Cesare Previti non farà più parte del Parlamento. Si è dimesso per evitare l'inevitabile decadenza

01 agosto 2007

Cesare Previti non farà più parte del Parlamento. Il politico di Forza Italia ha infatti deciso di dire addio alla Camera dei deputati attraverso due lettere (una per il presidente della Camera Fausto Bertinotti, l'altra in cui ha chiesto il voto ''palese'') lette ieri in Aula dal capogruppo forzista Elio Vito. Le dimissioni di Previti hanno messò così fuori gioco il voto sulla decadenza dalla carica di parlamentare in seguito alla condanna a sei anni nel processo Imi-Sir. Con la Camera che ha accantonato il voto sulla la decandenza del parlamentare e pronunciandosi sulla sua richiesta di dimissioni.

Ieri la giornata a Montecitorio è iniziata con la lettura della lettera di Previti. ''Sono innocente e sconto una sentenza ingiusta'' ha scritto l'ex ministro della Difesa che ha chiesto il voto ''palese'' sulle sue dimissioni. Ma a Previti non è stata accordata l'esplicita richiesta di ''trasparenza''. Serve, ha riferito il presidente Bertinotti, un accordo unanime, che non c'è. Quindi il voto è rimasto segreto.

''Il breve termine intercorso tra la fissazione dell'ordine del giorno (lo scorso 9 luglio, ndr) e la seduta odierna, l'operatività nel periodo estivo anche per le strutture giudiziarie e lo stato attuale di detenzione domiciliare nel quale mi trovo, rendono praticamente impossibile la mia presenza in Aula e mi privano sostanzialmente della possibilità di partecipare al dibattito sulla mia decadenza - ha scritto Previti -. La creazione di un simile precedente costituirebbe un vulnus gravissimo e irrecuperabile per il Parlamento e per i singoli parlamentari''.
''Previti oggi non è qui
- ha detto Vito dopo aver letto il passaggio sopra riportato - non per mancanza di volontà ma piuttosto per una precisa volontà del presidente della Camera che ha fissato in questa settimana questo dibattito e questo voto. Un comportamento che è inaccettabile''. ''La presidenza della Camera - ha replicato Bertinotti - non ha privato Cesare Previti di essere presente oggi in quest'Aula. Le procedure ordinarie avrebbero reso possibile la sua presenza''.
 
Durante il dibattito il centrodestra ha difeso con forza Previti, parlando di ''obiettivo politico'' e sostenendo che la pena accessoria potrebbe decadere al termine dell'affidamento ai servizi sociali e sarebbe stato quindi opportuno attendere di sapere se l'interdizione sarà confermata o no. Compatto invece l'Ulivo che ha subito annunciato il voto favorevole per le dimissioni.
E il voto è stato senza storia. Dimissioni accettate: 462 sì, 66 no.
E dall'Italia dei Valori è arrivato il commento più secco: ''Meglio tardi che mai''.

E anche ora che dovrà lasciare il Parlamento per la condanna all'interdizione perpetua dai pubblici uffici nel processo Imi-Sir, Previti, che ha 73 anni ed è alla quarta legislatura, dovrebbe comunque continuare a percepire il vitalizio previsto per i parlamentari.
Il suo posto a Montecitorio sarà preso da Angelo Santori, primo dei non eletti di Forza Italia. ''Proclamo eletto per la quindicesima circoscrizione Lazio 1 Angelo Santori primo dei non eletti'', ha infatti detto alla fine il presidente della Camera Fausto Bertinotti.

Le vicende giudiziarie di Cesare Previti - La vicenda giudiziaria di Cesare Previti, che vede il parlamentare di Forza Italia coinvolto nei casi Sme, Imi-Sir e Lodo Mondadori, inizia nel 2000, quando l'ex ministro della Difesa viene messo sotto inchiesta dai giudici di Milano per la vicenda della fallita compravendita della Sme da parte di Carlo De Benedetti.
Nel novembre del 2003 il processo giunge alla sentenza di primo grado e Previti viene condannato a 5 anni di reclusione, a fronte di una richiesta da parte dell'accusa di 11 anni.
Nel dicembre del 2005, la Corte d'Appello di Milano emette la sentenza di secondo grado, riconoscendolo colpevole di corruzione semplice e confermando la condanna di primo grado a 5 anni di reclusione.
Nel novembre del 2006, tuttavia, la Corte di Cassazione annulla entrambe le precedenti sentenze di merito emesse dal Tribunale di Milano sul processo Sme, dal momento che, a giudizio della stessa Cassazione, la Procura di Milano era ''incompetente'' ad istruire il procedimento. Viene così disposto il trasferimento degli atti alla procura di Perugia, ma, trattandosi di fatti risalenti al marzo del 1991, è pressoché certa la prescrizione.

Quanto alla vicenda Imi-Sir, Previti era stato accusato di essere intervenuto per ''aggiustare'' la causa che vedeva opposti il petroliere Rovelli e l'Istituto mobiliare italiano, con il primo che nel 1982 aveva chiamato in causa l'Imi per non aver onorato una convenzione del 1979 per il risanamento delle società del gruppo chimico Sir-Rumianca, per circa 500 miliardi di vecchie lire. Per quella vicenda, la IV sezione penale del Tribunale di Milano, nell'aprile del 2003, riconosce Previti colpevole.
Nel maggio del 2006
la Cassazione emette il verdetto definitivo, condannando Previti a 6 anni di reclusione con l'accusa di corruzione. Il giorno successivo, Previti si presenta al carcere romano di Rebibbia. Dopo 5 giorni di detenzione, l'ex ministro ottiene gli arresti domiciliari, usufruendo della legge cosiddetta ex Cirielli, riguardante gli ultrasettantenni. In un secondo momento interviene l'affidamento ai servizi sociali e Previti lavora per qualche tempo al Ceis, Centro italiano di solidarietá, come consulente legale.

Il 9 luglio scorso, non essendo giunte agli uffici della Camera le dimissioni di Previti da deputato, la Giunta per le elezioni della Camera delibera per la decadenza di Previti dal suo mandato parlamentare: 16 i voti favorevoli della maggioranza, 11 quelli contrari dell'opposizione.
Il 13 luglio scorso, infine, la deliberazione della II sezione penale della Corte di Cassazione che rende definitiva la condanna ad un anno e sei mesi per Cesare Previti, ed altri imputati, comminata in secondo grado. Questa sentenza stabilisce in modo definitivo che la sentenza del 14 gennaio del 1991 con cui la Corte di appello di Roma dava la maggioranza della Mondadori a Silvio Berlusconi era frutto di corruzione. [Corriere.it]

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01 agosto 2007

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