Chi lo sa?

Jacques Rivette riporta nuovamente il mondo del teatro sul set cinematografico

31 maggio 2002


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Chi lo sa?
di Jacques Rivette




Da sempre familiare con il mondo del teatro (L'Amour fou), Jacques Rivette lo riporta nuovamente sul set cinematografico, seguendo le vicende di una piccola compagnia teatrale italiana, in trasferta a Parigi per alcune rappresentazioni di 'Come tu mi vuoi' di Pirandello.

Il regista e primo attore (Sergio Castellitto) è fidanzato con la prima attrice (Jeanne Balibar), unica francese della compagnia. Entrambi hanno un segreto desiderio. Lei vuole rincontrare il suo ex: Pierre, un professore di filosofia.

Lui spera di 'scoprire' un misterioso manoscritto del Goldoni negli scaffali polverosi di una biblioteca parigina. Lo assiste una affascinante studentessa: Do, la quale invece del manoscritto lo aiuterà a rubarle il cuore. Il fratellastro di Do intanto ruba un prezioso anello alla moglie di Pierre...

Sei personaggi in cerca d'autore, in una deliziosa, romantica e originalissima 'messa in scena' realizzata da uno dei padri fondatori della nouvelle Vague.  
  
Distribuzione: Mikado
Durata: 154'
Regia: Jacques Rivette
Con: Jeanne Balibar, Sergio Castelitto, Marianne Basler
Genere: Commedia 
 
La critica
di Roberto Nepoti 
 
Sembra di essere tornati ai tempi della Nouvelle Vague con Chi lo sa? di Jacques Rivette, che dell' indimenticabile "ondata" cinematografica francese anni '60 fu uno dei padri fondatori. E' una bella sensazione: anche se ha abbondantemente superato la settantina, Rivette conserva (come i suoi coetanei Alain Resnais e Eric Rohmer) una capacità di rappresentare il gioco dei sentimenti e dell'erotismo che molti registi giovani avrebbero ragione di invidiargli; e vi aggiunge quel senso dell' inquadratura giusta e del montaggio musicale che fanno di un film - apparentemente - frivolo un piccolo capolavoro.

La compagnia italiana di Ugo (Sergio Castellitto) rappresenta il pirandelliano "Come tu mi vuoi" in un teatro parigino. Sentimentalmente legata al regista, la primattrice Camille (Jeanne Balibar) è a Parigi anche per rivedere il suo amore di un tempo, il filosofo Pierre, che ha lasciato pur amandolo ancora: sospetta che il rapporto con lui non sia ancora chiuso per davvero e, malgrado Pierre abbia una nuova compagna, capisce di avere ragione. Ma anche il suo partner di scena e di letto conduce una vita parallela: alla ricerca di un manoscritto inedito di Carlo Goldoni, intitolato "Il destino veneziano" e che potrebbe essere un apocrifo, l'uomo incontra la giovane e affascinante Dominique, detta Do.

Il cui fratellastro, Arthur, cerca di sedurre prima la nuova fidanzata di Pierre, poi la vecchia, ossia Camille. S' innesca una (corsivo) ronde di amori tra lo spazio convenzionale del teatro e quello, altrettanto "rappresentato", della realtà. Se il tema non è nuovo (dove comincia la vita? dove finisce il teatro?, come nel classico "La carrozza d'oro" di Renoir, cui il film di Rivette tributa un evidente omaggio), lo svolgimento è irresistibile quanto può esserlo un sapiente gioco sull'amore e il caso che sembra riportarti a un'età cinematografica più vitale e ottimista. A fare di Camille un'eroina, sospesa tra la realtà e la finzione, è proprio l'esitazione intorno ai suoi amori, l'indecisione che la porta a traversare la vita come se danzasse, pronta a tornare - all' occasione - sui propri passi. Il tenue confine tra la realtà e la rappresentazione giustifica i colpi di scena, a volte quasi ingenui ma sempre irresistibili, che costellano la storia; fino al vertiginoso crescendo dell'ultimo quarto d'ora, culminante in un bizzarro duello tra rivali in amore e in un epilogo festoso.

Fonte: Primissima/La Repubblica

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31 maggio 2002

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