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Chiesti 13 anni di carcere per Totò Cuffaro

Il Pg Patronaggio: "Tradimento ai danni dello Stato di una gravità inaudita"

30 maggio 2012

Il Procuratore generale Luigi Patronaggio ha chiesto la condanna a 13 anni di reclusione, in continuazione, dell'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro accusato di concorso in associazione mafiosa.
In primo grado il politico, che sconta una condanna definitiva a 7 anni per favoreggiamento aggravato alla mafia, era stato prosciolto con la formula de non doversi procedere per 'ne bis in idem'.
"Il tradimento di Cuffaro, uomo delle istituzioni, ai danni dello Stato è di una gravità inaudita. L'ex governatore non era uno sprovveduto e il suo apporto a Cosa nostra fu volontario e consapevole". Ha detto il pg in uno dei passi della requisitoria. "In primo grado - ha aggiunto - la procura ha chiesto 10 anni, ma visto che la giustizia non deve accanirsi e deve tenere conto dell'umanità della pena io chiedo 13 anni in continuazione con la precedente condanna".

Patronaggio ha tentato di smontare l'immagine ingenua di un "Cuffaro vasa-vasa" (bacia-bacia ndr), cioè amico di tutti, perché "quando baciava a volte baciava assassini", ha detto.
Secondo il magistrato, che ha criticato il proscioglimento per 'ne bis in idem', nel processo per concorso esterno sono emersi fatti nuovi che sarebbe stato ancor più facile provare "se ci fosse stato consentito di sentire il pentito Stefano Lo Verso". La corte d'appello ha, invece, bocciato l'istanza dell'accusa di ascoltare il nuovo collaboratore di giustizia che, secondo il magistrato, avrebbe riscontrato le dichiarazioni di altri pentiti come Francesco Campanella.
"Cuffaro - ha aggiunto il pg - ha divulgato notizie riservate per agevolare l'esistenza di Cosa nostra, per evitare la cattura di boss come Provenzano e Messina Denaro, per permettere alla cosca di Villabate di sottrarsi alle indagini". Patronaggio ha poi parlato di una rete creata da Cuffaro con entrature "a Roma, in procura e nei carabinieri".

Solo pochi giorni fa, all'inizio della requisitoria il Procuratore generale ha detto: Cuffaro "avvantaggiò il mandamento mafioso di Brancaccio, la famiglia mafiosa di Villabate e concretamente gli interessi di Cosa nostra e di Bernardo Provenzano nella sanità attraverso Michele Aiello".
Patronaggio, inoltre, lesse in aula una intercettazione ambientale, finora inedita, che risale all'8 ottobre del '98. Ad essere intercettato è il capo del mandamento di Caccamo, Giorgio Liberto, arrestato nel 2009 e ritenuto erede del boss Nino Giuffrè. Liberto avrebbe detto ai suoi interlocutori di non preoccuparsi più di tanto: "Non c'è problema c'è Cupparo". Secondo il magistrato si tratterebbe di Salvatore Cuffaro "ma il nome è stato trascritto male", motivo per cui quest'intercettazione non è emersa prima. Le parole del mafioso, per la pubblica accusa, starebbero a significare che già nel '98 Cuffaro era un punto di riferimento per Cosa Nostra.

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ign, Ansa, Lasiciliaweb.it, GdS.it, Corriere del Mezzogiorno]

- "Si deve procedere con la giusta severità" (Guidasicilia.it, 28/05/12)

 

 

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30 maggio 2012
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