Chi si allarma è un pollo!

La Commissione dell'Ue ha adottato tre provvedimenti per circoscrivere l'H5N1, ma è ancora tanta la paura e la confusione

21 ottobre 2005

L'ennesima riunione d'urgenza della Commissione dell'Unione europea, con all'ordine del giorno i provvedimenti da assumere per evitare l'espansione in Europa dell'influenza di polli, ha adottato tre decisioni, che non sanno però di azioni risolutorie. Forse coscienti di ciò i ministri, inoltre, hanno iniziato a discutere anche il tema dei brevetti dei farmaci che possono combattere il virus e la sua eventuale mutazione che potrebbe colpire l'umanità.

La prima delle decisioni adottate per evitare che il virus H5N1 continui ha spostarsi di nazione in nazione (e si intendono solo le nazioni europee) è la ''sospensione dell'importazione di pollame e piume dalla Russia, con la sola eccezione di Kaliningrad e alcune regioni confinanti con la Finlandia, in seguito alla conferma di un focolaio di H5N1 nella regione di Tula, a sud di Mosca''. Provvedimento che avrà la durata di sei mesi. Nessun bando invece per uova e prodotti avicoli in quanto tra i Paesi dell'Unione europea e la Russia non esiste questo tipo di commercio. Una misura questa che è stata appoggiata dagli esperti veterinari dei 25 riuniti ieri nel Comitato per la catena alimentare, che ha concordato anche su nuove misure di prevenzione nelle aree a rischio e negli zoo.

La seconda e la terza decisione, infatti, verte verso l'attenzione nei confronti di tutti i volatili sani presenti nei 25 Paesi ma che possono contrarre la malattia. Da oggi, quindi, scatta il divieto in tutto il territorio Ue la raccolta di uccelli in mercati, mostre, esibizioni ed eventi culturali, se non espressamente ''autorizzati dalle autorità degli Stati membri sulla base di una positiva valutazione dei rischi''. La misura si aggiunge alla decisione concordata la scorsa settimana di tenere chiuso il pollame nelle zone a particolare rischio di infezione, allo scopo di evitare contatti con gli uccelli selvatici.
Inoltre, gli esperti hanno appoggiato la richiesta di inviare a Bruxelles entro il 30 novembre informazioni sull'applicazione delle misure addizionali per la protezione degli uccelli tenuti negli zoo, incluso le vaccinazioni. Gli Stati dovranno presentare i programmi di vaccinazione degli uccelli e tutti gli uccelli vaccinati dovranno essere identificati e registrati. Il commercio di questi animali sarà proibito con poche eccezioni autorizzate in modo specifico.

A parte queste direttive, è chiaro che ancora oggi nei confronti dell'influenza aviaria sia la politica che la scienza europee non sanno bene che pesci pigliare.
Intanto, mentre l'allarme cresce, e nei Paesi orientali la gravità si acuisce, una specie di speranza arriva dall'Ungheria. Infatti a Budapest un prototipo di vaccino contro l'influenza aviaria, attualmente in fase di sviluppo, è già efficace sul pollame, e potrebbe esserlo anche sull'uomo.
''Il vaccino contro l'influenza aviaria sviluppato nei laboratori ungheresi è quasi sicuramente in grado di proteggere sia gli esseri umani sia gli animali dal virus H5N1 che provoca la malattia'', ha detto il ministro della Sanità di Budapest, Jenoe Racz.
La ricerca ungherese va distinta da quelle annunciate per la produzione di un vaccino in caso di pandemia, che si propongono di realizzare una difesa immunitaria a una variante umana, per ora non esistente, del virus dei polli. Gli ungheresi hanno scelto invece di ottenere un vaccino per l'uomo che difenda dall'attuale virus, impedendo così il ''primo passaggio'' da volatili a uomo. La possibilità di una protezione per l'uomo dall'attuale virus dei polli H5N1 sarebbe una misura preventiva determinante per evitare il passaggio all'uomo e quindi le mutazioni del ceppo che possano essere trasmesse poi da uomo a uomo.

In Italia, il decreto del ministro della Sanità Francesco Storace, con le misure per fronteggiare il rischio di una pandemia va al voto del Parlamento. La parte più importante riguarda lo stanziamento (50 milioni euro) per costituire una parte delle scorte di antivirali italiane. Di questi farmaci Storace parlerà oggi, al ritorno dal vertice dei ministri europei della Salute, con le aziende farmaceutiche. La previsione del ministero è che lo Stato ne acquisti per il 10% della popolazione e che le Regioni con fondi propri coprano un altro 10% per arrivare vicino alla quota di scorte raccomandata dalla Ue.
La scelta del ministero della Salute però, e questo fin dall'inizio, rimane comunque più orientata sul vaccino (che tuttavia nessuno può ancora produrre).
Dopo un incontro tra Storace e Farmindustria, si è allargato il numero di aziende dalle quali l'Italia otterrà la produzione del vaccino. ''Se dovesse esplodere la pandemia l'Italia - ha detto con soddisfazione Storace - , grazie a questi contratti, potrebbe avere in 90 giorni almeno per il primo ingente quantitativo di vaccini per il 60% della popolazione''. Il presidente di Farmindustria ha spiegato che i vaccini verranno prodotti in Italia: ''Abbiamo stabilimenti produttivi specifici e quindi utilizzeremo quelli. Se non saranno sufficienti ricorreremo a stabilimenti all'estero. Fortunatamente c'è una buona presenza di industrie che già producono vaccini nel nostro Paese''.

Una cosa però non si capisce, quali vaccini dovranno essere prodotti in Italia visto che attualmente non è possibile produrne nessuno per quanto riguarda la probabile pandemia? E poi, nel momento in cui l'H5N1 mutasse diventando un virus trasmissibile da uomo a uomo, e solo allora si potrebbe iniziare a studiare un vaccino ad hoc, come farebbe l'Italia a farlo in 90 giorni quando tutti gli studiosi sono concordi nell'individuare in 6 mesi il tempo minimo per la sperimentazione di un vaccino?
Secondo Farmindustria sul virus dei polli è necessaria una informazione ''corretta e ponderata per evitare allarmismi che non sono né giustificati né produttivi''. La scelta del vaccino, dice il presidente di Farmindustria ''è una risposta concreta, corretta e ponderata che evita anche di buttare via soldi in farmaci che non necessariamente saranno utili, mentre il vaccino è specifico ed assolutamente necessario''.
Comunque, come ha poi aggiunto Storace, ''La pandemia non sarà domani, ed è cosa ben diversa dall'influenza aviaria di cui sta parlando il mondo. Ma questo non significa che abbasseremo la guardia''. Storace ha poi reso noto che l'Italia ha prenotato il 12% della produzione mondiale di Tamiflu (il farmaco retrovirale della Roche ritenuto uno dei due che possono arginare per un certo tempo l'eventuale pandemia).

- ''Domande senza risposta'' di Cristiana Pulcinelli (l'Unità)

- ''Il sogno europeo ammalato di influenza'' di Mike Davis (il manifesto)

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21 ottobre 2005

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