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Chiesti undici anni per Marcello Dell'Utri

La Procura di Palermo ha chiesto due anni di carecere in più rispetto alla condanna avuta dal senatore in primo grado

16 aprile 2010

Il procuratore generale di Palermo Antonino Gatto ha chiesto la condanna a 11 anni di carcere per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Il politico è sotto processo davanti alla corte d'appello di Palermo per concorso in associazione mafiosa. In primo grado aveva avuto 9 anni.
Si è conclusa, dunque, con la richiesta di pena la lunga requisitoria del pg cominciata a settembre e interrotta a novembre per l'esame, a sorpresa, del pentito Gaspare Spatuzza. L'accusa ha chiesto, poi, a marzo, un nuovo stop della requisitoria per l'interrogatorio di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito, ma la corte ha respinto l'istanza dichiarando la testimonianza "non assolutamente necessaria".
Secondo il procuratore generale, il quadro accusatorio che ha portato alla condanna di Dell'Utri in primo grado si è aggravato in appello. "Nella rinnovazione dell'istruzione - ha detto il pg - sono comparse le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza che si integrano alla perfezione con le prove precedenti e tracciano un quadro preciso dei rapporti tra il senatore e i boss Graviano". "Inoltre - ha proseguito Gatto - in appello sono emersi ulteriori elementi che provano l'attitudine dell'imputato ad inquinare le prove". Gatto ha ricordato che a carico di pubblici ufficiali accusati di mafia sono state emesse condanne esemplari, valutazioni che rendono naturale un aggravamento della pena nei confronti di un politico che "per 30 anni ha tessuto rapporti con la mafia".

"Dall'istruzione dibattimentale rinnovata dalla Corte d'Appello sono emersi nuovi elementi di prova sulla propensione dell'imputato Dell'Utri a inquinare le prove". E' uno dei passaggi della requisitoria del sostituto procuratore generale di Palermo. Nella requisitoria, il Gatto ha ricordato, in particolare, l'accordo che, secondo il pentito Cosimo Cirfeta, oggi morto, sarebbe stato fatto nel '97 tra tre collaboratori "contro Dell'Utri e Berlusconi". Si tratta dei pentiti Francesco Di Carlo, Giuseppe Guglielmino e Francesco Onorato. Su questo episodio c'è in corso il processo d'Appello per calunnia a Palermo.
"Si sono appresi, grazie anche al collaboratore di giustizia Michele Oreste - ha detto Gatto - dei rapporti tra l'avvocato di Cirfeta, Alessandra De Filippis e Marcello Dell'Utri. Rapporti intrattenuti sia direttamente che con la mediazione di Renato Farina, oggi deputato dello stesso schieramento di Dell'Utri. La De Filippis aveva, in particolare, un interesse per la sistemazione di un suo praticante, Carlo Falcicchio. Quest'ultimo, su segnalazione di Dell'Utri, venne poi assunto come consulente al ministero della Giustizia, anche se lavorava, secondo Oreste, al Senato con Dell'Utri". Secondo Gatto "sarebbero stati anche dati dei soldi da Dell'Utri alla famiglia Cirfeta. Lo dice anche Oreste in dibattimento. E' emerso che il senatore si mettesse a disposizione su qualunque cosa Cirfeta avesse bisogno". Non solo. "Dalle intercettazioni - ha detto ancora il procuratore generale - è stato provato che la De Filippis concordò con Dell'Utri la linea di difesa al punto da concordare anche dichiarazioni spontanee. E' stato accertato anche che la De Filippis anticipò a Cirfeta somme di denaro da parte di Dell'Utri".

"L'avvocato Alessandra De Filippis voleva dei soldi dal senatore Dell'Utri perché aveva anticipato una somma per i funerali del figlio del collaboratore Cirfeta. Ma di fatto Dell'Utri questi soldi non glieli ha mai dati". Lo ha detto l'avvocato Giuseppe Di Peri, uno dei difensori di Dell'Utri, replicando a quanto detto poco prima dal pg. "Effettivamente la De Filippis chiese dei soldi a Dell'Utri - ha ribadito Di Peri - ma il senatore si è rifiutato. Il pg costruisce un'ipotesi accusatoria basandosi su fatti illeciti che non sono né illeciti né provati".
"Il procuratore generale ci ha aggiunto due anni di interessi. Forse perché dal primo verdetto sono passati 6 anni"
. Questo il commento di Marcello Dell'Utri. "Comunque - ha aggiunto - questa è la richiesta, ora aspettiamo la sentenza". Ai giornalisti che gli chiedevano se ritenesse che nei suoi confronti ci fosse una sorta di "fumus persecutionis" Dell'Utri ha risposto: "altro che fumus questo é un incendio". "Non ho seguito tutta la requisitoria. Sono andato a Porta Carbone, davanti al porto, a mangiare lo sfincione. Buonissimo" ha detto poi ai giornalisti, e a chi gli ha chiesto se la richiesta di pena gli avesse complicato la digestione l'imputato ha risposto: "Macché! L'ho già digerito".
Prima dell'udienza Dell'Utri ai cronisti aveva detto: "Sono entrato in politica e faccio il parlamentare solo per difendermi dai processi. Se non avessi problemi giudiziari non lo avrei mai fatto". "Questo significa - ha aggiunto - che qualora le accuse dovessero cadere sarei disposto a lasciare l'incarico parlamentare". "Faccio l'imputato da 15 anni, è diventato quasi uno stato dell'essere e sono stanco. Arriverà il momento in cui finirà tutto e mi chiederò 'ora che faccio?'. Mi sono insomma abituato a fare l'imputato, è diventata una cosa strutturale".

[Informazioni tratte da Adnkronos/Ing, Ansa]

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16 aprile 2010
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