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Che cosa fare veramente se "punge" una medusa?

Ognuno con le sue teorie, ciascuno con metodi più o meno bizzarri ...

18 agosto 2011

E secondo voi, dopo la notizia sulle punture delle zanzare, poteva farvi mancare, anche quest'anno, un pezzo dedicato agli "incontri troppo ravvicinati" con le meduse? Ma certo che no!
Quest'anno però, invece che notizie piene di ipotesi, dicerie e metodi più o meno della nonna, riportiamo un articolo pubblicato nelle scorse settimane dal Corriere Salute nel quale a spigarci cosa fare quando si viene punti da una medusa è un medico, anzi, il responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera di Genova.

 
Che cosa fare se «punge» una medusa?
Incontrare una medusa in mare è facile. Ma non è raro imbattersi anche nel pesce ragno, o tracina, soprattutto nei litorali a fondo sabbioso. In genere questi incontri ravvicinati non creano grossi danni, ma possono comunque essere fastidiosi, soprattutto per i bambini. Ecco perché è utile sapere come comportarsi per alleviare le sofferenze e prevenire spiacevoli inconvenienti. «Le meduse non pungono e non mordono, ma provocano un’irritazione della pelle in seguito al contatto con i loro tentacoli - premette Paolo Cremonesi, responsabile del Pronto Soccorso dell’Ospedale Galliera di Genova -. Queste protuberanze sono rivestite da cellule capaci di iniettare nella preda un liquido urticante, di solito costituito da una miscela di alcune proteine con effetti paralizzanti, infiammatori e neurotossici».
Quali sintomi provoca il contatto con le meduse?
«Inizialmente un dolore "bruciante" per i frammenti di tentacolo lasciati sulla pelle. Subito dopo si sviluppa un’orticaria dolorosa simile a un’ustione, accompagnata da gonfiore, rossore, vescicole e bolle. Raramente, in soggetti particolarmente sensibili, il può verificarsi una reazione allergica grave con shock anafilattico. Il contatto a livello oculare può dare congiuntiviti, ulcerazioni della cornea e gonfiore delle palpebre».
Che cosa succede invece se punge una tracina?
«Sulla sua pinna dorsale ci sono aculei (spine) che rilasciano un veleno che determina un dolore molto forte, acuto che insorge quasi subito dopo la puntura e, senza cure, dura alcune ore. Inoltre dopo la puntura la parte interessata (in genere i piedi camminando in acqua e le mani in caso di pesca) comincia a gonfiarsi. A dolore e gonfiore, possono aggiungersi formicolio e riduzione della motilità dell’arto interessato e disturbi della sensibilità cutanea della zona prossima alla puntura».
Che cosa si deve fare?

«Nel caso della medusa lavare subito e ripetutamente con acqua di mare l’area interessata e asportare con delicatezza i residui di tentacolo. Il trattamento dipende dall’estensione e dalla sede della lesione. In generale, dopo un accurato lavaggio, se l’estensione è significativa e riguarda zone esposte alla luce è bene rivolgersi al medico. Potrebbe essere prescritto un anestetico locale ed eventualmente cortisonici e/o antistaminici (in pomata con copertura della lesione con garza sterile e non esposizione al sole), il trattamento antitetanico (il rischio tetano c’è per ogni tipo di contatto con animali) e un antibiotico per ridurre il rischio d’infezione. È però importante che la decisione sia sempre di un medico. Nel caso della tracina, se la puntura interessa la mano bisogna togliere subito gli anelli (la mano si gonfia) e asportare eventuali parti delle spine dorsali. Poiché il veleno di questo pesce è inattivato dal calore giova mettere subito la parte in un contenitore d’acqua calda al limite della tollerabilità per circa 30-60 minuti. Poi consultare il medico per valutare l’opportunità di una profilassi antitetanica o di un trattamento con cortisone e/o con antibiotici orali». [Articolo di Antonella Sparvoli, Corriere Salute.it]

Non odiate le meduse però... - Fastidiose quanto volete, incubo delle vacanze al mare, ma utili, anzi, indispensabili come ogni altro essere vivente. La riabilitazione delle meduse è arrivata da uno studio dell'Università canadese di Victoria, pubblicato un paio di anni fa sulla rivista Nature, in cui si spiega che creature marine come le meduse e il krill (che comprende piccoli invertebrati) hanno un ruolo fondamentale nel mescolare le acque, proprio come fanno correnti e maree.
Il movimento del mare ha molte implicazioni e una grande importanza. Se non ci fosse interscambio tra l'alto e il basso, alle acque in superficie verrebbero a mancare importanti elementi nutritivi, mentre quelle sul fondo non sarebbero ossigenate. A un livello più generale, il rimescolamento delle acque garantisce la circolazione oceanica, che ha un impatto sul clima terrestre.
Insomma, non uccidete le meduse e non odiatele, perché il clima dipende anche da loro.
Così come altre piccole creature, sono infatti in grado, mentre si muovono, di pompare acqua. Non è lo stesso movimento che fa una balena che sbatte la coda, o uno squalo che si avventa rapido su una preda, è un'azione più continua e compiuta da molti piccoli organismi tutti insieme, capace di avere lo stesso effetto di una marea o del vento, secondo gli autori dello studio. "Mentre nuotano, le meduse spingono via l'acqua e creano un'area di pressione maggiore di fronte a loro - spiega Kakani Katija, uno degli autori della ricerca - mentre l'area dietro di loro diventa di bassa pressione. In questo modo l'acqua scorre velocemente dietro l'animale per riempire la zona di bassa pressione, con il risultato che c'è uno scambio costante". "Il meccanismo è affascinante - dice il fisico oceanologo Eric Kunze, dell'Università di Victoria, che non ha partecipato allo studio ed è un po' scettico - ma ci vogliono più dati per capire quanto sia determinante per la qualità delle acque".
In passato altre ricerche avevano già dimostrato l'importanza di grandi concentrazioni di piccoli animali come il krill nello spingere i nutrienti dell'acqua in superficie con il loro movimento, ma gli scettici obiettarono che in generale il loro impatto non era determinante. Alla base dell'intuizione dei ricercatori una sorta di rivoluzione copernicana, un cambiamento di prospettiva che li ha portati alla scoperta. "Abbiamo studiato per anni il modo in cui l'oceano, con le sue correnti, temperature e chimica, influisce sulla vita degli animali - spiega John Dabiri, che è professore di aeronautica e bioingegneria - adesso vogliamo vedere anche il procedimento inverso e cioè come gli animali stessi, con il nuoto, possono influire sul movimento dell'oceano". In fin dei conti, argomentano, ogni giorno miliardi di piccoli krill e meduse si spostano per centinaia di metri dal fondo degli oceani verso la superficie, dove si alimentano. "Ci sono abbastanza animali di questo tipo nell'oceano da generare trilioni di watt di energia, di sicuro paragonabili a quelli generati dal vento e dalle maree". E se si parla di energia allora salvaguardiamo ancor di più le meduse: chissà che un giorno, come vento e maree, non ci aiutino anche a produrre watt puliti. [Repubblica.it]

 

 

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18 agosto 2011
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