Ciampi chiede la verità sul G8

Pubblichiamo un contributo di Massimo Giannini sull'intervento del Presidente a proposito dei fatti di Genova

01 agosto 2001

LA LEZIONE CHE VIENE DAL COLLE

LA VERITÀ non si concerta. Lo ha dovuto ricordare il presidente della Repubblica ai due Poli, prima impegnati a trasferire in Parlamento le logiche degli scontri di piazza, poi propensi a barattare il ritiro di una mozione di sfiducia con il via libera a una commissione d'indagine. L'intervento di Carlo Azeglio Ciampi sui fatti di Genova richiama maggioranza e opposizione al rispetto di due principi fondamentali della vita democratica: il principio di verità, il principio di responsabilità.

Nella tragica tre-giorni del G8, l'azione delle frange estreme della protesta antiglobalizzazione ha scatenato una guerriglia costata un morto, centinaia di feriti, miliardi di danni. La reazione delle forze dell'ordine è stata energica. In qualche caso eccessiva, al di là dell'opportuno e, forse, anche del lecito. Se le cose sono andate così, bisogna saperlo. Se c'è qualcuno che ha sbagliato, deve risponderne di fronte al paese. "Attendo che si faccia piena luce su quanto è accaduto, è ciò che vogliono tutti gli italiani", dice Ciampi con un tono che ricorda la puntigliosa passione civile di Sandro Pertini.

Il capo dello Stato, "silente ma non assente", ha scritto le sue parole di getto, domenica, nella tenuta di Castelporziano. Ciampi ha vissuto con angoscia quest'ultima settimana difficile, come tanta parte dell'opinione pubblica. Ha guardato telegiornali e speciali televisivi, immagini ufficiali e filmati amatoriali. Ha visto all'opera i Black bloc, che hanno aperto le ostilità con una ferocia inusitata contro le forze di polizia e contro gli otto Grandi, e hanno finito per far calare una tetra cortina di fumo e di violenza su un vertice che, per Ciampi, è e resta un grande successo soprattutto nelle politiche degli aiuti per i paesi poveri. Ha visto cadere Carlo Giuliani, colpito a morte, a vent'anni, da un suo coetaneo in divisa.

Un ragazzo che probabilmente ha premuto il grilletto sapendo che, in quella maledetta piazza Alimonda, in quel maledetto venerdì pomeriggio, anche lui si stava giocando la vita. Ha ascoltato le parole "nobili" del padre di Carlo. Ma poi ha visto anche altre immagini. Barelle, troppe barelle uscire dalla scuola Diaz. Anziane signore in lacrime, con bambini avvinghiati al collo dei genitori. Ragazzi inginocchiati, con le mani congiunte e le facce stravolte dalla paura e dal sangue, a pregare poliziotti in divisa con il manganello in mano. Ha letto le corrispondenze e i commenti dei giornali stranieri, che irridono o attaccano il nostro paese. Ha osservato il muro contro muro tra centrodestra e centrosinistra.

A quel punto ha capito che non poteva più tacere. La nota di Ciampi si inserisce nel solco già tracciato dai presidenti di Camera e Senato, con gli appelli al dialogo formulati sabato scorso. Il Quirinale si conferma attento ed equidistante. Il suo messaggio si conferma improntato al consueto profilo bipartisan. Ciampi dà atto al governo di aver gestito al meglio e con "un taglio nuovo" il G8, sul piano dei contenuti e dei risultati finali. Ma dà corda anche all'opposizione, che chiede un accertamento approfondito di tutti i fatti di violenza che hanno circondato e condizionato il vertice.

Il Colle non entra nel merito dello strumento tecnico che dovrebbe rendere possibile quell'accertamento. Con un comprensibile equilibrio istituzionale, Ciampi rimette la scelta al Parlamento sovrano. Ma nel farlo, ricorda due cose: la verità ha molte facce, ma per svelarle tutte va ricercata con convinzione e con serietà, senza tattiche dilatorie o strumenti falsi o di pura facciata. La seconda: accertare le responsabilità è un dovere verso l'opinione pubblica, ma anche verso l'Europa.

"Abbiamo più prestigio che in passato, ce lo siamo conquistato con anni di lavoro e di sacrifici, con una condotta lineare e leale... E grazie anche al consenso, nel momento delle scelte decisive, di tutte le maggiori forze politiche. Su questa strada dobbiamo continuare".
Con queste parole, Ciampi sembra chiedere ai poli uno spirito collaborativo e unitario, come quello che caratterizzò la missione italiana nei Balcani. Quasi come se i fatti di Genova fossero anche un tema di politica estera, oltre che una dolorosa pagina di ordine pubblico interno. Finora ha prevalso il braccio di ferro. I mattinali delle questure contro le accuse da dittatura cilena. Ora c'è una proposta di mediazione sostenuta dai moderati dei due schieramenti, per uscire dall'impasse. Si anticipa il voto sulla mozione di sfiducia a Scajola, così si sancisce che il ministro degli Interni ha il sostegno del Parlamento, dove come è noto il Polo ha la forza assoluta dei numeri. Subito dopo, si dà il via libera all'indagine parlamentare sulle violenze del G8. Sembra un compromesso sul quale anche Fini e Violante, sia pure con diverse sfumature, potrebbero alla fine essere pronti a cedere.

Sembra in effetti un buon punto d'incontro. Ridimensiona lo spirito inutilmente rissaiolo di certe frange della sinistra ulivista, ancora nostalgiche di vecchie e inutili battaglie parlamentari, più di testimonianza che di sostanza, fatte nel passato. Ma al tempo stesso sterilizza anche le inaccettabili scorciatoie assolutorie di certa destra "law and order", che troppo in fretta ha dismesso l'orbace e ha scoperto il doppiopetto. Ma per essere efficace, serve una commissione d'inchiesta vera e propria, così come la prevede la nostra Costituzione, e cioè con poteri propri dell'autorità giudiziaria, che consenta al Parlamento di indagare davvero, e a tutto campo, su quanto è accaduto a Genova. Indagare dunque tra le tute nere e le divise.

Questo chiede Ciampi. Questo esige l'opinione pubblica. La verità non si concerta.

Massimo Giannini La Repubblica

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01 agosto 2001

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