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Ciò che è stato non si ripeta mai più...

Oggi si celebra il Giorno della Memoria in ricordo delle vittime dell'Olocausto

27 gennaio 2010

Ciò che è stato non si ripeta mai più... Oggi è la Giorno della Memoria, che commemora le vittime dell'Olocausto. La ricorrenza è stata istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000 dal Parlamento italiano che ha in tal modo aderito alla proposta internazionale di dichiarare il 27 gennaio come giornata in commemorazione delle vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, dell'Olocausto e in onore di coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati.
Il 27 gennaio il ricordo della Shoah è celebrato anche da molte altre nazioni, tra cui la Germania e la Gran Bretagna, così come dall'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.
La scelta della data ricorda il 27 gennaio 1945 quando le truppe sovietiche dell'Armata Rossa, nel corso dell'offensiva in direzione di Berlino, arrivarono presso la città polacca di Oświęcim (nota con il nome tedesco di Auschwitz), scoprendo il suo tristemente famoso campo di concentramento e liberandone i pochi superstiti. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista. In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi, Chełmno, e Bełżec, ma questi campi detti più comunemente di "annientamento" erano vere e proprie fabbriche di morte dove i prigionieri e i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo pochi "sonderkommando". Tuttavia l'apertura dei cancelli ad Auschwitz, dove 10-15 giorni prima i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con se in una "marcia della morte" tutti i prigionieri abili, molti dei quali morirono durante la marcia stessa, mostrò al mondo non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento del lager (anche se è doveroso dire che due dei forni crematori situati in Birkenau I e II furono distrutti nell'autunno del 1944).
In Italia sono ufficialmente più di 400 le persone insignite dell'alta onorificenza dei Giusti tra le Nazioni per il loro impegno a favore degli ebrei perseguitati durante l'Olocausto.

Noi di Guidasicilia vogliamo RICORDARE e omaggiare questo Passato che, volenti o nolenti, appartiene a tutti noi, con una poesia intima e toccante che un nostro caro amico ha voluto donarci. Una poesia che non parla di campi di concentramenti né di ebrei, ma che ci aiuta a comprendere quanto la mostruosità nazifascita sia stata incubo reale per i nostri cari, e quanto questa sia stata vicina ad ammorbare anche la nostra Terra siciliana.

La mia Giornata della Memoria
Allo zio Giuseppe. A tutte le vittime del nazifascismo

La nonna è morta nel marzo del ‘54
Io allora ero un bambino di quattro anni
Quando spesso mi teneva in braccio o
Sulle sue ginocchia
Scorgevo lacrime colare dai suoi occhi
Lo dicevo alla mamma che rattristata
Mi guardava in silenzio
Senza dare risposta.

Col passare degli anni
(La nonna da anni era già morta)
Mi fu svelato il mistero di quelle lacrime.
La nonna che aveva già perso un figlio
Nella guerra del '15-'18
Stava ora in pena
Per il più giovane:
Giuseppe
Andato in guerra e dato per disperso
Dopo l’otto settembre del '43
Io che ero nato biondo
Rassomigliavo allo zio
Per questo quando mi abbracciava
La nonna poggiando la testa
piangeva sui miei riccioli

La mamma mi raccontò pure delle novene
Che alle anime sante la nonna faceva
Fuori l’uscio di casa
Poco dopo la mezzanotte
Per avere dal figlio segnali
Che ancora non fosse giunta
La sua ora

Una volta - mi raccontò mia madre -
si presentò nel quartiere
Un fantasma
Una apparizione orribile a vedersi
Un'anima vagante
Tutta imbrattata di sangue
il petto forato
Da una scarica di mitraglia
La mamma andata a rintanarsi in casa
Perse la voce spaventata
La nonna invece volle andare fino in fondo
decisa
E lo stesso mattino
Si recò da sola
Fuori paese
In aperta campagna
Alla chiesuola delle anime sante
E lì pregando
Apprese per intercessione degli angeli
E dei beati
Che il figlio ormai l’attendeva invano
Non seppe altro
Né quando né dove
Era successo il fatto
Chi l’avesse ammazzato
E dove avessero sepolto le sue ossa
Di soldato.

La nonna morì di crepacuore
Dopo aver covato per tanti anni
nell’anima il dolore
Noi nipoti dimenticammo presto quella brutta storia
Ma la mamma ogni tanto ricordava
Le pene
Gli affanni
Di una donna provata
Già avanti negli anni
Con il cuore altrove
Sempre inquieto
Per il figlio Giuseppe
Che a casa non fece mai ritorno

Noi ragazzi
Gioventù incosciente
Presi dal vortice della vita
Dimenticammo quel triste dramma di famiglia
Ma un giorno giunse una lettera del ministero
(Era il 23 febbraio del ’65)
Che confermava la morte dello zio
Ritenuto disperso per più di 20 anni
In realtà dai nazisti fucilato
Il 18 settembre del '43
A Coritza in Albania
Per rappresaglia
Non dimenticherò mai lo strazio della mamma ai funerali
In chiesa gridava:
Assassini, assassini
A quelle grida
Il mio cuore diventava piccolo piccolo
E pur’io scoppiai a piangere
Aggrappandomi stretto al dolore di mia madre
Che sgorgava forte
Dal cuore delle viscere.
Dritto dall’anima.

Oggi le ossa dello zio Giuseppe
Riposano tristemente in pace
Nella cappella di famiglia
Accanto alla nonna
Che in vita
Tanto l’aveva atteso
Tanto l’aveva amato.
Ma pur oggi resta in me il rimpianto
Di una vita falciata
nello splendore dell’erba
A solo 23 anni.

Autore: Piero Montana

 

 

 

 

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27 gennaio 2010
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