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Clandestinità? Solo un'aggravante

Berlusconi radrizza il tiro sul reato di immigrazione clandestina ma la Lega non ci sta

04 giugno 2008

"Non si può perseguire qualcuno per il fatto della permanenza irregolare arrivando a condannarlo con una pena".
Silvio Berlusconi all'indomani delle critiche espresse l'altro ieri da Onu e Vaticano (leggi), raddrizza il tiro e sulla norma contenuta nel pacchetto sicurezza.
La clandestinità, ha spiegato, "può essere considerata un'aggravante per chi commette reati previsti dal codice penale". Il premier si è detto quindi certo che "il Parlamento deciderà secondo coscienza e secondo buonsenso". Dall'Onu, ha tenuto poi a precisare il Cavaliere, "non è giunto alcun monito, ma una smentita circa un giudizio negativo su un provvedimento che è ancora in divenire".

Ma la marcia indietro del Cavaliere non è piaciuta alla Lega. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni si è detto "un po' sorpreso" per le dichiarazioni del presidente del Consiglio "perché l'aggravante c'è ed è già entrata in vigore perché è nel decreto legge, il reato di clandestinità è nel ddl che il Consiglio dei ministri ha approvato due settimane fa all'unanimità". Provvedimento, rileva Maroni "che porta come prima firma quella del presidente Berlusconi. La seconda è la mia". "Io non ho cambiato opinione su questo punto, ritengo utile inserirlo. L'Abbiamo mandato al Parlamento - ha aggiunto Maroni - dopo di che sono d'accordo con Berlusconi che il Parlamento è sovrano e potrà fare e decidere ciò che vuole. Ma io - ha concluso - rimango della mia opinione, dell'opinione del Consiglio dei ministri che all'unanimità ha votato il disegno di legge".
L'eurodeputato del Carroccio Mario Borghezio ha calcato ancora di più la mano: "Ritengo che questa posizione rischi di deludere i milioni di persone che hanno votato per la nostra coalizione e che devono continuare ad avere piena fiducia nella nostra coerenza". "Rinunciare all'impostazione data dal ministro Maroni e dall'intero governo, dietro ai tentativi di intimidazione che sono arrivati soprattutto dall'estero, sarebbe un cedimento molto difficile da far comprendere ai nostri elettori - ha avvertito - i quali non sono razzisti e xenofobi, ma hanno le idee molto chiare su quale sia la causa maggiore dell'insicurezza nelle nostre città e nei nostri Paesi".
Sempre per la Lega il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli difende l'istituzione del reato di immigrazione clandestina che, ha sottolineato, "non è certo finalizzata a mettere in galera tutti coloro che lo dovessero commettere" ma quello di "trovare uno strumento adeguato che ne consenta l'allontanamento in tempi certi e rapidi" dal territorio nazionale.

Soddisfatto per l'inversione di rotta del presidente del Consiglio, invece, il leader del Pd e premier ombra Walter Veltroni. "Berlusconi - ha detto - con le sue parole cancella il reato di immigrazione clandestina. Da' ragione così a quanto ha detto l'opposizione, e alle altre voci critiche che si erano levate, e contemporaneamente dà torto a quanti nella sua maggioranza si erano intestarditi in questa formulazione".
Soddisfatto anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini che ribadendo che "il reato di immigrazione clandestina è solo uno slogan", si dice "lieto che il presidente Berlusconi prenda atto di questa realtà ed esprima oggi un convincimento nuovo che, credo, sia frutto anche del lavoro serio fatto da un'opposzione che non vuole stare sull'Aventino".
Intanto dal Vaticano, dopo l'intervento dell'altro ieri, il Segretario del Pontifico consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, mons. Marchetto, è tornato a ribadire in un intervento pubblicato oggi sull'Osservatore romano, il 'no' della Santa Sede all'equivalenza fra immigrato irregolare e criminale (leggi). "E' da rifiutare senza tentennamenti - scrive mons. Marchetto - l'equivalenza che alcuni fanno tra immigrato irregolare e criminale, anche se, ovviamente, chi si trasferisce in un Paese deve osservarne le regole sociali e giuridiche, ed essere considerato responsabile, come tutti, per il male che commette". "I governi - aggiunge Marchetto - devono tener conto del bene comune della loro Nazione, ma nel contesto del bene comune universale, cioè di tutta l'umanità. Il Papa stesso moltiplica gli appelli per il rispetto dei diritti dei migranti e delle loro famiglie".

Fonte: Adnkronos

- "Equivoco, gli accordi sono chiari" (Repubblica.it, 04/06/08)

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04 giugno 2008
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