcere di massima sicurezza di Sulmona dove era detenuto al 41bis.
Arrestato nel 2002 per associazione mafiosa ed estorsione, era stato condannato in primo grado a 14 anni e 6 mesi. In appello la pena era stata ridotta a 11 anni e 8 mesi
. Secondo i magistrati Salvuccio Riina "era diventato il nuovo punto di riferimento della famiglia Corleonese e protagonista della riorganizzazione della cosca facente capo al padre che gestiva come una vera e propria impresa".
14 anni e 6 mesi, diventati 11 anni e 8 mesi, ulteriormente accorciati a 8 anni e 10 mesi: la Corte di Cassazione, infatti, aveva annullato senza rinvio la condanna per estorsione e con rinvio quella per associazione mafiosa. Il processo era quindi tornato davanti ad un'altra sezione della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna per associazione mafiosa. Otto anni e dieci mesi.
In attesa della Cassazione (un secondo passaggio visto che il primo aveva deciso per un rinvio), è passato troppo tempo da quando è stato pronunciato il giudizio di secondo grado senza che sia ancora intervenuto quello definitivo, quindi Salvuccio Riina è ritornato libero, “per decorrenza termini”.
Dopo sei anni di pena
, dunque, quel figlio che aveva deciso di seguire le orme del padre si è lasciato alle spalle la propria condanna, ed è ritornato a casa accompagnato da una Mercedes nera che l'aspettava davanti al carcere.

Luca Cianferoni, l'avvocato di fiducia di Giuseppe ''Salvuccio'' Riina, ha addirittura "contestato l'ingiusta detenzione almeno a partire dal giugno 2007. I termini prevedono in questo caso due anni oltre le sospensive per la stesura delle sentenze. La sentenza annullata è del 2 luglio 2007, la prima condanna è del 31 dicembre 2004. Abbiamo fatto i nostri conti e alla fine il procuratore generale della Cassazione ci ha dato ragione". In pratica Riina jr potrà attendere fuori dal carcere la sentenza definitiva. Unici obblighi quello di dimora nel comune di Corleone, dal quale non si può assolutamente allontanare, e tre volte alla settimana l'obbligo di firma al commissariato.

La vicenda non ha tardato a provocare reazioni. Dura quella del ministro dell'Interno: "L'episodio è grave - ha detto il ministro Giuliano Amato, che ha subito sentito anche il capo della Polizia, Antonio Manganelli - ma voglio assicurare che le forze dell'ordine non si scoraggeranno per questo e proseguiranno l'offensiva che sta portando grandi successi nella lotta alla mafia".
"Avremmo decisamente preferito che fosse andato ad abitare da un'altra parte, ma la magistratura gli ha imposto il soggiorno a Corleone e, quindi, ora sta anche all'Amministrazione comunale intensificare la vigilanza sul territorio e l'azione di promozione della legalità per ribadire che il nostro paese la mafia non la vuole. Il figlio di Riina sappia che vigileremo sulla sua presenza in paese". Queste le parole del sindaco di Corleone Antonino Iannazzo.
Il ministro della Giustizia, Luigi Scotti, ha invece chiesto di ricevere "con la massima urgenza, le necessarie informazioni" sulla scarcerazione di Riina jr. Nel sottolineare "la gravità dei reati contestati a Riina e l'allarme sociale che ne deriva", il Guardasigilli ha scritto personalmente al presidente e al procuratore generale della Corte d'Appello di Palermo, "per conoscere i tempi delle singole cadenze processuali e del passaggio dei fascicoli da un grado di giudizio all'altro e per sapere se si siano verificati eventuali ritardi o disfunzioni nella gestione dell'iter del procedimento".  Proteste, infine, dalle associazioni antimafia mentre l'Unione delle camere penali è tornata a chiedere processi più rapidi.

Da quanto si è infine appreso dagli avvocati difensori di Riina jr, gli avvocati Cianferoni e Antonio Malagò, il rampollo del capomafia corleonese ricorrerà alla Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo per protestare contro l'eccessivo periodo di detenzione subito a fronte di una condanna pari a otto anni e dieci mesi ancora da confermare dalla Suprema Corte. In particolare l'avvocato Malagò ha spiegato che "la carcerazione preventiva subita da Giuseppe Riina è stata sicuramente eccessiva (sei anni di carcere per una condanna di otto anni e dieci mesi) e in violazione dei diritti dell'uomo: non vi è dubbio che la lungaggine del suo processo deve essere imputata esclusivamente alle inefficienze dell'apparato giudiziario che impiega tempi così lunghi per definire un processo che, come in questo caso, non era di particolare complessità". Malagò inoltre ricorda che la Cassazione annullando in precedenza la condanna di Appello (poi ridotta lo scorso 27 dicembre nell'appello bis, da dodici anni a otto anni e dieci mesi) aveva ritenuto "che non vi erano prove sufficienti per il reato di associazione mafiosa e aveva assolto Riina junior da altri reati, come quelli si estorsione". "Adesso siamo ancora in attesa - ha aggiunto Malagò - che i giudici dell'appello bis depositino la loro sentenza contro la quale ricorreremo in Cassazione: intanto già prepariamo il ricorso a Strasburgo e ci tengo a sottolineare che in carcere Giuseppe ha sempre tenuto la buona condotta, senza mai un richiamo, cosa che gli permetterà di chiedere tre mesi di 'sconto' sulla pena per ogni anno di carcere già scontato".

- “Noi magistrati diventati inutili" di Salvo Palazzolo (Repubblica.it)

[Infomazioni tratte da: Corriere.it, Repubblica.it, La Sicilia.it]

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29 febbraio 2008
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